Uno "stato" che si estendeva fino ai centri umbri di Cascia e di Norcia Al Vittoriano 120 testimonianze Il celebre "Ratto delle Sabine" ritorna nei quadri di Sodoma Poussin, Tiepolo, nei versi di Petrarca o nei film con Totò Latto fondante della nascita di Roma è legato anche a una deportazione di massa, quelle perpetrata ai danni delle donne sabine, raccontata da Tito, Varrone, Livio e immortalata da Sodoma, Pietro da Cortona o Poussin, concentrandosi sui risvolti osé della "caccia" e lasciando spesso in secondo piano lepisodio successivo della pax siglata, grazie al buon senso delle rapite, tra i padri giunti a Roma per liberarle e i neo mariti predatori. Pulizia etnica delle origini quella del Ratto delle Sabine, violenza mitica come lo è il Ratto dEuropa, con Giove nei panni di un toro che porta via la terrorizzata ninfa, impresso nella kylix del Museo civico di Rieti. La ceramica è uno dei pezzi più interessanti delle 120 testimonianze che, al Vittoriano, di fronte alla mostra di Giotto, ricostruiscono le vicende dei Sabini, popolo dItalia dalla storia al mito (a cura di Alessandro Nicosia e Maria Grazia Bettini, fino al 26 aprile, ingresso gratuito). Alla realtà storica appartengono le mappe seicentesche che disegnano il territorio in cui, intorno a "Riete", tra X e IX secolo a. C. si insediarono gli antichi Sabini. Uno "stato" che si estendeva fino ai centri umbri di Cascia e di Norcia, da cui veniva la madre dellimperatore reatino Vespasiano di cui questanno si celebrano i 2000 anni dalla nascita. La piccola mostra del Vittoriano - che si integra benissimo con quella che il 27 marzo sarà dedicata al Colosseo ai Flavi (Vespasiano e i suoi figli) - propone, a cura di Giovanna Alvino, reperti trovati nellabitato di Cures, che diede in natali a due re romani, Tito Tazio e Numa Pompilio, come le ceramiche del Museo di Fara Sabina che ha prestato anche, scoperti nella necropoli del Colle del Forno, un trono in terracotta, pendenti e borchie doro, un lituo in bronzo, strumento degli auruspici. La seconda delle quattro sezioni che compongono la rassegna è dedicata, per la cura di Maria Grazia Bernardini, al "Ratto delle Sabine nellarte". Dal Quattrocento di Bartolomeo di Giovanni (dalla Galleria Colonna) al Novecento di Primo Conti, gli stili cambiano, seguendo i costumi dei predatori: abiti ora allantica (Nicolò Bambini) ora aggiornati alla moda dei tempi dellHistoria de Tito Livio (la miniatura trecentesca, prestata da Parigi, con i soldati che indossano la cotta medievale) o di Tiepolo (la tela del museo di Helsinki è una delle migliori). Ma costante è la disinvoltura nellambientare il raid in una Roma-Sabina già dotata di Pantheon e Colosseo. E di mostrare il seno delle sabine strappate alla loro terra. Un Ratto che, nel polittico di W. Schoenfeld del 2005, diventa esplicita, pacchiana orgia. Ma non è certo questo il pezzo migliore della sezione che, tra versi, spezzoni e manifesti di film, da Petrarca a Totò, chiude la mostra nel segno della fortuna odierna del mitico rapimento.