Il presidente della Toscana ha smontato articolo per articolo il testo del decreto Dure critiche anche da Legambiente: un invito al cemento illegale Testo del decreto alla mano, Claudio Martini ha smontato articolo per articolo il piano del governo, soprattutto per quel che concerne le deroghe alle disposizioni vigenti o ai cambi di destinazione d'uso, in particolare per gli annessi agricoli. A preoccupare il governatore anche le aree di pregio, dove le sovrintendenze devono dare il loro parere entro 30 giorni, altrimenti vale il silenzio assenso. E nei centri storici le sovrintendenze hanno solo poteri di indicazione estetica. «Si rischia - ha sottolineato - un danno anche per l'immagine del nostro territorio». Martini ha anche spiegato che «tante delle cose previste dal decreto si possono già fare, anche in Toscana. Per esempio con una semplice Dia si possono realizzare interventi di ristrutturazione edilizia, interventi di restauro conservativo, manutenzione straordinaria e ordinaria. La Dia, quindi, non è un'invenzione di questo decreto e in Toscana in media viene usata 50mila volte l'anno». Sul piano casa del governo interviene anche Legambiente, secondo cui tutto si riduce a «dodici mesi di condono preventivo in barba a qualsiasi regola; il territorio in mano ai cementificatori e nessuna possibilità d'intervento per i Comuni che possono solo assistere allo scempio». Legambiente ha spiegato i cinque motivi principali per respingere il piano: «1) E' un invito al cemento illegale. 2) Dà il via libera agli scempi nelle aree tutelate. 3) Non chiamatelo piano casa! Smettiamola di giocare con le parole: questo provvedimento è tutto fuorché una risposta all'emergenza abitativa. 4) C'è la presa in giro dell'efficienza energetica. L'ampliamento del venti o quaranta per cento non è legato ad alcun obiettivo energetico. 5) La deregulation rende più invivibili le nostre città».