ROMA. L'ha distribuita alle Regioni, su carta intestata della Presidenza del consiglio. Un documento ufficiale. Poi però, visto quello che accadeva, la tempesta che montava, ha disconosciuto la paternità: «La bozza circolata non è quella alla quale ho lavorato io». Berlusconi lo ha voluto specificare appena sceso dalla Frecciarossa e dopo aver parlato con i governatori regionali della Lombardia, Formigoni e dell'Emilia Romagna, Errani. «Decreto o disegno di legge - ha affermato - si fermerà alle case mono e bifamiliari e alle costruzioni da rifare». Il dietrofront di Berlusconi arriva dopo che il primo testo aveva rivelato tutti gli aspetti più critici del provvedimento. La bozza disconosciuta dal premier è quella spedita alle Regioni e sulla quale i governatori hanno fatto nelle ultime ore un pressing insistente. In particolare sull'articolo uno che prevedeva l'applicazione delle norme su tutto il territorio, scavalcando le competenze regionali. Un punto che ha fatto scattare anche la moral suasion del Quirinale per superare i pericoli di incostituzionalità. Per incentivare l'attività edilizia era consentito «l'ampliamento di unità immobiliari con nuovi volumi fino al 20 per cento in deroga alle norme urbanistiche vigenti o ai regolamenti comunali». L'aumento di cubatura può arrivare fino al 35 per cento nel caso di demolizione integrale e ricostruzione, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia. Tutto ciò secondo la bozza di decreto poteva essere fatto con una semplice dichiarazione di inizio attività agli uffici comunali sotto la semplice responsabilità del progettista. Le uniche limitazioni agli interventi riguardavano le aree con vincoli di inedificabilità, comprese quelle nelle zone A dei parchi nazionali e regionali, delle aree naturali e archeologiche. Un punto che ha scatenato le proteste degli ambientalisti. Secondo il Wwf sono solo due i parchi che hanno già delineato le zone A di riserva integrale e, grazie al decreto, i fenomeni di abusivismo potranno proliferare ancora meglio. Sempre secondo la bozza infatti, le modifiche saranno consentite per gli immobili abusivi che ancora non sono stati colpiti da ordinanza di demolizione. Molto criticate anche le regole riguardanti gli immobili soggetti a tutela delle Soprintendenze e i centri storici. Prevedono che queste debbano comunicare la denuncia di vincolo culturale entro 30 giorni ai Comuni, trascorsa la quale l'autorizzazione si ritiene concessa. Anche per i centri storici la Soprintendenza «può imporre entro 30 giorni dalla denuncia d'inizio di attività, modifiche costruttive riguardo al rispetto storico e architettonico». Si capisce che in così poco tempo, per come procede la burocrazia dei nostri uffici, divieti e domande respinte saranno pochissimi. L'ultima perla riguarda l'articolo sei che assegna ai Comuni l'obbligo di istituire l'elenco degli interventi effettuati. In pratica una semplice presa d'atto «per evitare - si legge - che mediante interventi successivi siano superati i limiti di ampliamento dei volumi».