Edifici di valore storico, depositi e terreni del ministero in bella mostra al Mipim di Cannes. Il motivo? La Russa batte cassa per coprire il buco dovuto ai tagli del collega Tremonti Che ci fa un rude uomo d'armi come Ignazio La Russa nella suadente Cannes? Tranquilli, il sorridente ministro della Difesa non ha sfilato alla Croisette e il cinema non c'entra nulla. È solo una questione di affari, una partita da qualche miliardo di euro che potrà servire a rimpinguare le casse del ministero, impoverite dai tagli di Tremonti per 831,1 milioni di euro, il 4 per cento dell'intero bilancio. Per coprire il buco La Russa dismette la mimetica e indossa i panni dell'uomo d'affari, aprendo uno stand, affidato al sottosegretario forzitaliota Guido Crosetto, al più grande salone internazionale del real estate, il Mipim di Cannes in programma dal 16 al 19 marzo. Qui il governo italiano ha messo in mostra mille immobili, ex caserme e depositi dal grande valore architettonico. Tra cui, per citare solo il più famoso, l'Arsenale di Venezia. Parola d'ordine: vendere, o quanto meno affittare, ai privati. Per farlo, senza dover chiedere permesso a colleghi ministri guastafeste, La Russa sta preparando la costituzione di una società privata, la Servizi difesa spa. Che farà da agente immobiliare e da general contractor per armi e approvvigionamenti dell'esercito, superando intoppi burocratici e intromissioni mal sopportate: un giro d'affari che il sindacato Rdb-Cub quantifica in 4-5 miliardi l'anno. Non solo: la nascente Servizi difesa spa, nel prossimo futuro potrà anche «affidare in concessione o in locazione», infrastrutture utili a «installare impianti energetici», come prevede il ddl 1195 in discussione al Senato. Quello, per intenderci, il cui articolo 15 è titolato: Energia nucleare . Il ddl 1373 per ora è in sosta al Senato. Lo ha presentato lo stesso ministro La Russa, insieme ai colleghi Tremonti e Scajola. Quando la legge sarà approvata, si prevede entro l'estate, il dicastero potrà creare una nuova società per azioni sotto il suo totale controllo, i cui manager saranno di stretta nomina ministeriale, che avrà il compito di provvedere alle esigenze di approvvigionamento dell'esercito e di mettere a profìtto l'immenso patrimonio della Difesa, il cui valore stimato è di 4 miliardi di euro: un vero e proprio centro di committenza, un grande contractor che, sul modello dell'esercito americano, gestirà in totale autonomia i rapporti con l'industria delle armi e dei servizi legati all'esercito. «Si tratta di un preciso progetto di privatizzazione dell'intero reparto della Difesa», accusa Massimo Solferini, sindacalista dell'Rdb-Cub e dipendente del ministero. «Secondo la legge, il ministero potrà cedere alla spa anche tutto il suo personale civile, si tratta di circa 30mila dipendenti, che passerebbero da un contratto di tipo pubblico a uno privato. Non solo, mentre oggi il dicastero agisce con criteri trasparenti, ha le sue direzioni generali che indicono appalti secondo precise regole, domani tutte le commesse saranno gestite dalla nuova spa. Un accentramento di funzioni che a nostro parere rappresenta una sottrazione di democrazia», spiega Solferini. Ma la partita più succosa è quella immobiliare. Anche il governo Prodi aveva provato a far cassa con caserme e terreni della Difesa. Con la Finanziaria del 2007 il ministero allora guidato da Arturo Parisi aveva girato all'Agenzia del demanio, diretto da Elisabetta Spitz, la gestione di numerosi immobili di pregio, per promuovere, «alla ricerca del migliore equilibrio fra ispirazione pubblica e strumenti di tipo privatistico», la valorizzazione dei beni. Dei quattro pacchetti previsti va in porto solo il primo, 201 immobili (36 in Veneto, 28 in Emilia Romagna, 26 in Piemonte, 25 in Lombardia). Il demanio e i Comuni interessati propongono ai privati una concessione cinquantennale, vagliano progetti che trasformano in aree residenziali, commerciali o pubbliche gli spazi. Nel piano si inserisce anche il ministero delle Politiche sociali, che in quei mesi stava mettendo a punto il piano casa da 550 milioni, poi bloccato dal governo Berlusconi appena insediato. «Una parte degli immobili avrebbe dovuto avere funzione abitativa, tramite io strumento del social housing. Il nostro piano prevedeva il passaggi da casa a casa per le persone sotto sfratto, tramite l'uso del patrimonio edilizio già esistente, finanziando il recupero e l'uso di 12mila appartamenti, in parte case popolari non utilizzate. In parte immobili della Difesa», spiega Massimo Pasquini, ex dirigente del ministero allora guidato da Paolo Ferrero. «Purtroppo le Regioni decisero di utilizzare gli immobili per operazioni puramente commerciali», aggiunge Pasquini, che oggi è un dirigente del sindacato Unione inquilini. Da qui parte La Russa. In estate, con la legge 133, la manovra estiva, viene concessa al ministero la possibilità di dismettere direttamente i propri immobili, anche col sostegno di società pubbliche. I proventi delle vendite potranno essere incamerati direttamente dalla Difesa, ma solo col beneplacet del presidente del Consiglio e di viale XX Settembre. Per questo, il ministero della Difesa, per ora, preferisce discutere coi privati in termini di baratto, più che di denaro sonante: in cambio della concessione di un bene ai privati, il dicastero chiederà lavori di ammodernamento o costruzione di altri immobili, in modo da non lasciare spazio alle pretese del vampiro Tremonti. Quando ci sarà la Servizi difesa spa, la musica cambierà: la società potrà prendere in gestione direttamente i beni, venderli e incamerare i profitti. Dal progetto sparisce ogni ipotesi di utilizzo sociale degli immobili: potranno essere venduti o affittati al miglior offerente, come afferma lo stesso ministero nella brochure presentata a Cannes. In collaborazione, ovviamente, coi Comuni, a cui chiedere, tramite un accordo di programma il cambio di destinazione d'uso del bene: da caserma a grande albergo o residenza di lusso, il passo è breve. Anche perché questi immobili sono spesso di grande pregio, in molti casi veri e propri monumenti. Non è un caso, dunque, la preoccupazione di Italia nostra. «Qualsiasi vendita deve essere approvata dalle direzioni regionali del ministero dei Beni Culturali, che deve valutare se quell'immobile rappresenta un documento della storia del Paese. Rientrano in questa categoria anche le caserme. In caso di concessione, inoltre, il ministero dei Beni culturali deve controllare che l'immobile sia correttamente restaurato e che non sia sottratto al godimento pubblico», spiega Giovanni Lo Savio, presidente di Italia nostra. «E' molto difficile che gli immobili messi in mostra a Cannes dal governo possano superare questi limiti. Eppure La Russa ha fatto finta di niente, né il ministro dei Beni culturali è intervenuto». Un'ultima chicca sull'affaire Difesa spa. Il ddl 1195, quello che all'articolo 15 dà il via libera alla centrali nucleari, prevede la possibilità di utilizzare aree di proprietà del ministero della Difesa per impianti energetici «destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia», anche tramite «accordi con imprese a partecipazione pubblica o privata». In era di ritorno al nucleare, di turbogas, rigassificatori e termovalorizzatori, non è roba da poco. La Russa, il manager in tuta mimetica, farà affari anche in questo campo? Alcuni tra i beni in vendita Caserma Montebello (Esercito) Milano Caserma Cadorna (Esercito) Legnano Caserma Mardichi (Esercito) Torino Caserma La Marmora (Esercito) Torino Stabilimenti Genio (Esercito) Pavia Depositi di Punta Cugno (Marina) Agusta Isola Palmaria - Forte Cavour (Marina) La Spezia Arsenale (Marina) Venezia Isola S. Andrea (Esercito) Venezia Caserma Tagliamento (Esercito) Bologna Caserma Cavalli (Esercito) Firenze Comprensorio San Gallo (Esercito) Firenze Castello Aragonese (Marina) Brindisi Palazzo Brasini (Areonautica) Taranto Arsenale (Marina) Taranto
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20 Marzo 2009
Difesa spa, che business.
MA
Manuele Bonaccorsi
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Artista / Persona
Bene culturale
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