Il cosiddetto «piano casa» del governo appare chiaramente ispirato alla più esasperata idea individualistica del fai da te, una moderna versione dei muri fatti «a s'afferra afferra». Oggi la legge, nel migliore dei casi, incrementa una miriade di interventi privatistici, disordinati e scollegati, privi di qualità e di senso estetico. Nel peggiore dei casi incoraggia il sopruso e il lavoro degli avvocati più che degli architetti. Si può immaginare quante saranno le superfetazioni sul terrazzo privato in dispetto al vicino. Per un intervento che può arrivare fino a 100 metri quadri, non c'è bisogno di alcuna concessione, ma solo di dichiarazione di inizio lavori. E se c'è sopruso è pronto un condono preventivo, consistente in sanzioni pecuniarie affatto drammatiche. Si può addirittura costruire perfino nei centri storici, anche se qui occorre chiedere il nulla osta alle Soprintendenze. Ma è difficile che le Soprintendenze, gravate come sono di mille pratiche, possano rispondere entro 30 giorni, dopo i quali scatta il silenzio-assenso e l'intervento si può fare anche di fronte alla cattedrale gotica. Ma la criticità peggiore che si può ascrivere alla piano del governo è l'opportunità perduta. Un piano di ristrutturazione-ricostruzione immobiliare deve essere fatto in base a un pensiero coordinato e coerente, con un'idea di città e una programmazione pubblica. L'dea di una città bene comune è però esattamente il contrario dell'esasperato individualismo del fai da te. Demolire dunque sì, ma programmato, controllato, energicamente e ambientalmente compatibile. Perché il consumo energetico immobiliare è ben il 40 di tutta l'energia consumata nel paese e ha necessità di essere riconvertito. E perché il settore dell'efficienza e della produzione di energia è il più innovativo del momento e ha enormi prospettive di crescita. Il premio di cubatura non può essere un regalo indiscriminato; deve essere un equo riconoscimento a chi investe in innovazione, seguendo precisi requisiti: risparmio ed efficienza energetica certificata, riconversione degli edifici da consumatori a produttori di energia, in grado di garantire almeno il 30 di fotovoltaico e il 50 di solare termico. Un percorso di sviluppo reale, questo sì, capace di incrementare non solo l'edilizia ma il vasto indotto delle nuove tecnologie che vanno dai materiali a bassa dispersione termica agli impianti di rinnovabili, dai nuovi sistemi climatizzanti a alle serre solari. La Provincia di Bolzano segue questo percorso da un paio d'anni, applicando una rigorosa certificazione energetica agli edifici e il 3,5 per cento (tre, virgola, cinque) di premialità in cubatura. Sarà un caso che la città di Bolzano ha il minor livello di disoccupazione d'Italia. La Regione Sardegna può cambiare la legge. Ne ha la facoltà giuridica, perché la Sardegna è dotata di Statuto speciale e ha competenza primaria in materia di urbanistica e pianificazione del territorio. Il decreto governativo non potrà trovare quindi applicazione automatica. Spetta alla Regione Autonoma legiferare. Ma sarà in grado di apportare modifiche sostanziali al decreto del cemento? La nuova Giunta Regionale sa che questo è il varco cruciale presso il quale molti osservatori l'aspettano, anche nazionali, anche stranieri. Per verificarne la portata della sua autonomia e la capacità di smentire sospetti (e attese) di Giunta del cemento. Segretario regionale Legambiente