Quinto appuntamento per la rassegna leccese dedicata all'arte sacra contemporanea, tema che, malgrado di difficile maneggio, ha una sua cogente attualità anche alla luce dell'ingresso ufficiale del Vaticano tra i padiglioni internazionali della Biennale di Venezia, previsto per l'edizione 2011. Promossa dall'Arcidiocesi di Lecce (coadiuvata dal ministero per i Beni e le attività culturali, dall'Ufficio nazionale per i Beni ecclesiastici, dall'assessorato al Mediterraneo della regione Puglia, dalla Provincia e dal Comune di Lecce) la quinta edizione della Triennale di arte sacra contemporanea, curata da Toti Carpentieri, si inaugura oggi (ore 11) nell'antico Seminario di piazza Duomo. Strutturata per statuto in tre distinte sezioni, la mostra offre ancora una volta l'occasione per discutere di trascendenza, di rapporto con il divino, all'interno di una società che solo in apparenza sembra anestetizzata alle questioni della sacralità. Ruolo, peraltro, squisitamente esclusivo dell'arte del passato, la cui confidenza secolare con il sacro, sia pagano che cristiano, era così stretta che ci impone di chiederci sotto quale forma sopravviva o si celi nella nostra contemporaneità. Oggi forse, mutatis mutandi, il sacro è un territorio più vasto in cui si possono riconoscere sia le istanze di religioni e credi diversi sia i valori inviolabili della laicità. Insomma, sacro può anche intendersi come il rispetto assoluto verso qualcosa che non può essere offeso, e non solo ciò che si è manifestato nell'atavica idea del divino. Molti degli artisti del Novecento e di questo primo scorcio di Duemila, da Paul Gauguin a Francis Bacon scendendo a Maurizio Cattelan, Andrea Serrano o Bill Viola (solo per citarne alcuni) lo hanno dimostrato con partecipata spiritualità. Lo sottolinea, del resto, Pietro Marino, nel prezioso contributo in catalogo (contiene anche saggi dello stesso Carpentieri e di Achille Bonito Oliva), ricordando la posizione del cardinale Gianfrano Ravasi, una sorta di ministro della cultura della Chiesa, che ha auspicato per l'arte sacra una maggiore sintonia con le forme della modernità, così come è invece già avvenuto per l'architettura. Un mancato traghettamento verso il contemporaneo che l'arte sacra, per antonomasia, non ha compiuto del tutto forse perché è ancora rimasta legata ad un repertorio di simboli e di iconografie standardizzate. E' proprio partendo da questo poderoso bagaglio teorico che la Triennale leccese prova a individuare delle vie d'uscita. Punto di forza della manifestazione è la sezione «Sacra», con l'installazione de «I dormienti» di Mimmo Paladino (che ha già girato l'Italia ed è stata presentata in Puglia in occasione di «Intramoenia 2007»), ospitata nella cappella di San Gregorio Taumaturgo dell'antico Seminario. Ambientazione che consente di estrapolare una rinnovata linfa comunicativa da un'opera che nelle sagome di umani addormentati, dunque inermi, quasi dei calchi pompeiani di quei sventurati sorpresi nel sonno, coagulati nel loro effimero stato onirico, rimanda alla ineluttabile caducità dell'esistenza. La scelta di Paladino non è casuale, essendo egli un'artista impegnato da tempo nella ricerca di nuove modalità espressive in cui calare una materia, quella del sacro, bisognosa di una coinvolgente levità. Obiettivo che ha già perseguito, soprattutto in Puglia, dove ha realizzato le porte della chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo, e quelle per San Giovanni Battista a Lecce (si è occupato anche della suppellettile liturgica interna). «Exempla. Il Battesimo porta della fede» è invece una collettiva che si propone, con l'ausilio di una ventina di artisti, di indagare questo sacramento anche in merito alle recenti indicazioni prospettate dalla lettera pastorale dell'Arcivescovo di Lecce. Diverse le risposte creative che oscillano tra enfasi simbolista, caute figurazioni e più misurate stesure aniconiche. La terza sezione della Triennale ospita gli 86 selezionati per il premio «Paolo VI 2009» assegnato a Giulio Di Mitri. Con l'artista tarantino anche altri sei premi-acquisto per Nino Luca, Giovanni Scupola, Teresa Vella, Giovanni Fabbri, Giovanni Corallo, Filippo Lanci, i cui lavori troveranno asilo nella Gasc, la Galleria di arte sacra contemporanea di Lecce. Istituita in concomitanza con la Triennale, ne attinge le migliori proposte che accrescono il suo inusuale percorso espositivo.