Torino - Madre Santa! Sono già trascorsi sei anni da quando le cronache si crogiolavano sulla vicenda del Crocefisso in argento, opera del Giambologna, offerto al Comune di Torino per un paio di miliardi o giù di lì dall'antiquario Giancarlo Gallino. Che putiferio. L'allora assessore alla cultura Perone aveva già pronta la delibera d'acquisto per assicurare al Museo Civico di Palazzo Madama, chiuso come lo è ancora oggi, un importante pezzo da collezione e invidiato da altre istituzioni culturali italiane. Ma su iniziativa di alcuni privati, mossi da sentimenti non certo benevoli nei confronti dell'antiquario, cominciarono a circolare voci sull'autenticità del capolavoro insinuando che fosse opera di un allievo e non del maestro (attivo e ben noto in quel di Firenze per le sue magnifiche statue e per i lavori d'alta oreficeria). Il Comune nel dubbio di essere gabbato o di impegnare risorse eccessive preferì farsi indietro mentre andavano avanti denunce, querele, e sproloqui dei saccenti, alcuni del tutto sprovveduti e intenti soltanto a fornire materiale per titoloni sui giornali, altri capaci ma decisi a sentenziare comunque senza neppure aver visto la scultura in questione. Fino a che un magistrato ha messo la parola fine al pasticciaccio decretando che sull'opera e sull'antiquario s'era riversato un mare di spropositi e di gratuite cattiverie. Il Crocefisso ne è uscito salvo e spogliato da ogni dubbio: era ed è autentica opera proveniente dalla bottega del sommo Giambologna; uno storico che s'era pronunciato a sfavore pubblicamente ha ritrattato in privato le accuse d'allora; l'antiquario ci ha rimesso ingiustamente le penne non avendo concluso la trattativa con il Comune e dopo anni (due è durata soltanto la causa) non gli rimane che il piacere di mostrare la scultura agli amici ed agli studiosi che continuano ad essere affascinati dalla medesima. E la soddisfazione, dopo tanta cronaca velenosa, del modesto risarcimento di sporadiche "errata corrige", non è da mettere in conto perché è davvero poca. Insomma tanto rumore (e parecchi danni) per nulla. Che in animo il Gallino covi qualche risentimento per quanto avvenuto appare giustificato: ecco perché invece di presentare a Torino il nuovo capolavoro di certa mano del Michelangelo, ha preferito la vetrina di Firenze, città per tanti versi più internazionale e soprattutto amica.