Al «piano casa» del governo, Martini risponde con il «piano casa» della Regione. Dopo una settimana di polemiche, anticipazioni, testo e articoli del decreto legge ritoccati, dichiarazioni sul rischio di incostuzionalità e sulla volontà della Regione di non recepire le norme che Berlusconi intende varare, oggi il presidente Claudio Martini presenterà le proposte della Toscana. Non solo il «no» al decreto e ai suoi contenuti, ma idee e norme da poter attuare per rilanciare economia ed edilizia, senza quella che Martini (e Palazzo Vecchio) considera una deregulation che lede anche le prerogative degli enti locali. Non solo «no», ma un «perché no». Il presidente della Regione Claudio Martini e l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti hanno spiegato che il decreto è incostituzionale, vanifica il governo del territorio e rischia di ferire gravemente l'ambiente. Dunque, è scarsamente applicabile nel concreto, e oggi spiegheranno nel dettaglio cosa la Toscana intende fare. La «fretta» della Regione nel contrastare il governo ha una spiegazione. Il decreto entra in vigore subito dopo la sua pubblicazione, su tutto il territorio nazionale, «salvo l'emanazione di leggi regionali». Risultato, per evitare una corsa alla Dia (il diritto agli ampliamenti matura contestualmente alla pubblicazione del testo governativo) e alla costruzione che è possibile dal 30esimo giorno dalla presentazione della Dia stessa, la Regione deve approvare una legge anti- decreto il prima possibile. Il rischio è quello di una confusione normativa, di ricorsi di cittadini che ritenessero leso un loro diritto o che vedessero l'ampliamento di case o capannoni bloccato dopo l'inizio dei lavori. Quindi l'obiettivo della Regione è fare presto. Fare presto, magari con una leggina ad hoc di pochi articoli, perchè la soluzione del problema della (eventuale) incostituzionalità richiede tempi lunghi, mentre il decreto entrerà in vigore subito. La Regione Toscana, ma anche Umbria ed Emilia, punta comunque sulla incostuzionalità del testo e dello strumento del decreto. Palazzo Strozzi Sacrati si fa forte anche del precedente della legge toscana che bloccò il condono edilizio varato dal governo Berlusconi nel 2004, legge considerata valida dalla Corte Costituzionale cui si appellò l'esecutivo per farla cancellare. Solo oggi Martini spiegherà cosa la Regione ritiene utile e fattibile, ma i punti di contatto col governo non sembrano molti. Il primo è la necessità di snellire e semplificare le procedure: la Toscana ha già la super-Dia e il Pd appoggia l'idea dell'autocertificazione di un professionista per l'avvio dei lavori. Il secondo è l'opportunità di demolire e ricostruire con incrementi fino al 35 dei volumi edifici vecchi di venti anni: l'opportunità è considerata interessante, soprattutto se legata all'ecoefficienza, e in parte è già prevista dal testo unico regionale del 2005. Il terzo, la necessità di intervenire sulle case in affitto, argomento in parte eclissato dal «piano casa » ma che fa parte del dibattito su edilizia ed economia. Le distanze, ampliate dalle ultime versioni del decreto, restano enormi. Nessun accordo sul quadro di regole, tutele e programmazione, sulle «deroghe ovunque e comunque», sull'obbligo per i Comuni di adeguare i piani regolatori entro il 2011 inserendo le modifiche volute dal governo, sulla mancata chiarezza su dove si potranno costruire gli ampliamenti se non ci sarà spazio. Ma la divergenza maggiore è sui principi della Carta: la titolarità dell'esecutivo a fare leggi nel dettaglio in una materia come l'urbanistica che la Costituzione assegna anche alle Regioni. Sintetizzando Palazzo Strozzi Sacrati ritiene che i vulnus siano due: l'indebita appropriazione del governo di competenze degli enti locali e il varo di un «condono preventivo» con effetti devastanti. «Quello del governo non è un piano casa, perché non affronta il problema di chi non ha un alloggio, ma un provvedimento che mira in realtà ad un rilancio indiscriminato dell'attività edilizia, con rischi gravissimi per il territorio spiega la Regione, «presentando » la conferenza stampa di oggi E che, oltretutto, il governo ha predisposto senza tenere conto delle competenze regionali in materia».