VENEZIA Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, vede nero. Seduto a una scrivania del suo ufficio a Cà Farsetti, stracolma di libri, distilla previsioni economiche sconsolanti per la città: «La situazione generale è drammatica, figuriamoci Venezia; c'è dentro fino al collo. I finanziamenti scarseggiano, e bisogna reagire, sperando nella ripresa futura. Intanto si fa quel che si può, contenendo le spese». Venezia sconta la crisi globale. Ma, a quanto pare, la chiusura dei rubinetti della Legge Speciale non è pratica di oggi. Il calo dei finanziamenti è stato progressivo. Sindaco, per le opere di salvaguardia e di mantenimento dell'ambiente, quanti soldi occorrerebbero? «Almeno 70 milioni di euro l'anno. Che, ovviamente, non si sognano di darci. Non ho i numeri sotto mano, ma l'ultimo stanziamento riferito alla Legge speciale è ben più sotto di questa cifra». L'assessore al Bilancio ci ha parlato di 28 milioni per il 2009. «Ecco, meno della metà. Senza contare che il Casinò, su cui contiamo parecchio, sta perdendo. Che il turismo è in calo, che i milioni (3,6) di risarcimento dell'Ici, per mancati introiti, dopo la cancellazione dell'imposta sulla prima casa, non sono ancora arrivati. E avanti così». Ci perdoni la battuta, sindaco: pensava di attaccarsi alla Coca Cola, invece i 2 milioni e 100.000 euro pattuiti dal contratto rischiano di essere un miraggio. «Questa è una storia incredibile. Venezia, ovviamente, non campa con la Coca Cola, ma ogni contributo in più serve a dare ossigeno alla città. Sono stato criticato? Allora facciamo la gara e vediamo se qualcuno offre di più. Mettendo in conto il rischio di un'offerta al ribasso, se resta in campo solo la Coca Cola». A Venezia, la sensibilità su certe scelte «innovative » è particolarmente forte. Come si spiega? «Di sicuro, il fattore conservazione è presente, considerando che, ormai, questa è una città di vecchi. E mi riferisco al centro storico. Tuttavia, evidenzierei anche l'amore dei suoi abitanti, che vorrebbero vederla bella, restaurata, senza cedere a compromessi. Purtroppo, oggi non possiamo più permettercelo». Qual è il limite pubblicitario da non valicare? «Decenza e buon senso. Certo, non lascerei mettere i distributori di bibite davanti alla basilica di San Marco o alla chiesa dei Frari». Nel crac mondiale è finito anche Sheldon Adelson, il magnate texano dei casinò: Las Vegas e Macao. Anch'egli è un finanziatore di Venezia, con i suoi contributi al Teatro La Fenice: un milione e mezzo di dollari in tre anni. Il braccio destro di Adelson, Bill Weidner, siede pure nel consiglio di amministrazione dell'Ente. Adesso? «Siamo alla scadenza del triennio; è facile prevedere che da quella fonte non arriveranno altri quattrini». I comitati privati che raccolgono fondi per i restauri sono un'altra risorsa. «Encomiabili. Il loro ruolo è fondamentale; ma l'intervento dello Stato è irrinunciabile». Nel corso di un incontro con la stampa internazionale, a Roma, lei ha lanciato l'allarme, raccontando la realtà e i guai di Venezia. Crede che sarà raccolto? «Di sicuro i media, italiani e stranieri, pubblicando articoli appropriati, possono aiutare. Venezia è amata da tutto il mondo. Ma» Ma? «A volte, ho l'impressione che ai giornali interessi più il gossip lagunare che le vere notizie».
VENEZIA - Cacciari: Mancano almeno settanta milioni di euro
Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, esprime preoccupazioni economiche per la città. I finanziamenti scarseggiano e la situazione è drammatica. La città sconta la crisi globale e il calo dei finanziamenti è stato progressivo. Il sindaco richiede almeno 70 milioni di euro all'anno per le opere di salvaguardia e di mantenimento dell'ambiente, ma l'ultimo stanziamento riferito alla Legge speciale è stato di 28 milioni. Il Casinò sta perdendo e il turismo è in calo. Il sindaco cerca contributi esterni, come quelli della Coca Cola, ma le offerte sono limitate.
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