È possibile essere turista della scienza a Roma? Visitare collezioni di strumenti, raccolte naturalistiche, antichi musei e moderni laboratori con la stessa facilità con cui oggi si può entrare nelle numerose e splendide gallerie della Capitale per godersi i capolavori dell'arte di ogni epoca? Diversi anni fa mi posi questo problema e iniziai una sistematica ricognizione di tutte le strutture scientifiche, pubbliche e private, che ammettono visite del pubblico. I risultati di quella paziente ricerca furono incoraggianti e sconfortanti nello stesso tempo. A strutture piccole ed efficienti, che si rinnovavano conservando una costante disponibilità alle visite (come per esempio molti dei musei scientifici universitari), se ne affiancavano altre che per anni restavano nell'ombra per mancanza di personale e di fondi o per l'improvvisa indisponibilità della sede. Clamoroso fu il caso del Planetario, un tempo in piazza Esedra, poi eclissatesi (è il caso di dire) per oltre due decenni prima di fare la sua sospirata ricomparsa all'Eur. Le cose oggi non sono tanto cambiate. A Roma, unica grande capitale europea priva di un moderno «Science Center», poter contare almeno su una rete di piccoli centri di diffusione della cultura scientifica (il museo multipolare, come lo battezzò qualcuno per consolarsi), bene organizzati, disponibili a spalancare le porte al pubblico, è fondamentale. Ma l'appartenenza a differenti amministrazioni e la mancanza di un coordinamento ha reso, nel passato, questa impresa davvero ardua. Così come un compito improbo appare la realizzazione della Città della Scienza (iniziata negli anni '90 dall'indimenticabile professor Antonio Ruberti) che difficilmente potrà portarsi a compimento senza un intervento finanziario ad hoc da parte del governo. Non sono mancati i progetti di validi architetti, che di volta in volta hanno individuato le aree della città idonee ad ospitare la struttura: da via Giulia (nel cuore del centro storico), all'ex Mattatoio, fino all'ex Gazometro. E forse non è casuale che quest'ultima scelta, che sembrava quella buona per la nascita almeno di un primo nucleo del progetto, sia ora bloccata a causa di un problema ambientale: l'insostenibile inquinamento da idrocarburi che tutt'ora affligge il sottosuolo di quella dismessa area industriale. Roma, che non riesce a valorizzare adeguatamente la cultura scientifica, è anche la città che ancora oggi non trova il modo di smaltire correttamente, con gli strumenti della scienza e della tecnica, la parte peggiore del suo metabolismo (ogni anno 40 milioni di tonnellate di gas di scarico, 300 milioni di acque reflue e 1,5 milioni di rifiuti solidi). Capitale di governi nazionali che da decenni mantengono i finanziamenti per la ricerca alle più basse percentuali in Europa (1 sul Pil); e di imprese che non hanno il coraggio di investire in ricerca e sviluppo: cosa che ormai anche alcuni Paesi emergenti, come la Cina, hanno capito essere indispensabile.
Il business della scienza
A Roma, non esiste un moderno Science Center, ma ci sono piccoli centri di diffusione della cultura scientifica. Questi centri sono bene organizzati e disponibili al pubblico, ma l'appartenenza a diverse amministrazioni e la mancanza di un coordinamento rendono difficile la loro realizzazione. La Città della Scienza, iniziata negli anni '90, è stata progettata da architetti, ma il progetto è bloccato a causa di problemi ambientali. La città non valorizza adeguatamente la cultura scientifica e non trova il modo di smaltire correttamente i suoi rifiuti. Roma è capitale di governi che mantengono finanziamenti per la ricerca a bassi livelli e di imprese che non investono in ricerca e sviluppo.
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