Presidente Carboncini, l'Ance finanzierà un concorso internazionale rivolto agli architetti e ha individuato come zona oggetto di studio quella dello stadio. Quale futuro immagina per un'area così importante? Un nuovo stadio per il Como in periferia e un Sinigaglia a disposizione della città, per il calcio e altri sport. Bisognerebbe preservare la tribuna originaria e fare piazza pulita del resto. Inoltre credo che i parcheggi a raso nella zona siano anacronistici, devono essere interrati. Abbiamo trasformato una passeggiata in un parcheggio, è assurdo. Quello dev'essere un vero giardino, un'area completamente pedonale. In questo contesto, immagino un piccolo gioiellino di architettura moderna, uno spazio per la cultura. Proprio oggi (ieri, ndr) ho incontrato l'assessore comunale all'Urbanistica e mi è parso interessato. Verrà proclamato a breve, invece, il vincitore del concorso organizzato dai giovani della vostra associazione. In questo caso la scelta è caduta sulla zona compresa tra piazza Matteotti e Villa Geno. Perché? È un'area poco utilizzata e alla sera diventa il Bronx. Ho intravisto idee molto interessanti. Restiamo nei paraggi. Favorevole all'arretramento della stazione di Como Lago? Ha un senso sia l'ipotesi di mantenere il capolinea a Lago sia quella dell'arretramento. Nel primo caso, si potrebbe valorizzare meglio la stazione, nel secondo sarebbe necessario un progetto chiaro sull'area che si andrebbe a liberare. Ben venga la metrotranvia, ma anche le Nord dovrebbero però garantire corse per Milano più veloci e frequenti, ogni quarto d'ora. Possiamo anche collegare le due stazioni cittadine, purché il servizio sia di qualità. Per bloccare lì le auto e favorire l'uso dei mezzi pubblici per l'ingresso in città? No, non si può dire: usate le navette. Tutti vogliamo arrivare con l'auto sotto casa. A Como c'è, piuttosto, un problema di parcheggi. Si potrebbero fare interventi di qualità anche fuori terra, esistono pareti verdi che sono veri e propri giardini. Come valuta l'ipotesi della cittadella sanitaria in via Napoleona? Una buona idea, magari allargata a vera e propria cittadella degli uffici pubblici. Non vedo perché l'utente debba girare mezza città per le normali incombenze. E il campus? Lo sosteniamo da sempre. Se le facessi vedere i documenti di un convegno del 1989 sul futuro della città, scopriremmo che i temi in sospeso sono sempre gli stessi. Sono partiti solo ospedale e Ticosa. Tante operazioni sono ferme per colpa della politica. Manca un progetto strategico di sviluppo della città, un'idea complessiva. Citava la Ticosa: un'occasione persa? Si è fatta un'asta, l'ha vinta Multi. E Multi fa i suoi affari. C'è un bando che stabilisce cosa è lecito e che cosa no. Quale futuro per la Casa del Fascio? C'è solo l'imbarazzo della scelta ma bisogna trovare una sede alternativa per la Finanza. A proposito di caserme, la De Cristoforis meriterebbe una nuova vita. Condivide l'allarme sulle periferie? Ponte Chiasso non è un bel biglietto da visita. Mettere i tir sui treni e non intasare più di traffico e smog il quartiere sarebbe stato un passo avanti fondamentale. Più in generale, nelle periferie devono esserci punti di interesse, servizi, non solo residenze. Altrimenti diventano dormitori. Ha incontrato l'assessore Rallo: è vero che ha sul tavolo decine di piani attuativi? I piani attuativi non comportano stravolgimenti. Se abbatto un fabbricato e ne creo uno nuovo, costruendo meno di prima, che problema c'è? Nel caso di tre fabbriche abbandonate, non ha senso consentire un solo piano attuativo e lasciare due aree dismesse Veniamo alle note dolenti: il cemento calato in abbondanza sul Lario è colpa anche della vostra categoria? No. Le imprese nell'80 dei casi hanno solo il ruolo di esecutori, cioè creano opere finanziate e progettate da altri. È capitato anche a me di fare operazioni che non condividevo. Solo nel 20 dei casi un'impresa è anche committente. E allora chi sono i colpevoli? Serve un'amministrazione che faccia una buona programmazione, prevedendo cosa, come e dove è possibile costruire. E poi serve una committenza matura, che scelga un buon progetto e una buona costruzione. Purtroppo se mi trovo di fronte uno speculatore, che vuole un edificio brutto e che costi poco, non posso farci nulla. I Comuni sono costretti a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione? Molte amministrazioni, soprattutto quelle più piccole, stanno in piedi grazie all'edilizia. Questa è la realtà. Ultimamente in tanti hanno scelto in maniera eccessiva i Piani integrati di intervento, con la logica: ti concedo più metri cubi, in cambio di opere come asili e strade. Proprio per questo avremmo visto con favore una scelta del governo indirizzata a dare risorse ai piccoli comuni per fare opere pubbliche. Avremmo raggiunto tre obiettivi: ossigeno alle casse dei Comuni, lavoro per il settore edilizio, servizi per i cittadini. Dobbiamo aspettarci altro cemento in abbondanza nei prossimi anni? Meglio intervenire su aree dismesse piuttosto che consumare nuovo suolo. Consentire nuove edificazioni in questa fase è come dire alla Fiat, che fatica a vendere auto: ti faccio costruire più auto. Forse è meglio dare incentivi per alienare il parco macchine invenduto. Il piano casa annunciato dal governo dovrebbe consentire di demolire parte dell'esistente e ricostruire. Una mossa giusta? Certe brutture risalenti agli anni '60 andrebbero abbattute, anche a Como. Ma il governo dovrebbe anche risolvere il vero problema del nostro settore: prima di ottenere il permesso di costruire oggi passano tre anni e mezzo, contro i 30 giorni di altri Paesi. Un'indecenza. «Città e periferie rovinate dagli architetti» Affondo di Rallo, che sfratta la Guardia di finanza dalla Casa del fascio in diretta tv Como e la sua periferia? «Sono stati rovinate da architetti che non erano all'altezza». L'assessore all'Urbanistica Roberto Rallo estrae la clava, nell'affrontare un tema a lui caro fin dalle prime uscite ufficiali come esponente della giunta Bruni: lo stato delle periferie. E, ospite ieri sera della trasmissione "Trenta denari" a Etv, si è lanciato in un atto di accusa nei confronti di una «progettazione che non è all'altezza della nostra tradizione », Rallo non ha dubbi: «La nostra città negli ultimi trenta-quarant'anni è stata rovinata dall'architettura. Ed è triste constatare che dall'università e dalle riviste di qualità non emerge un grido di dolore nei confronti di quegli architetti». Tradotto: «Abbiamo poche speranze. Perché la qualità progettuale non si concilia con le esigenze del cittadino di vivere in una città meravigliosa». Secondo il nuovo assessore il brutto è un po' ovunque, nella città capoluogo: «Monte Olimpino, Sagnino, Rebbio, Albate. Quando vediamo questa architettura della periferia ci rendiamo conto che la città è stata imbruttita. E che gli ultimi interventi di grande qualità si abbiamo avuti nel ventennio fascista ». Una periferia «senz'anima e senza cultura» secondo Rallo, che non ha mancato di criticare anche la convalle: «Molto bella, ma con esempi non all'altezza». Un esempio? «La parte nuova della sede del Comune. A cui, come voto, darei un 4 meno meno meno». Nel corso della diretta televisiva, poi, il responsabile dell'Urbanistica per Palazzo Cernezzi è intervenuto anche sul futuro della Casa del Fascio di piazza del Popolo: «Oggi - ha detto - dobbiamo notificare lo sfratto alla guardia di finanza, perché non è possibile che quell'edificio sia occupato da un'istituzione importantissima e che dobbiamo ringraziare per come ha conservato il Palazzo, ma che non può occupare quello che per la nostra città è monumento all'arte contemporanea». Avviso di sfratto raccolto dal comandante provinciale delle fiamme gialle, Rodolfo Mecarelli: «La finanza ha preservato Palazzo Terragni, soprattutto negli anni in cui non era vincolato dalla Soprintendenza ». Non poteva ovviamente mancare un cenno al futuro della Ticosa, oggetto di un botta e risposta con il presidente della Commissione Urbanistica di Palazzo Cernezzi Mario Lucini, il quale ha detto che «la pratica dell'ex tintostamperia è stata gestita male, anzi: molto male». Roberto Rallo, dal canto suo, ha ammesso che la pratica non è stata gestita al meglio negli ultimi anni: «Dobbiamo recitare un mea culpa generale», affermando che il progetto Ticosa è stato come produrre «un topolino, comunque importante perché finalmente riqualifica un'area che si incontra appena si entra nella convalle».
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