Parte dall'edilizia popolare il piano casa presentato da Silvio Berlusconi e dal suo Governo. È previsto, a tal proposito, un intervento da 550 milioni di euro da concordare con le regioni per case da affittare a giovani coppie, anziani, studenti e immigrati regolari con diritto di riscatto. In base alle previsioni, dovrebbero venir costruiti fin da subito 5 - 6 mila alloggi popolari. Ma la parte più consistente della manovra riguarda una liberalizzazione generale dell'edilizia. Nelle Regioni che accetteranno il piano, in sostanza, sarà possibile incrementare del 20 per cento le cubature degli immobili esistenti: l'ampliamento dovrà essere eseguito in contiguità al fabbricato esistente o, se giuridicamente o materialmente impossibile, anche realizzando un corpo edilizio separato avente carattere accessorio; in caso di edifici composti da più unità immobiliari l'ampliamento potrà essere chiesto anche da singoli separatamente. Per quanto riguarda gli immobili costruiti prima del 1989 e non sottoposti a tutela, sarà possibile abbatterli per adeguarli agli odierni standard qualitativi, architettonici ed energetici: anche in questo caso, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, verrà concesso di ricostruirli con un aumento di cubatura del 30 per cento, del 35 in caso di utilizzo di tecniche costruttive di bioedilizia o che prevedano il ricorso ad energie rinnovabili. Almeno venti per cento di volumi in più su tutti gli immobili residenziali Preoccupazione fra chi teme che l'allentamento dei vincoli produca danni Sono previsti, inoltre, sconti fiscali del 20 per cento sugli oneri dovuti al Comune per chi attua interventi di costruzione o di trasformazione edilizia e del 60 se si tratta di prime abitazioni. Facciamo qualche esempio. Una villetta di 120 metri quadrati può "crescere" di un paio di stanze da nove metri ciascuna. Una casa con il box interrato può trasformarlo in stanza abitabile, per costruire il garage altrove. Il condomino del quarto piano che ha fatto un figlio in più può chiudere il suo balcone trasformandolo in volume pieno, anche se quello al piano di sopra e quello al piano di sotto non ha intenzione di farlo. Insomma, liberi tutti. Il piano casa prevede anche un più facile ricorso alla dia (denuncia di inizio attività) e uno snellimento dell'iter per le autorizzazioni paesaggistiche in aree vincolate come quelle del lago; saranno più severe, in compenso, le sanzioni per gli abusi. Non sono mancate le reazioni negative: il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha parlato di «proposta pericolosissima per l'incolumità del paesaggio e dei centri storici. Berlusconi - ha aggiunto il leader del Partito democratico - parla di aggiungere due o tre stanze alle ville, dimostrando così di non sapere come vivono gli italiani che stanno in condomini al terzo o quarto piano e che, in base alla sua proposta, dovrebbero aggiungere le stanze sui pianerottoli». Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, il piano-casa annunciato dal premier è «una liberalizzazione della speculazione ideata con la scusa della crisi economica, ancora peggiore dei condoni in quanto è a costo zero». Timori a Stazzona e Peglio STAZZONA - «Non condanno a priori il piano casa di Berlusconi, ma non posso nemmeno chiudere gli occhi dinanzi a certi scempi commessi nel territorio da costruttori senza scrupoli ». Esordisce così, nelle sue valutazioni sul proposito del Governo di incentivare il mattone, Sandro Calzoni, vicesindaco di Stazzona e vicepresidente della comunità montana. Il paesino della Valle Albano di cui è stato anche sindaco dal 1990 al 2004, a dire il vero, è uno dei pochi che si è salvato dall'assalto del cemento di questi ultimi anni, ma nei dintorni è stato un continuo sorgere di prime case: «Speculazioni edilizie ne sono state fatte abbastanza. Anche a Stazzona non sono mancate richieste in tal senso: c'è chi avrebbe voluto addirittura andare a costruire nell'incontaminato ambiente della pineta. Siamo riusciti, per fortuna, a respingere i vari tutti i vari progetti pericolosi. Il piano casa serve a rilanciare l'economia? Può darsi, anche se nessuno ha ancora capito esattamente la vera portata di questa crisi, ma in ogni caso ritengo indispensabile ponderare bene una simile strategia, al fine di capire in che proporzione possa prestare il fianco anche alla speculazione, soprattutto in territori come il nostro, dove il contesto paesaggistico incrementa il valore del mattone. Per adesso - conclude il vicesindaco di Stazzona - mi sembra una proposta abbastanza ambigua». Anche a Peglio, ridente paesino della montagna gravedonese, l'amministrazione in carica è riuscita finora a rintuzzare gli attacchi dei costruttori: «Abbiamo respinto diversi progetti che non ci parevano consoni alle effettive esigenze locali e che avrebbero rischiato di stravolgere la fisionomia del paese - afferma il sindaco, Giorgio Feloj - Il territorio, del resto, è la nostra vera ricchezza e, una volta compromesso, non lo si recupera più. Non escludo che il piano casa del Governo contenga degli aspetti positivi, soprattutto riguardo all'edilizia popolare, ma nel contempo non posso nascondere fondati timori per quel che potrà succedere senza adeguate contromisure contro la speculazione. Mi meraviglia, tra l'altro, che in Alto Lario nessuno abbia ancora deciso di intervenire per arginare un fenomeno già fin troppo evidente». Luigi Lusardi, primo cittadino di Domaso, invoca innanzitutto una politica dell'edilizia uniforme per il territorio: «Il boom delle costruzioni ha colto impreparate le amministrazioni locali: regolamenti che andavano bene da anni per la gestione del territorio sono risultati improvvisamente inidonei a fronteggiare l'avanzata del cemento. Ci vuole un organismo preposto sovracomunale che dia direttive comuni e interpreti le normative nazionali nella maniera più consona per il territorio. Fatta questa premessa - aggiunge Lusardi - anche il piano casa del Governo potrebbe essere applicato correttamente in Alto Lario e favorire l'economia nel rispetto del territorio». Dongo: il cemento al posto della ghisa DONGO - Fino all'approvazione del piano di governo del territorio, i Comuni non possono dar corso all'approvazione di programmi integrati di intervento in variante, fatta eccezione per infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico di carattere strategico ed essenziali per la riqualificazione dell'ambito territoriale. Così recita la legge regionale 4 del marzo 2009, che indica nuove disposizioni in materia di territorio e opere pubbliche. Anche il discusso piano integrato dell'area portuale Cagiva, stando alle nuove norme, dovrebbe dunque rimaner congelato, visto e considerato che il Comune non dispone ancora del pgt. Su 40mila quadrati affacciati a lago, dove si trovano capannoni industriali dismessi che occupano 57.450 metri cubi, l'amministrazione comunale ha presentato un piano di riqualificazione che prevede 42mila metri percorso ciclo - pedonale. «Nei mesi scorsi il consiglio comunale ha approvato il piano d'inquadramento - interviene il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri - . Non si tratta dell'approvazione definitiva del piano integrato, che di conseguenza rimane subordinato all'entrata in vigore del pgt, strumento indispensabile per lo sviluppo territoriale. La riqualificazione dell'area portuale dello stabilimento è condivisibile, a patto però che venga trasformata in senso turistico - alberghiero e in parte artigianale, in modo da risultare al servizio dell'Alto Lario. Tante nuove seconde case, invece, dopo qualche immediato beneficio si rivelerebbero improduttive». L'iter del pgt è iniziato, anche se spetterà alla futura amministrazione portarlo avanti fino all'adozione definitiva. Per Dongo si tratta di un passo a dir poco decisivo, visto che l'attività edilizia cubi di nuove costruzioni residenziali (con il vincolo di almeno 20 appartamenti di edilizia convenzionata e di una fascia centrale da destinare a terziario e commerciale) e, a spese del privato, una piazza per il mercato, un edificio per scopi museali, un parcheggio con 155 posti auto al servizio del centro paese e un tratto di è tuttora regolata da un piano di fabbricazione vecchio di oltre trent'anni: «Ci siamo trovati a dover gestire un piano risalente al 1975 - sottolinea l'assessore Angelo Quarenghi - . Perché non è stato mai sostituito da un prg? Bisogna chiederlo a chi ha amministrato a lungo in precedenza». Sindaco per tre legislature, Moreno Carboni ribatte così: «Negli anni '90 avevamo messo mano al nuovo strumento urbanistico, incaricando il compianto ingegner Riccardo Colombo. Era pressoché pronto, ma nel frattempo sono subentrate nuove norme, tra cui il piano provinciale, al quale occorreva attenersi, e non siamo riusciti a renderlo attuativo. Mi preme comunque far notare - conclude l'ex primo cittadino - che il nuovo pgt riprende per almeno l'80 per cento il lavoro fatto a suo tempo per il prg». Pandakovic: «Passo indietro di due secoli» COMO - «La possibilità di ampliare del 20 per cento qualsiasi immobile ci riporta indietro di due secoli». È la prima e amara constatazione dell'architetto Darko Pandakovic, noto professionista comasco e sindaco di Brunate, docente di architettura del paesaggio e neo-presidente dei Lions di Cernobbio, oltre che esponente del Fondo ambiente italiano, dinanzi al piano casa di Berlusconi. «È esattamente da duecento anni che l'edilizia non è più lasciata alla gestione individualistica e arbitraria dei cittadini e occorre anche considerare, tra l'altro, che a quell'epoca la parola speculazione era ancora sconosciuta. Si sta perdendo, a mio avviso, il senso delle istituzioni - prosegue Pandakovic - con il cittadino che può costruire liberamente di sua iniziativa in barba a qualsiasi parere di commissioni di esperti. È una cosa folle e preoccupante, soprattutto in un ambito come il nostro, fra Como, Sondrio e Varese, che risulta quello a maggior densità abitativa in Europa. Cosa succederà, in modo particolare, sul Lario, dove negli ultimi anni sono stati compiuti disastri non da poco? Senza più regole è facile immaginare quali saranno le conseguenze. L'ambiente e il paesaggio rappresentano la peculiarità e la ricchezza del territorio lacustre: una volta rovinati, purtroppo, non si recuperano più». I timori di Pandakovic crescono alla luce degli orientamenti politici locali: «In sede di amministrazione provinciale, nei giorni scorsi, Forza Italia ha preteso di anticipare la manovra governativa per la liberalizzazione dell'edilizia, suscitando pareri contrari all'interno delle altre componenti del Pdl. Prima ancora di una presa di posizione del Governo, dunque, c'è chi è già propenso a dare il via libera a una manovra che, ribadisco, avrà effetti devastanti ». Effetti a cui non corrisponderanno, secondo Pandakovic, nemmeno gli annunciati benefici a livello di rilancio economico: «Il piano casa si tradurrà in un semplice travaso di denaro nel mattone. Chi ha soldi si troverà il terreno spianato per investirli nell'edilizia - sottolinea il professionista comasco - e si aprirà così, in ultima analisi, un nuovo e comodo settore di investimento. Ma a che prezzo? Lo sfregio all'ambiente sarà inevitabile e costerà caro a tutti». Il venti per cento del mostro VERCANA Lo scorso anno, dinanzi a nuovi progetti di complessi edilizi sul territorio comunale di Vercana, un gruppetto di cittadini aveva promosso una petizione per chiedere agli amministratori adeguate contromisure in vista soprattutto della stesura del nuovo piano di governo del territorio. Di quel piccolo comitato faceva parte anche Aldo Cislaghi, tecnico dell'edilizia che una volta ritiratosi dal lavoro ha lasciato Milano preferendo la quiete di Vercana. Dinanzi al proposito del Governo di incrementare l'edilizia, dice: «Significa che anche il doppio complesso immobiliare costruito in basso al paese potrà essere incrementato di un ulteriore 20 ? C'è da rabbrividire. Per creare lavoro in tempo di crisi, a mio avviso, occorrerebbe studiare altri sistemi. Le seconde case danno un beneficio economico immediato, ma alla lunga diventano un ingombrante fardello che finisce col penalizzare o addirittura compromettere un paese e un territorio. I previsti aumenti di volumetria, in particolare, mi creano non pochi dubbi: il privato che ha costruito la casetta per abitarci, nella gran parte dei casi, non ha sfruttato tutta la volumetria a disposizione e potrebbe dunque già realizzare degli ampliamenti; chi costruisce per profitto, invece, non concede un centimetro ed ora avrebbe l'opportunità di ingigantire dei complessi già fin troppo impattanti. Personalmente - conclude Cislaghi - intravedo il serio pericolo che a beneficiare delle nuove normative siano gli speculatori ». Anche un tecnico dell'edilizia tuttora in attività, Davide Peverelli, geometra con studio a Sorico, sottolinea i possibili rovesci della medaglia: «Le agevolazioni sono utili per la prima casa, ma il problema è che c'è sempre chi è pronto ad approfittare. Ricordo, per esempio, la normativa sui sottotetti, anch'essa, in linea di principio, valida: con spese non eccessive, infatti, un genitore poteva ricavare l'appartamento per il figlio che stava per sposarsi. In breve tempo, però, tale legge si è trasformata in vantaggio per gli speculatori. C'è da considerare, oltretutto, che le grosse società immobiliari dispongono di fior di avvocati in grado di trovare il cavillo giusto per ogni occasione».