Alle 12.30 Conferenza Unificata a Palazzo Chigi Il 25 marzo sarà una data cruciale per il destino del "piano casa" preannunciato dal Governo. In agenda c'è infatti (cfr. "regioni.it" n. 1332) l'incontro, in mattinata (ore 9.30), fra i Presidenti delle Regioni e alle 12,30 la Conferenza Unificata (Stato-Regioni ed enti locali) convocata dal ministro Raffaele Fitto a Palazzo Chigi con l'obiettivo di "avviare un confronto con le autonomie". Alla Conferenza Unificata - secondo quanto preannunciato dal presidente della Regione Lombardia - è prevista "una riunione con il presidente del Consiglio"."Il piano casa e' utile dal punto di vista economico - ha spiegato Formigoni - io lo guardo con un occhio positivo: si tratta di trovare le corresponsabilita' tra le Regioni e lo Stato. Nel frattempo il dibattito politico in corso sulle nuove normative che interesseranno il settore edilizio mostra da un lato qualche segnale di apertura, dall'altro anche alcune riserve di fondo. Sul fronte regionale, spiega Vasco Errani (in un'intervista rilascia a "La Stampa"), il Decreto mostra "chiari profili di incostituzionalità" e avverte "o il governo mette da parte la bozza e apre un confronto oppure si rischia di aprire un conflitto istituzionale"."Mi rivolgo direttamente a Berlusconi: se mette da parte quel testo, prosegue il presidente della Conferenza delle regioni - si può discutere di tutto". "L'appartenenza non c'entra nulla" e "lo abbiamo dimostrato con l'accordo sui fondi regionali per gli ammortizzatori sociali. Qui si parla di rispetto delle competenze e della Costituzione, che è un dovere per tutti, compreso il governo e il premier". Il conflitto di competenze comporterebbe da parte di molte regioni "il ricorso alla Corte Costituzionale dato che in materia edilizia al governo spetta solo la legislazione di principio". O il testo cambierà o anche l'Emilia Romagna "farà ricorso", ha fatto presente Errani che ha poi aggiunto di essere "personalmente contrario all'aumento generalizzato delle volumetrie, senza regola e controllo. Mi preoccupa molto il silenzio assenso delle sovrintendenze che potrebbe produrre problemi gravissimi per il patrimonio artistico dei centri storici". Infine, per quanto riguarda il piano di vendita degli alloggi popolari pubblici, al quale le Regioni, secondo il Ministro Brunetta sarebbero contrarie solo per ragioni di potere, Errani afferma che "sono parole che si commentano da sole", che non "è vero che le gestioni siano tutte in rosso" e che "il problema più serio per le famiglie povere oggi è quello degli affitti a prezzo sociale, Ci vuole un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica". "Il problema e' avere più appartamenti, non venderli" e fare valere "la legge che prevede parametri di reddito precisi per evitare che persone benestanti vivano in alloggi pubblici di grande pregio a prezzi stracciati". Il decreto del governo è in odore di incostituzionalità fin da adesso" dice il presidente del Piemonte, Mercedes Bresso aggiungendo che "e' giusto far ripartire la piccola edilizia ma con metodi meno devastanti". Anche la Toscana e' pronta a ricorrere alla Consulta "se il governo vorrà andare avanti con un decreto così invasivo", promette il Presidente Claudio Martini che è tra quelli che già lavora su una "controproposta per fluidificare ulteriormente le procedure". "Faccio un appello aggiunge Martini in un'intervista a l'Unità - ai colleghi della Lega e a tutti i sindaci del Carroccio. Si è tanto parlato di federalismo, e poi su una materia concorrente come questa ci si chiede di accettare un atto d'imperio come questo? Quel testo è inaccettabile. Sostanzialmente abolisce tutti i vincoli su tutto il territorio nazionale, istituendo una nuova norma generale a cui in un secondo momento le Regioni dovrebbero adeguarsi con norme regionali. Ebbene, al premier dico: io la legge regionale ce l'ho già. Ma se lui procede per decreto, vuol dire che quando ha annunciato che le Regioni in disaccordo erano libere di non adottare il provvedimento ha mentito" Al piano casa del governo così com'è, per quel che se ne sa, diremo di no. Siamo preoccupati perché per la Calabria sarebbe insostenibile qualsiasi nuova violenza al territorio". E' questa la posizione, al di là delle competenze che sono delle Regioni, che Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, sosterrà con il governo. Secondo Loiero "c'e' bisogno di ben altro che di interventi che possono risultare devastanti. C'e' bisogno di politiche di sostegno per chi non riesce a pagare l'affitto a fine mese, per ì chi deve farsi una famiglia, per coloro che la casa l'hanno persa. Su queste cose la giunta regionale della Calabria mesi fa ha varato un suo piano gia' approvato dal Consiglio regionale". "Ribadisco - conclude Loiero - che solo con interventi di sostegno, la costruzione di nuovi alloggi popolari e una politica di incentivi reali si puo' veramente dare soddisfazione ai bisogni. A tutto il resto diremo di no. In Calabria ci sono stati tanti abusi e abbiamo un patrimonio naturale, urbanistico e paesaggistico da difendere e ogni allentamento dei vincoli e' una minaccia". Il Lazio dovrà dire di no al Piano casa del Governo che presenta anche dei dubbi di costituzionalità". E' questa la scelta che il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo comunichera' al premier Silvio Berlusconi nel corso dell'incontro di mercoledì. Marrazzo spiega che "Non si tratta di avere dei pregiudizi ma di guardare in faccia alla realtà. L'economia si rilancia anche con una strategia che aiuti le famiglie a pagare i mutui e gli affitti senza far pagare il prezzo della crisi economica al territorio, che ha già dato anche troppo in passato. Nel Lazio - ricorda - abbiamo previsto 550 mln di euro per le politiche della casa e abbiamo sbloccato fondi per oltre 300 mln con l' obiettivo di costruire migliaia di nuovi alloggi per giovani coppie, per anziani e per le forze dell'ordine. Questa - spiega Marrazzo - e' la nostra risposta: una risposta razionale che guarda al futuro senza scommettere su interventi invasivi che finirebbero per pesare ancora una volta sulle prossime generazioni'. Secondo il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni scrive il Sole 24 ore (del 21 marzo), "non è possibile un decreto che contenga norme di dettaglio in questa materia". Dal Pirellone, comunque favorevole al merito del provvedimento, viene pronunciata una critica di metodo: "Ci sono dice Formigoni - dei limiti costituzionali non valicabili dal governo". "Ad esempio, l'esecutivo potrebbe fissare semplicemente dei limiti, all'interno dei quali starebbe poi alle Regioni muoversi, anziché andare così nel dettaglio degli interventi. Un testo che non piaccia a livello locale,nota Formigoni, sarebbe controproducente per tutti: "Semplicemente, il decreto verrebbe impugnato quasi subito". La Sardegna, anch'essa in linea generale favorevole al piano casa, addirittura si chiama fuori dall'applicazione immediata del decreto. Ne parla il neo-Presidente, Ugo Cappellacci (Pdl). "In quanto Regione a statuto speciale abbiamo una competenza primaria in materia di urbanistica: prima dell'entrata in vigore del Piano casa servirà un nostro esplicito recepimento". Questo nonostante la norma all'articolo 1 parli di "applicazione su tutto il territorio nazionale". Quindi la Sardegna, a decreto varato, dovrà ancora aspettare una legge? «Certo - risponde Cappellacci ma la approveremo in tempi brevissimi". Il Presidente delle Marche Gian Mario Spacca è favorevole a un intervento "che rimetta al centro dell'attenzione il lavoro e lo sviluppo. Ne sentiamo tutti l'urgenza e il sostegno all'edilizia ha questa valenza". Ma sarebbe "innaccettabile" se sul Piano Casa il Governo ricorresse ad un decreto legge, o si sostituisse alle Regioni con norme di dettaglio. "Un piano casa per gli italiani può essere una risposta anticiclica importante, muovere alcuni punti di Pil in un momento in cui il paese rischia grosso". E' quanto afferma Francesco Rutelli in un'intervista al Messaggero in cui apre alla proposta del governo di un 'piano casa' per rilanciare l'economia. Tuttavia, aggiunge Rutelli, "bisogna farlo bene, non provocando guasti ingovernabili". Le norme annunciate dall'esecutivo "vanno nella direzione giusta: c'e' un vasto parco edilizio da rinnovare, c'e' lavoro per la filiera edilizia, mentre si migliorano le città e si riduce la bolletta". Ma a proposito di regole, "governo e Parlamento dovrebbero definire una cornice e dare un tempo preciso alle regioni per legiferare e ai comuni per definire regolamenti attuativi". Ma se il decreto legge si sovrapponesse di fatto alle scelte delle Regioni, ci sarebbe il rischio di uno scontro e "Sarebbe la certezza del suo fallimento: le Regioni hanno la competenza in questo campo. E non possiamo avere un "federalismo pasticcione" e incostituzionale, con regioni che vanno ciascuna in una direzione diversa. La Corte prosegue Rutelli accoglierebbe i ricorsi. Risultato: la paralisi. Ecco perché governo e parlamento dovrebbero definire una cornice e dare un tempo preciso alle regioni per legiferare e ai Comuni per definire regolamenti attuativi. Senza rapidità, perderemmo un'occasione contro la crisi. Tenta di rasserenare il clima il Ministro dei rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto (in un'intervista a il Mattino), secondo il quale Il 'Piano Casa' "non e' un testo chiuso. Ci aspettiamo dalle Regioni suggerimenti e siamo pronti ad accogliere le modifiche utili a migliorare il provvedimento. C'è la massima disponibilità al confronto". Lo ha detto a 'Il Mattino' il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, garantendo che "il confronto di mercoledì sul piano casa non sarà solo una formalità". Fitto ha detto che i Presidenti delle Regioni dovrebbero apprezzare il fatto che il governo "prima di portare il provvedimento in Consiglio dei Ministri ha convocato la Conferenza e ha inviato preventivamente il testo dando quindi loro la possibilità di entrare nel merito". Per quanto riguarda l'accusa di incostituzionalità del decreto legge il ministro ha fatto presente che un decreto "lo e' se al suo interno contiene norme che prevaricano le competenze e prerogative delle Regioni" e che "il Governo recepirà senza ombra di dubbio i suggerimenti".Comunque sia "tutti i sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli italiani e' favorevole", ha ricordato Fitto, e che con il Piano casa "il risparmio degli italiani, oggi fermo per le paure create dalla crisi economica può essere rimesso in circolo", rimettendo a sua volta in moto il settore edilizio. (Stefano Mirabelli23.03.09) Piano casa: i contenuti secondo i mass media Anticipate alcune possibili normative (regioni.it) In attesa dei testi ufficiali i mass media anticipano i probabili contenuti del Piano casa. La possibilità di ampliare le nuove case di oltre un terzo del volume o di ingrandire quelle esistenti del 20sembrano essere alcune delle principali novità secondo quanto anticipato dagli organi di informazione - che sarebbero previste nel decreto legge che ridisegna le regole dell'edilizia privata e che rappresenta uno dei pilastri del piano casa del Governo. Il testo, che dovrebbe essere varato dal prossimo Consiglio dei ministri, è formato da sette articoli e sarà sottoposto all'attenzione degli enti locali: la Conferenza Unificata (Stato-Regioni- enti locali) è stata convocata per il 25 marzo a Palazzo Chigi (cfr. notizia precedente) ed è probabile che venga ampliata anche alle province e ai comuni, divenendo così una Conferenza unificata. In attesa dell'emanazione di leggi regionali, «le norme - recita comunque il primo articolo - trovano applicazione su tutto il territorio nazionale». Questi i punti principali che potrebbero essere contenuti nel decreto Ampliamento case e edifici - Confermata la possibilità di ampliare fino a un massimo del 20 il volume delle abitazioni private. La percentuale si calcola sulla superficie coperta se si tratta di edifici adibiti a uso diverso. Il tetto sale al 35 nel caso in cui, in conseguenza di una demolizione, si proceda alla costruzione di un nuovo edificio, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili. Fissato anche il limite massimo per l'ampliamento: il tetto è di 300 metri cubi per unità immobiliare. Resta salva, però, la possibilità di usare «l'aumento volumetrico» che spetta a una abitazione vicina. Saltano i paletti temporali - Non è specificata la necessità che gli immobili oggetto degli interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento debbano essere stati costruiti prima dell'89, così come invece era spiegato nelle linee guida. Nel testo viene invece specificato che la possibilità di ampliare abitazioni esistenti riguarda le unità immobiliari «ultimate alla data del 31 dicembre 2008 in forza di titolo abitativo anche in sanatoria». Possibile cambiare la destinazione d'uso - Gli interventi «possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o senza opere edilizie». Sono comunque effettuati nel rispetto della normativa relativa alla stabilità degli edifici e di ogni altra normativa tecnica». Se si tratta di una nuova fabbrica, poi, non si può superare «di oltre quattro metri l'altezza massima prevista dagli strumenti urbanistici vigenti». Sconti fiscali - Chi deciderà di ampliare la prima casa avrà uno sconto del 50 sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento «agli incrementi realizzati» e il taglio del 50 è previsto anche per «gli interventi che siano realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili». Addio al permesso, sufficiente la dia - Per i nuovi interventi basterà la denuncia di inizio attività e il via libera del progettista: «La sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata sotto la propria responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività». Rispetto del paesaggio - Fuori dal raggio di intervento del decreto le aree inedificabili (parchi, aree naturali e archeologiche), gli immobili abusivi su cui grava una ordinanza di demolizione e gli immobili privati situati su area demaniale. Per tutte le aree non incluse nell'elenco, ma vincolate occorre il nulla osta delle autorità. Per quelli non soggetti ai vincoli, invece, i comuni entro trenta giorni dalla Dia possono imporre aggiustamenti tecnico-estetici. www.repubblica.it : Con il piano-casa a rischio anche gli edifici storici www.ilsole24ore.com : Piano casa, pronto il decreto. Ecco tutte le novità (red23.03.09)