Opere darte e documenti esposti nei luoghi legati alla dinastia che pose le basi del benessere romano Roma celebra Vespasiano, limperatore soldato fondatore della dinastia dei Flavi, che con i suoi successori, i figli Tito «delizia del genere umano» e Domiziano «spregiudicato nellesercizio del potere» - nei giudizi di Svetonio - resse le sorti dellimpero dal 69 al 96 dopo Cristo. Meno di trentanni, che hanno influito sulla storia di Roma come non avveniva dal tempo dAugusto con i successi militari, la riorganizzazione dello stato, il consolidamento dei vasti domini, laccesso al senato delle nuove élite provinciali, la fioritura delle arti e delle scienze, il rinnovamento urbanistico di Roma e di tanta parte dellimpero. Mentre con questi imperatori si ponevano così le basi di quel benessere che sarebbe stato poi assicurato al mondo romano sotto Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio e Settimio Severo, apparvero con essi anche i primi sintomi di cedimento dello stato e si aprì la strada alla crisi politica, economica e sociale che a partire dal terzo secolo avrebbe snervato la potenza di Roma. Nonostante la ripresa, tutta propagandistica, della concezione divina della Pace, ispirata allideologia augustea, si manifestarono durante il principato flavio la legittimazione di forme sempre più autoritarie e accentrate di un potere imperiale insofferente delle prerogative del Senato, lesasperante sfruttamento dei popoli assoggettati, efferate atrocità nelle province riottose, lingresso sulla scena politica di potenti comandanti delle legioni dislocate ai confini dellimpero. Quando prese il potere, Vespasiano era al comando delle operazioni nella guerra giudaica, la maggiore impresa militare sua e poi del figlio Tito. Si è conservato proprio per Vespasiano, e solo per questo imperatore, il testo della legge votata dal popolo per conferirgli quel potere autocratico che era stato dei suoi predecessori. È inciso su una tavola di bronzo dei Musei Capitolini, ora restaurata. Un grave limite allo sviluppo delleconomia, di cui pure con i Flavi si tentava il risanamento, fu leccessiva distrazione di risorse per favorire il finanziamento di grandiose opere pubbliche del tutto improduttive, come il Colosseo, ledificio più audace e dispendioso, e poi il tempio della Pace, la domus Flavia sul Palatino, il tempio del Divo Claudio, il tempio dei Flavi, lo stadio e lodeum nel Campo Marzio, la naumachia, e altre ancora, a cui si aggiunsero, specialmente con Domiziano, ingenti spese per spettacolari follie. Il proposito di costruire un anfiteatro stabile, adeguato alla dimensione della città, era stato coltivato e quindi abbandonato persino da Augusto. Erano espedienti, tutti questi, per sopperire alla mancanza di quel prestigio di cui aveva potuto godere la dinastia giulio-claudia grazie alla sua discendenza da Cesare e da Augusto; era il modo più facile per acquisire popolarità presso le masse urbane e per ottenere sostegno dai nuovi ceti plebei di estrazione municipale, in larga parte formati da quella folla di imprenditori, banchieri, affaristi e pubblicani da cui erano emersi gli stessi Flavi. Opere darte e documenti esposti nei luoghi di Roma ove più evidenti sono i segni di questa dinastia danno corpo alla mostra ideata da Filippo Coarelli, grande studioso di Roma antica, per illustrare lo stato delle conoscenze sugli aspetti della politica e della cultura detà flavia, alcuni dei quali hanno lasciato memoria indelebile. Basti pensare alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, intesa da Dante come punizione per la crocifissione di Cristo, e alla costruzione del Colosseo, finanziata con il bottino della guerra giudaica raffigurato sui rilievi dellarco di Tito. Limpresa costruttiva dellanfiteatro è efficacemente rappresentata con orgoglio sui bassorilievi dei Musei Vaticani provenienti dal sepolcro degli Haterii, i ricchi appaltatori di questa e di altre opere degli imperatori flavi. Scavi archeologici e studi eseguiti in anni recenti su monumenti di Roma, e in particolare nel Foro alle pendici del Campidoglio, sul Palatino nel Palazzo dei Cesari, nel Colosseo e soprattutto nellarea del Tempio della Pace, anchesso costruito con i proventi del sacco di Gerusalemme, hanno grandemente ampliato la conoscenza dellopera svolta dai Flavi per il rinnovamento edilizio di Roma dopo lincendio del 64 e dopo labbandono degli insani programmi costruttivi di Nerone. I monumenti di età flavia tuttora connotano poderosamente il paesaggio di Roma anche quando sono latenti, come lo stadio di Domiziano, ma riconoscibili nella forma della città moderna. In occasione dellesposizione hanno ritrovato la propria collocazione ideale due colossali teste marmoree di Vespasiano e di Tito, della cui provenienza si era persa memoria, ora presentate nella Curia, la sede del Senato romano nel Foro. La prima, confluita con le collezioni Farnese nel Museo di Napoli, era stata raccolta intorno alla metà del Cinquecento nellarea del tempio di Vespasiano alle pendici del Campidoglio verso il Foro: apparteneva alla statua di culto di questo imperatore, così identificata da Filippo Coarelli. Laltra testa, pure conservata a Napoli, è stata riconosciuta da Eugenio La Rocca in quella di Tito rinvenuta a Roma tra il 1872 e il 1873 overa il grandioso Templum Gentis Flaviae, nellarea poi occupata dalle Terme di Diocleziano. --------------------- La mostra "Divus Vespasianus. Il bimillenario dei Flavi", è curata da Filippo Coarelli in collaborazione con la stessa soprintendenza, con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bimillenario e con Electa. Resterà aperta al pubblico dal 27 marzo 2009 al 10 gennaio 2010. Racconta le gesta degli imperatori flavi: di Vespasiano (69-79), del primogenito Tito (79-81) e del figlio minore Domiziano (81-96). La mostra si articola in tre sedi: al Colosseo e, per la prima volta, alla Curia, nel Foro romano, accessibile al pubblico per questoccasione, e al Criptoportico "neroniano", sul Palatino. Nel mese di aprile, durante la settimana dei Beni Culturali, sinaugura unulteriore sezione sul Campidoglio, nei Musei Capitolini, a Palazzo Nuovo, sempre a cura di Filippo Coarelli e in collaborazione con la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma. A queste sedi espositive si aggiunge un percorso allinterno del Foro romano e del Palatino che, attraverso nuovi pannelli didattici, guida il visitatore alla scoperta dei monumenti flavi: dallArco di Tito alla Domus Flavia, dal Tempio del Divo Vespasiano al Tempio della Pace, solo per citarne alcuni. Al Colosseo invece, protagonista più che mai di questa mostra perché edificato da Vespasiano, inaugurato da Tito e terminato da Domiziano, presenta la musealizzazione di ritrovamenti relativi allanfiteatro. Allingresso e al II ordine del Colosseo verranno esposti in maniera permanente reperti prima non visibili al pubblico perché conservati nei sotterranei del monumento, e nuove, inedite scoperte. Il catalogo delle mostre è edito da Electa. Orari: Dal 27 marzo al 28 marzo: 8.30-17.30 (ultimo ingresso ore 16.30). Dal 29 marzo al 31 agosto: 8.30 - 19.15 (ultimo ingresso ore 18.15). Dal 1 settembre al 30 settembre: 8.30-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00). Dal 1 al 24 ottobre: 8.30 - 18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Dal 25 ottobre al 10 gennaio 2010: 8.30-16.30 (ultimo ingresso ore 15.30). Giorni di chiusura: 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre. Venerdì Santo chiusura anticipata alle 14 (ultimo ingresso ore 13.00). Non si effettua chiusura settimanale. La biglietteria chiude unora prima. Ingresso: Intero euro 12, ridotto euro 7,50. Informazioni e visite guidate Pierreci tel. 39.06.39967700. www.pierreci.it E possibile accedere direttamente al Colosseo tramite il tickprint, che si trova sempre dentro il sito pierreci.it, un vero e proprio biglietto a tutti gli effetti che è possibile stampare comodamente a casa o nel proprio ufficio, ed accedere con esso direttamente al tornello. Il sistema di acquisto on line prevede invece soltanto il ritiro del biglietto presso la cassa dei prenotati. E possibile lacquisto anche presso le altre biglietterie del Colosseo - biglietteria del Palatino e del Foro Romano ï evitando così il grande flusso, la coda che perennemente registra lingresso del monumento principale: il sistema informatizzato dei tornelli daccesso riconosce il biglietto. Non ci sono attese. Da segnalare un biglietto denominato "Archeologia card" che è valido sette giorni e permette laccesso diretto al Colosseo-Foro-Palatino, alle sedi del Museo nazionale romano (palazzo Massimo, palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi), alle terme di Caracalla, alla Villa dei Quintili, al mausoleo di Cecilia Metella. È acquistabile presso tutte le biglietterie dei siti archeologici.
la Repubblica
25 Marzo 2009
✓ Entità verificate
ROMA Roma celebra le glorie di Vespasiano, Tito e Domiziano
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Adriano La Regina
la Repubblica
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Bene culturale
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