Diana Toccafondi è diventata Soprintendente archivistico Ha diretto per dieci anni l'Archivio di Stato, ora è stata chiamata a ricoprire un importante incarico regionale PRATO. Ha lasciato l'Archivio di Stato, che ha diretto per più di 10 anni, ma non lascia la sua città. Diana Toccafondi, nuova Soprindentente archivistico per la Toscana, taglia corto: «Sono pratese e continuerò a vivere qui». Poco importa che fra le sue mani passino il mondo di ieri e di oggi o gli sms per la figlia, specializzata a Parigi e oggi in missione di studio in Irak. Prato è Prato, par d'intendere. Per il resto, via libera a un lavoro che la porterà in giro per la Toscana sulle tracce di documenti antichi, vecchi e recenti. Perché il compito della Soprintendenza, come spiega, è ben diverso da quello della direttrice d'un archivio. «Abbiamo un compito di vigilanza e di tutela sugli archivi esistenti e dobbiamo anche cercare quelli che non sono noti o che rischiano di andare dispersi - spiega - È un compito più rivolto ai privati che al pubblico. Pensiamo alle istituzioni culturali, alle industrie e a tutti coloro che di fatto sono in possesso di documenti importanti o interessanti, se non di un intero archivio, e in fondo non lo sanno». Sede principale delle operazioni sarà «via Ginori» a Firenze. Poco male. Anzi, il palazzo che ospita la Soprintendenza archivistica è bello e storico e far la pendolare non è poi un problema per chi devede tener sotto uno sguardo attento l'intera regione. Cambia il compito ma la musica, si potrebbe dire, è la stessa. «La situazione della quale avevo già parlato quale direttrice dell'Archivio di Stato è oggi ancora più grave - osserva in tutta onestà Diana Toccafondi - I tagli sui beni culturali sono terribili e sugli archivi, da sempre meno foraggiati, si riflettono in modo ancora più pesante. È un problema di soldi e di risorse umane. Il personale, anche capace, non manca. Ma è fatto da precari. E dire che il futuro, e non soltanto la conservazione del passato, ha bisogno degli archivi». Già, perché la dottoressa Toccafondi traccia le arcate d'un lungo ponte dal Medioevo a oggi. «Il modo di regolare i rapporti umani nacque allora grazie a consuetudini che traevano spunto dal diritto romano e dal diritto barbarico e che, una volta tradotte in documenti per attestare un patto o una situazione, divennero diritto a loro volta». E oggi? In tempi di globalizzazione (e crisi globale) la necessità è quella di allora. C'è da trovare il modo di dialogare e regolare rapporti che investono persone d'origine diversa, modi di pensare e d'agire radicati nei secoli e nelle tradizioni di popoli che stanno dando origine - ne sappiamo qualcosa a Prato - a una società diversa. Non solo. La crisi stessa, con regole finanziarie da ridefinire, rivela che il mondo dovrà pur sempre basarsi su patti chiari. Ed ecco che gli archivi «sono importanti, importantissimi per raccogliere gli stessi e più recenti documenti». Compresi i documenti veri e propri delle persone, dalle carte d'identità alle foto di famiglia. «La storia dei migranti di oggi potrà essere ricostruita solo sugli archivi», l'identità di chi avrà saputo dare vita a un mondo diverso potrà comunque rimanere come un valore di fondo personale e non solo. A patto che gli archivi funzionino. «Ho sempre creduto molto e ci credo ancora di più oggi agli archivi civili, al loro valore», riprende Diana Toccafondi. E l'eredità che lascia? «Arrivai 11 anni fa e tutto andava rifatto o fatto, compreso il restauro della sede - conclude - Ce l'abbiamo fatta, riuscendo anche ad aprire l'Archivio di Stato al pubblico durante gli stessi lavori. Ora c'è una nuova direttrice. Penso che saprà lavorare bene e portare qualche idea nuova». Fabio Barni
PRATO - Tagli terribili sui beni culturali
Diana Toccafondi è stata nominata Soprintendente archivistico della Toscana. Ha lasciato l'Archivio di Stato, dove ha lavorato per 10 anni, e non lascerà la sua città. La sua nuova posizione la porterà a lavorare in giro per la regione, cercando documenti antichi e recenti. La Soprintendenza archivistica ha un compito di vigilanza e tutela sugli archivi esistenti e cerca quelli che non sono noti o che rischiano di andare dispersi. La situazione della quale aveva già parlato come direttrice dell'Archivio di Stato è ancora più grave, con tagli sui beni culturali e personale precario.
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