Presentata a Roma da Daniel Birbaum la 53esima edizione della mostra veneziana Dal 7 giugno al 22 novembre si incontreranno i grandi maestri di un passato recente con gli artisti di oggi di tutto il mondo. Accanto altre 39 manifestazioni collaterali Un milione di cartoline con unipotetica veduta di una marina esotica e un cuore rosso con la scritta Venice, specchi che specchiano anche linvisibile: ecco i progetti di Aleksandra Mir e Michelangelo Pistoletto per la 53 Esposizione Internazionale dArte di Venezia che si terrà dal 7 giugno al 22 novembre. AllArsenale, tra i Giardini di Castello e Le Corderie, si incontreranno Grandi Maestri di un passato recente, artisti che hanno ispirato gli artisti, installazioni, video, dipinti provenienti dallIndia e dalla Cina nonché linvito a 39 manifestazioni collaterali (con esposizioni di grande importanza) e a 77 paesi stranieri in laguna con propri padiglioni tra cui nemici giurati come Iran e Israele. Insomma sulla carta tutto è pronto. E Daniel Birbaum, che è il direttore, ha presentato ieri a Roma una novantina di artisti che partecipano alla mostra internazionale, una mostra "liquida" si potrebbe definire che ha per titolo "Fare Mondi". Ideologicamente e idealmente parte dalla metà degli anni Sessanta, dalla Pop art , da movimenti come Fluxus e Gutai. Si annuncia di grande interesse. Nove gli italiani invitati - Massimo Bartolini, Rosa Barba, Simone Berti, Lara Favaretto, Michelangelo Pistoletto, Pietro Roccasalva, Grazia Toderi, Alessandro Pessoli e nellOlimpo dei maestri Gino De Dominicis ï ad unesposizione dove non vi saranno omaggi marinettiani come invece accadrà nel padiglione italiano. I venti artisti scelti nel nome del Bel Paese da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice (Matteo Basilé, Manfredi Beninati, Valerio Berruti, BertozziCasoni, Nicola Bolla, Sandro Chia, Marco Cingolani, Giacomo Costa, Aron Demetz, Roberto Floreani, Daniele Galliano, Marco Lodola, MASBEDO, Gian Marco Montesano, Davide Nido, Luca Pignatelli, Elisa Sighicelli, Sissi, Nicola Verlato e Silvio Wolf) dovranno presentare opere dallaura marinettiana. Loperazione, direbbe un futurista, "sa di muffa", di manifestazione da strapaese, ma i due curatori sono tenuti a reggere la barra in questa direzione indicata dal ministro Sandro Bondi e lunica cosa che promettono, con una certa acidità, è che non ci sarà Cattelan: "non ci saranno fachiri o tricicli". Forse non sanno che Cattelan è assai amato da Daniel Birbaum che a Venezia per cucire la propria coloratissima tela è intenzionato a tirare ogni filo possibile, a cominciare dalla mostra dedicata a Rauschenberg che nel periodo Biennale si terrà presso la Fondazione Guggenheim. Lo vedremo in questa sede anche se è uno dei padri nobili di "Fare mondi", come ha ricordato lo stesso Birbaum, che nella mostra presenta artisti viventi che ispirano gli artisti, spesso dimenticati dal grande pubblico, Grandi Vecchi come il tedesco Thomas Bayrle, larchitetto utopista Yona Friedman, il pop svedese Jan Häfström, lamericana Joan Jonas. E i Maestri di questa visione del contemporaneo, spesso scomparsi in giovanissima età. Sono otto: il polacco André Cadere, il cinese Chen Zhen, litaliano Gino De Dominicis, lo svedese Öyvind Fahlström, il gruppo Gutai, larchitetto americano Gordon Matta-Clark, il tedesco Blinky Palermo, la brasiliana neoconcretista Lygia Pape. È un viaggio intorno al mondo come i trentenni e i quarantenni che dietro loro e insieme a loro presenta Birbaum nel padiglione Italia (Mike Bouchet, Paul Chan, Chu Yun, Anju Dodiya, Sheela Gowda, Anawana Haloba, Carsten Höller, Renata Lusa, Philippe Parreno, Tomas Saraceno, Anya Zholud) che ora, ha assicurato il presidente Paolo Baratta, diventa un vero palazzo delle esposizioni dove trovano sede la biblioteca dellAsac e varie manifestazioni con spazi arredati da Massimo Bartolini, Tobias Rehberger e Rikrit Tiravanija. È una Biennale che cerca di rinnovarsi anche negli spazi perché a partire dai giorni del vernissage (4 giugno) a Venezia aprono le sale di Punta della Dogana, fresche del restauro di Tadao Ando, e Palazzo Grassi, uniti da una mostra sulla collezione Pinault, la Guggenheim con Rauschenberg, la Fondazione Bevilacqua La Masa, con una mostra di Yoko Ono a cui, insieme a John Baldessari, è stato assegnato il Leone doro alla carriera. Si parte sempre dai fantastici, maledetti anni Sessanta, gli anni della guerra fredda e della voglia di cambiare il mondo, di "Fare Mondi".