La star è alta 42 centimetri e vecchia di cinque secoli. E vale la pena di mettersi in fila per ammirarla in una domenica che di primavera non ha nulla se non la data. Il piccolo Cristo morente sulla croce, scolpito su legno di tiglio e attribuito a Michelangelo Busnarroti, da ieri pomeriggio è esposto alla Galleria moderna nel complesso monumentale di Sant'Anna. E vi resterà sino al 4 aprile per essere ammirato dai visitatori, l'ingresso è libero. Proviene da Trapani, e questa è la seconda tappa siciliana prima di ritornare a Firenze. A inaugurare l'evento il presidente del Senato, Renato Schifani, e numerose autorità politiche e amministrative: dal prefetto all'assessore regionale Francesco Scoma, dal sindaco Cammarata al presidente del Consiglio Alberto Campagna, dall'assessore alla Cultura Giampiero Cannella. Era atteso anche il ministro dei Beni culturali, ma al- l'ultimo momento la sua presenza è stata annullata. «Sono molto contento - ha detto Schifani - che il crocifisso abbia fatto tappa a Palermo. In questa opera c'è qualcosa di quasi divino nella sua dinamica plastica». Diego Cammarata evento che inserisce il museo di arte moderna in un circuito internazionale». Una scultura di piccole dimensioni, ma sicuramente nata da mani sapientissime, sulla cui paternità a lungo si è discusso. Alla fine è stata attribuita al genio di Michelangelo. Ne è convinta anche Cristina Acidini, della Soprintendenza di Firenze e ritenuta uno dei massimi esperti del maestro del Rinascimento che ieri ha tenuto sull'ergomento una lectio magistralis. «Il confronto stilistico con altre sculture michelangiolesche, compresa La Pietà - spiega - ci convince molto. La precisione dell'anatomia, le resa del tono muscolare nell'attimo prima della morte e l'abbandono del corpo, sono tutti elementi che somigliano moltissimo ad altri lavori di Michelangelo». La storia di questa scultura è affascinante. E stata acquistata per 3 milioni 250 mila euro dallo Stato, appena un anno fa. È passata di mano in mano prima di approdare nella bottega di un antiquario di Torino, Giancarlo Gallino. Racconta Acidini: «Quando lui ha acquistato il crocifisso lo ha praticamente sequestrato al mercato. Per dieci anni ha consentito agli esperti di studiano rinunciando a ricollocarlo nel mercato del collezionismo». L'epilogo nel 2008, con l'acquisizione dell'opera al patrimonio dello stato e dunque alla pubblica fruizione. Ieri pomeriggio la coda davanti al museo era già lunga.