I celebri colossi Moma e Getty per ora resistono, ma i loro budget sono in drastico calo. Dipendenti preoccupati Matteo Buffolo Negli States igrandi musei tradizionalmente sono gratis. E gratis l'ingresso al Moma (Museum of modem art) di New York. E gratis entrare al Getty, uno dei pi grandi degli Stati Uniti e del mondo. Se sarà così ancora a lungo, se lo chiedono in molti, sui giornali e fra gli amanti dell'arte, perché anche questi giganti, con budget da miliardi di dollari, stanno soffrendo la crisi economica che attanaglia l'economia mondiale. Il trust che amministra il gigante di Los Angeles ha annunciato ieri un taglio deciso al budget, che dalla seconda metà del 2008 a oggi è sceso del 25 per cento: da 6 miliardi di dollari ad appena» 4 miliardi e mezzo. Una riduzione netta che per non dovrebbe colpire l'ingresso gratuito. Mantenere il nostro museo accessibile a chiunque è una priorità - ha spiegato James Wood, il presidente del trust che gestisce tutto ilmondo-Getty -. Speriamo di riuscire a concentrare i tagli in attività che in futuro sarà possibile riespandere facilmente, come le esibizioni temporanee o le acquisizioni di nuove opere per i settori. Per ora, tuttavia, i dipendenti non dovrebbero rischiare, ma in un memorandum di dicembre Wood ha fatto presente che se i cali degli investimenti dovessero continuare con questo ritmo, anche il personale dovrebbe contrarsi. Cosa che al Moma è già avvenuta. A New York, il calo del budget ha toccato il 28 percento e la scorsa settimana il management del museo ha annunciato un piano di riduzione di un decimo della forza lavorativa. Ma almeno, con il loro intenso flusso di visitatori (per il museo losangelino si parla di un milione e 800mila visitatori nel 2008), per ora Getty e Moma riescono a stare in piedi con le loro forze. Altri istituti, come il Museo di arte contemporanea della metropoli californiana, uno dei pi famosi al mondo per la sua collezione di opere prodotte dopo la seconda guerra mondiale, ha dovuto ricorrere a un bail-out da 30 milioni, nonostante negli ultimi anni avesse già messo in atto una politica di riduzione dei costi. In suo soccorso è dovuto correre uno dei fondatori, il mi- liardario filantropo Eh Broad, ma ora il museo sta addirittura valutando di separarsi di qualche pezzo pregiato per far fonte all'emorragia finanziaria. Una strada che altri hanno già intrapreso: la National Academy of Design, per esempio, ha ceduto a collezionisti privati due tele dipinte da esponenti della udson River School, una scuola pittorica americana. Assieme all'incas- soda 13 milioni e mezzo, tuttavia, si è attirata le critiche dell'Associazione dei direttori di musei. Il management del museo si è limitato a rispondere che senza effettuare quelle cessioni avremmo semplicemente chiuso». Come è capitato al Rose Art Museum della Brandeis University, che ha annunciato che chiuderà i battenti alla fine dell'estate: troppi i finanziatori del college rimasti scottati pesantemente nella crisi e nella truffa Madoff. Insomma, se l'arte una volta era un bene rifugio sicuro quasi come il mattone, forse per i musei americani questo non sarà pi vero. La biglietteria del Moma: in futuro sarà necessario metter mano al portafoglio.