Se il piano casa non cambierà, le soprintendenze si troveranno in prima linea. Chiamate ad un super-lavoro, in tempi ridottissimi. Un onere che graverà su strutture già sottodimensionate in mezzi e personale e che arriverà per decreto. Provvedimento, dice Antonio Paolucci, che dovrebbe rispettare gli interessi generali, non solo quelli del «popolo delle villette». In prima linea, più di Regioni e Comuni, e sottoposte ad una mole di pratiche che potrebbe mandarle in tilt. Perché questo superlavoro? Perché, se è vero che non si costruirà in zone dove c'è vincolo di inedificabilità (compresi i parchi naturali nazionali, regionali o interregionali) o su aree demaniali, è vero anche che si potrà farlo su quelle con vincoli di altro tipo. Il tempo a disposizione delle soprintendenze per esprimersi, prima che scatti il silenzio-assenzio, scenderà da 120 a 30 giorni. Non solo. L'esecutivo permette anche interventi in immobili non sottoposti a vincolo nei centri storici e in questo caso le soprintendenze riceveranno una copia della Dia: entro 30 giorni potranno imporre modalità costruttive «in rispetto al contesto storico architettonico e ambientale». Risultato: le soprintendenze toscane, dal momento che quasi tutto il territorio è vincolato, saranno sovraccaricate di lavoro e dovranno fare i conti con la cronica scarsità di personale. Il taglio dei tempi di risposta degli organismi incaricati della tutela è uno degli aspetti più problematici del decreto: basta qualche numero per capire come la situazione già critica potrebbe diventare ingestibile. La soprintendenza di Firenze, Prato e Pistoia ai beni architettonici e paesaggistici guidata da Paola Grifoni ha 116 dipendenti, ma solo 40 sono tecnici (gli altri sono custodi dei musei) e di questi 40 solo 9 sono architetti, cioè personale che può esaminare le pratiche legate ai vincoli. Molto peggio di Firenze stanno gli altri, complice anche il blocco delle assunzioni del personale vecchio di quasi dieci anni. La soprintendenza di Arezzo ha in tutto un paio di architetti, quella di Siena e Grosseto 3, quella di Lucca altrettanti, quella di Pisa cinque. Numeri che non aumenteranno nonostante il concorso nazionale per 500 posti per le soprintendenze: i tecnici assunti saranno solo 80 e in Toscana, nel migliore dei casi, ne arriveranno quattro. Mario Lolli Ghetti, soprintendente per la Toscana spiega: «Noi siamo funzionari e quindi non mi chieda un parere politico. Le dico solo che confidiamo nel ministro Bondi perché intervenga sui tempi previsti e li riporti alla loro durata originaria o almeno li allunghi rispetto ai 30 gironi di cui si parla. Il personale delle soprintendenze è quello che è aggiunge Lolli Ghetti ma in ogni caso ci attrezzeremo per fare quello che ci viene chiesto, per affrontare i nuovi carichi di lavoro. Noi siamo titolari delle tutela del Paese e del paesaggio e applicheremo queste tutele ». Antonio Paolucci, ex sovrintendente per anni a Firenze, ex ministro dei beni culturali, oggi direttore dei Musei Vaticani, è lapidario: «Condivido in pieno, alla virgola, il parere del professor Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei beni culturali. E cioè, esattamente come ha detto Carandini, "che qualsiasi piano casa si voglia adottare, dovrebbe rispettare non solamente gli interessi particolari dei proprietari di villini e attici ma anche l'interesse generale nel campo della tutela dei beni culturali e del paesaggio. E ne vanno esclusi centri e città storici"».