Si chiama Centro intermodale e il governo vuole costruirlo nella Sabina, a nord di Roma Gomma e ferro L'opera sarà lo snodo per deviare sui binari il traffico di camion. Previsto il passaggio di 700 Tir al giorno, con conseguenze devastanti per l'ambiente FIANO ROMANO (ROMA) Metti insieme un'oasi naturale sul Tevere, così ricca di vegetazione, pesci e uccelli acquatici da essere sito di interesse comunitario, campi coltivati a mais e frumento, greggi al pascolo, una valle dominata dagli ulivi e piccoli paesini, in cui ancora oggi gli abitanti lasciano aperta la porta di casa e tutti si conoscono. Siamo a pochi chilometri a nord est di Roma, lungo la via Salaria, tra Passo Corese e Stimigliano, in Sabina. Per arrivarci dalla capitale bastano i 20 chilometri di A1 che portano al casello di Ponzano-Soratte - un'uscita, raccontano i sabini, sorta improvvisamente due, tre anni fa, in cui non passano più di sette mezzi l'ora - ma una volta lì sembra di vivere in un'altra dimensione, lontana dalla frenesia metropolitana. E' proprio qui che la legge obiettivo sulle grandi opere colloca il Centro intermodale Tevere. Un interporto a nord di Roma per lo scambio gomma-ferro nel trasporto di merci. Senza sentire il parere di abitanti ed enti locali, il governo ha deciso che il centro sorgerà tra Ponzano e Stimigliano, sostituirà lo Scalo S. Lorenzo e collegherà la capitale ad analoghi poli a Milano e Napoli, una volta realizzati. Allora tra le tre città le merci viaggeranno per ferrovia, passando ai camion per entrare nelle metropoli. Per realizzare l'opera ci vorranno in tutto 35 mesi di lavori e 65 milioni di euro. Saranno invece 2,4 milioni l'anno le tonnellate di merci che, secondo le stime, passeranno per il centro nel 2015. Un equilibrio precario L'opera ha il pregio di cercare un riequilibrio tra asfalto e ferrovia. In Italia, infatti, solo il 30 delle merci viaggia su treno, mentre tutto il resto su autocarri, dando un pesante contributo sia all'inquinamento che al traffico. Ma ha due grandi nei. Il governo l'ha progettata senza consultare provincia e comuni coinvolti, e sorge su un territorio dove le principali attività sono turismo ambientale, agricoltura e produzione casearia. Così, dopo i casi dell'autostrada Cecina- Civitavecchia e del ponte sullo Stretto, si allunga ancora l'elenco delle grandi opere progettate senza il parere degli enti locali interessati. «Incentivare il trasporto su ferro va bene- spiega la senatrice verde Loredana De Petris - contestiamo però il metodo usato per progettare l'opera. E poi, perché spendere milioni di euro per costruire un centro intermodale in Sabina, quando ad Orte, a pochi chilometri di distanza, dove arrivano sia l'autostrada sia la ferrovia, sono già iniziati i lavori per una struttura analoga?». Contestazioni arrivano anche dal sindaco di Poggio Mirteto, comune destinato in un primo momento ad ospitare lo snodo ferroviario. «Nessuno, neanche il Cipe, ha chiesto il nostro parere», racconta il sindaco Giuseppe Rinaldi. «Ho appreso dell'opera, non prevista dalla provincia di Rieti, dalla Gazzetta ufficiale, altro che federalismo... ». La sede finale dell'interporto è una stazione intermedia tra Gavignano Sabino e Stimigliano, ma neanche questi comuni sono stati interpellati. La stessa regione Lazio sembra avere un'idea di sviluppo alternativo per la valle del Tevere: ha da poco rifinanziato con 2,4 milioni di euro il progetto «Va. Te.» per valorizzare il Tevere, estendere il servizio di navetta turistica e riqualificare i centri storici della valle. Per il governo, invece, nella valle va realizzato l'interporto, 3 chilometri di lunghezza e 150 metri di larghezza per un totale di 25 ettari. Una struttura divisa in tre aree: una per i magazzini, un fascio di otto binari dedicato a caricoscarico tir, «autostrada viaggiante», parcheggi e palazzina dipendenti, infine, un fascio di 14 binari (poi se ne aggiungeranno altri 10) per gli arrivi e le partenze dei treni. Lo scalo sarà collegato alla linea storica Roma-Orte, grazie alla quale si raggiungerà la direttissima Roma-Firenze. Inoltre, per non interferire con il traffico dei pendolari, sarà realizzato un binario parallelo alla linea storica, raccordato alla direttissima. Rischi per la valle Secondo il progetto delle Fs, i tir provenienti dall'autostrada A1 usciranno al casello di «Ponzano-Soratte» e si dirigeranno al centro sulla nuova strada che in 4 chilometri circa collegherà il casello allo scalo merci. Invece per Legambiente e comitato Sabina nostra - associazione culturale che pubblica su internet la documentazione ufficiale sull'opera ( http:sabinanostra.blog.tiscali.it) - i Tir, 700 al giorno circa, arriveranno dal centro logistico di Fara Sabina, 24 chilometri a sud di Gavigliano, usando la provinciale e intasando la valle. «Fare l'interporto qui - spiega Ilario Piagnarelli, del comitato Sabina nostra - è una scelta economica sbagliata: per funzionare un centro intermodale deve avere deposito e centro logistico vicini. Oltre tutto Roma non produce nulla e il centro sarebbe solo un punto di ricezione». L'impatto ambientale sarebbe pesante. Inquinamento e agricoltura L'opera verrebbe costruita nella pianura alluvionale della Grande ansa del Tevere, soggetta a inedificabilità assoluta. Ad appena 7 chilometri c'è la riserva Tevere-Farfa, sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale che raccoglierebbe l'inquinamento prodotto dal centro. Anche se sono previsti depuratori, vasche di sedimentazione e disoleazione per raccogliere le acque piovane che dilavano i piazzali dal «fall out» (oli, usura pneumatici, freni, sostanze usate per il manto autostradale, acque reflue di lavaggio mezzi), gli scarichi dell'impianto finiranno nel fiume. Il progetto stesso parla di «alterazione dei bacini naturali» e «vulnerabilità elevata in corrispondenza delle fasce di pertinenza fluviale». Come se non bastasse l'interporto viola sia la fascia di rispetto dei corsi d'acqua (150 metri), sia il limite di esondabilità del fiume, definito dall'Autorità di Bacino. Le ripercussioni si faranno sentire anche sull'agricoltura. I campi a ridosso del Centro o delle strade di accesso, subiranno inquinamento da particolato, cadmio, piombo, ossidi di zolfo e monossido di carbonio: significa dire addio alle coltivazioni biologiche e forse anche al marchio dop dell'olio sabino.