Più o meno tutto come prima, salvo 5,63 milioni per lo spettacolo e la promessa del 3. Il futuro di valorizzazione, gestione (passata in Finanziaria solo quella dei «servizi») e tutela dei beni culturali rimandata alla annunciata riforma. Beni culturali e Finanziaria 2003: la partita si è chiusa al Senato con molte promesse, qualche prevedibile taglio, visto il difficile momento attuale, e un succedersi di emendamenti, primo tra tutti quello che concedeva la possibilità di dare in gestione tout court i beni culturali di interesse nazionale: dopo le inevitabili polemiche e precisazioni, la maggioranza, «emendando» se stessa, ha specificato che si tratta di gestione dei servizi di beni culturali secondo il modello del «global service». Ma la questione che riguarda il futuro della valorizzazione, gestione e tutela del bene culturale resta sul tappeto nell'attesa della riforma, annunciata da Urbani, del suo Ministero e dei chiarimente sulle competenze Stato-Regione sui beni culturali. Né la Finanziaria ha dissipato i dubbi sull'applicazione dell'altra rilevante novità: il 3 degli stanziamenti previsti per le infrastrutture destinati alle spese per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attività culturali. La norma (comma 3, art. 33) è stata introdotta all'ultimo momento anche per dare sostanza alle sollecitazioni, contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), di adeguare gli investimenti in cultura a standard europei (secondo dati Ocse, l'Italia ha destinato lo 0,6 del suo Pil a cultura e tempo libero, contro l'1,2 di Francia o Spagna e lo 0,8 della Germania). L'idea, dunque, di un «fondo del 3» deve essere sembrata al governo la via più indolore per tagliare risorse nell'immediato, promettendo nuove e rilevanti erogazioni in futuro. Ma tutto resta confinato nell'incertezza. La Finanziaria, neppure nel passaggio in Senato, ha precisato alcuni punti fondamentali. In particolare: q che cosa si intende per spese per infrastrutture. Probabilmente sono quelle che farà il ministro Lunardi, ma potrebbe trattarsi di ogni spesa infrastrutturale che compie lo Stato; - che cosa si intende per attività culturali: probabilmente tutte le attività del Ministero compreso, ad es., lo spettacolo; - con quali tempi (la Finanziaria non pone limiti) sarà emanato il regolamento che il Ministero per i Beni e le Attività culturali e quello per le Infrastrutture sono tenuti a redigere per rendere effettivi l'utilizzo e la destinazione del 3. Per quanto riguarda le altre misure immediate, rispetto alla Finanziaria dell'anno scorso la legge prevede tagli contenuti con alcune eccezioni, come gli 803mila euro in meno nei contributi a enti erogati dallo Stato in via ordinaria e stabilmente. Sul piano più specifico, la Finanziaria (che, mentre il giornale va in stampa, sta per essere votata definitivamente alla Camera dei deputati), prevede una serie di finanziamenti: a Genova capitale europea della cultura 2004 a cui destina 500mila euro per il 2003; due milioni di euro per la costituzione della Biblioteca europea di Milano. Per la promozione della cultura all'estero e per le attività degli istituti di cultura all'estero, essa autorizza la spesa di 5 milioni, sempre per il 2003, mentre all'Agenzia per il patrimonio culturale euromediterraneo vengono dati 400mila euro, in particolare per progetti chr valorizzino il patrimonio delle città e delle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. Altri fondi andranno al Museo della Shoah, a Ferrara, di cui si sta discutendo la legge di istituzione. La Finanziaria stabilisce anche un «paracadute» per i 2.500 lavoratori a tempo determinato, tra personale in forze durante il Giubileo e quello impiegato per l'apertura prolungata dei musei, che vedranno riconfermato il loro contratto di lavoro sino al dicembre 2003. Le Soprintendenze di Umbria e Marche potranno poi potenziare il personale per poter far fronte all'emergenza post-terremoto
Finanziaria: tutto come prima, o quasi
La Finanziaria 2003 ha previsto un aumento del 3% degli stanziamenti per le infrastrutture, destinati alle spese per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attività culturali. Tuttavia, il futuro della valorizzazione, gestione e tutela del bene culturale rimane incerto, in attesa della riforma annunciata dal Ministero. La norma è stata introdotta all'ultimo momento per dare sostanza alle sollecitazioni di adeguare gli investimenti in cultura a standard europei. La Finanziaria ha anche previsto tagli contenuti, ma con alcune eccezioni, come gli 803mila euro in meno nei contributi a enti erogati dallo Stato in via ordinaria.
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