Frassoni e Fava organizzano il voto del parlamento europeo per evitare lo scempio. Ultime manovre intorno al Ponte, vanto del governo. Oggi il bando, tra sette giorni il voto del parlamento europeo Oggi la Gazzetta ufficiale pubblicherà il bando per il general contractor del Ponte sullo Stretto. Lo rende noto Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina. L'importo base di gara è di 4,4 miliardi di euro e nel caso vi sia davvero una gara tra concorrenti reali, per scegliere il vincitore conta il prezzo, il valore estetico e tecnico; e poi i tempi, l'importo del prefinanziamento, la maggior quota delle imprese affidatarie. Come ovvio, pur in un bando così improvvisato, non vi è alcun cenno ai problemi ambientali. Pietro Lunardi, il ministro responsabile parla di «ennesima conferma» e di «successo» della legge obiettivo. In altre parole il ministro se le canta e se le suona. Ma è improbabile che qualcuno sia tanto sconsiderato da rispondere all'appello. Il Tunnel sotto la Manica ha mangiato sette volte il capitale; e neppure il Golden Gate Bridge sta tanto bene in salute, tanto che prevede di perdere 130 milioni di dollari nei prossimi cinque anni. La decisione di pubblicare il bando risponde però a una assai seria tempistica europea. Il 22 aprile , tra una settimana, il parlamento europeo, nella sua ultima seduta utile (la chiusura sarà il 7 maggio), voterà la lista Ten delle nuove opere per la rete di trasporto transeuropea. Forse, Ponte compreso. Nella precedente votazione - come si ricorderà - il Ponte sullo stretto di Messina era stato depennato con un emendamento votato da verdi, socialisti europei, sinistra unitaria e una parte dei liberali che aveva ottenuto 231 voti contro 198 a favore del Ponte. Il Ponte era stato inserito, come per ovviare a una dimenticanza, nella linea tutta ferroviaria Berlino-Palermo. Berlino-Palermo era il primo dei 29 progetti che avevano il compito di ridisegnare il sistema dei trasporti terrestri nella grande Europa nel primo quarto del secolo. Al momento di nominare il Ponte negli appositi comitati si era aggiunta la parolina road (Railroad bridge over the Strait of Messina-Palermo 2015), in modo surrettizio. Una strada ferrata con un Ponte anche stradale, monumentale però. Giusto quindi rimettere le cose a posto e cancellare il Ponte dai progetti europei. Il Parlamento europeo ha poteri assai limitati, in un triangolo i cui lati forti sono la Commissione (Prodi) e il Consiglio, cioè i governi. Prima i governi, in sede tecnica (Coreper, comitato dei rappresentanti permanenti presso l'Ue) e poi gli incontri informali delle tre parti hanno in buona sostanza confermato la presenza del Ponte anche stradale nel progetto ferroviario. E l'esito del voto non sarà tale da rovesciare il Ponte nelle acque ribollenti dello stretto immaginario Messina-Palermo. Son però tutt'altro che pessimisti i parlamentari Monica Frassoni capogruppo dei verdi e Claudio Fava dei ds-pse che hanno tenuto ieri una conferenza stampa nella sede del Wwf romano per fare un quadro della situazione. Entrambi prevedono che il voto del parlamento di Strasburgo, in uno dei suoi atti finali di legislatura, sarà di nuovo una bocciatura del Ponte. Il regolamento richiede però una maggioranza assoluta del parlamento per rovesciare la volontà dei governi e i 314 voti necessari, corrispondono a circa 23 dei parlamentari che si ritiene parteciperanno alla seduta. Un limite difficile da raggiungere. E' molto importante però mettere un'altra volta di fronte agli europei che la scelta del Ponte è un errore tecnico, ambientale, economico e finanziario. Il Ponte, hanno ripetuto Frassoni e Fava, e così anche Stefano Lenzi del Wwf, è una struttura paradossale. Ci sarà (?) tra una decina di anni e nel frattempo serviranno i trasporti marittimi per andare da una parte all'atra in modo comodo. Trasporti che poi dovranno essere cancellati affinché il Ponte non abbia concorrenza. Nel 2030 dovranno infatti passare sul Ponte 100mila autoveicoli al giorno per mettere almeno in pareggio l'opera monumentale; le previsioni più ottimistiche ne prevedono 18mila. In queste condizioni che sono ben note ai banchieri di ogni estrazione, ai fondi d'investimento e in genere ai possibili finanziatori dell'opera, è del tutto improbabile che si formi un consorzio di finanziatori. Lo stato italiano si dovrà accollare l'intera spesa, proprio come nel caso dell'alta velocità che vede l'Italia sotto accusa davanti all'Europa. Senza considerare i guasti ambientali; senza considerare che il Ponte insisterebbe in un territorio carente di autostrade e ferrovie adeguate e quindi difficilmente raggiungibile (tra l'altro i collegamenti ferroviari al Ponte non sono previsti, non hanno finanziamenti e non hanno ottenuto la valutazione di impatto ambientale). I governi hanno fatto avanzare i progetti (probabilmente 29, ma il numero non è sicuro) in una commissione presieduta dall'antico commissario Ue alla concorrenza Van Miert. Il rappresentante italiano, tanto per fare un esempio, è Ercole Incalza, già amministratore delegato della Tav, l'alta velocità, e ora consigliere stretto del ministro Pietro Lunardi. Tra di loro, sono d'accordo. Ma gli altri?