Il nuovo comitato scientifico del Centro internazionale del Te ha indicato le mostre per i prossimi anni. Sergio Cordibella, già vicepresidente della stessa organizzazione ed ex assessore alla cultura che promosse il recupero del Palazzo e la mostra su Giulio Romano nel 1989, ci ha inviato questa riflessione. di Sergio Cordibella È un fatto senz'altro positivo che dopo una pausa di alcuni anni il Centro Internazionale di Palazzo Te sia finalmente tornato ad avere un Comitato scientifico pienamente operativo, per di più presieduto da uno studioso di grande prestigio come il professor Settis e composto da personalità di indubbio valore, con il gradito ritorno a Mantova, tra l'altro, di Sylvia Ferino ed Howard Burns, autorevoli membri della équipe della mostra di Giulio Romano dell'89. Non che il Centro non abbia nel frattempo operato anche con eventi di sicuro interesse, tuttavia da troppo tempo era sprovvisto di uno strumento indispensabile per programmare in modo qualificato e con un orizzonte poliennale la propria attività, come peraltro è prassi consueta dei musei e delle gallerie più importanti in Italia ed in Europa. C'era quindi una certa attesa rispetto agli esiti dei lavori del Comitato che si è riunito recentemente a Palazzo Te. Soprattutto l'interesse riguardava i progetti delle future esposizioni del Centro, che costituiscono la parte più importante, anche se non esclusiva della sua attività. Chi si attendeva grosse novità probabilmente è rimasto un po' deluso. Diciamo che con la mostra prevista per il 2010 degli Arazzi gonzagheschi e per quella dedicata a Giulio Romano del 2012 si è preferito andare sul sicuro (o sullo scontato?), scegliendo di orientare le attività dei prossimi anni sul terreno consueto della grande stagione artistica gonzaghesca. Personalmente ritengo un po' limitativo circoscrivere le iniziative del Centro ad argomenti mantovani, per quanto di indiscutibile valenza culturale, e mi auguro che nel prossimo futuro ci sia spazio anche per altre proposte ed altre direzioni di lavoro. Nel merito tuttavia non ho particolari obiezioni sui progetti esposti, in particolare sulla opportunità di riproporre in una nuova mostra la poliedrica, straordinaria personalità artistica di Giulio Romano. Nel 2012 saranno trascorsi più di vent'anni dalla esposizione del 1989 e probabilmente nel frattempo molte nuove acquisizioni e scoperte sono venute alla luce, che il nuovo evento potrebbe opportunamente documentare. Tuttavia la mostra del 1989 poteva contare sull'effetto attrattivo del Palazzo Te riaperto e quasi integralmente restaurato sia nella architettura che negli apparati decorativi, un atout di cui la nuova esposizione non potrà godere nella stessa misura. Varrebbe quindi la pena di affiancare alla preparazione dell'evento una nuova campagna di restauri della vasta opera giuliesca, che notoriamente non riguarda solo Palazzo Te. Ad esempio, perché non pensare al completamento del restauro della Pescherie e del Lungorio? La mostra rimane comunque un progetto complesso che richiede innanzitutto un comitato scientifico assai autorevole da rendere operativo al più presto, ma per il quale a mio parere andrebbe anche verificata la possibilità di una partnership con qualche prestigiosa istituzione straniera. Ricordo a questo proposito che la mostra giuliesca dell'89 da Mantova fece tappa a Vienna con notevole successo. Del resto la via delle collaborazioni internazionali è stata assai praticata dal Centro Te con risultati importanti: ne sono un esempio rimarchevole Alvar Aalto con il Moma di New York, Raffaello con l'Albertina di Vienna, Il Paese Incantato con il Grand Palais di Parigi, il Primaticcio con il Louvre (progetto poi sciaguratamente abbandonato). L'obiettivo di inserire stabilmente il Centro nel circuito internazionale dei grandi eventi artistici dovrebbe quindi essere perseguito con forza attraverso la ricerca e la proposizione di possibili progetti comuni con analoghe prestigiose istituzioni. Mi sia consentita infine un'ultima osservazione. Dai primi programmi indicati dal Comitato scientifico del Centro sembra del tutto assente la contemporaneità. Mi rendo conto che il Comitato ha cominciato ad operare da poco e non si può pretendere una proposta che copra tutto il ventaglio delle possibilità. Tuttavia per una città che si compiace troppo frequentemente di volgere il suo sguardo all'indietro verso il suo passato pur glorioso, non sarebbe male cimentarsi anche con la cultura contemporanea la cui frequentazione, nonostante gli indubbi meriti del Festivaletteratura, rimane ancora piuttosto fragile ed episodica. Mantova, ad esempio, è la città della grande architettura, per di più ospita e promuove una università con questa specializzazione. In tale ottica non andrebbe trascurato il ricco e suggestivo filone della architettura contemporanea. Ricordo che sulla scorta del grande successo della mostra di Alvar Aalto del 1998 si era pensato di affiancare alle tradizionali iniziative del Centro la linea delle grandi mostre di architettura, avvalendoci peraltro della consulenza di un esperto del valore di Francesco Dal Co. Il programma, poi abbandonato per le vicissitudini del Centro, comprendeva tra l'altro le personali di Louis Khan a Frank Gehry. Perché non riprendere un tale progetto, magari nel 2011?