Il Ministro dichiara l'archeoemergenza e commissaria le Soprintendenze che di fatto diventano «sottointendenze». La protesta dei «degradati»: il vero obiettivo sarebbe la gestione privatistica dei beni archeologici di Federico Castelli Gattinara Roma. Il 30 gennaio si è insediato il tavolo tecnico per l'area archeologica di Roma presieduto dal sottosegretario Francesco Maria Giro e creato per affrontare i molteplici problemi dell'area, non ultimo quello della sua divisione di competenze tra gestione comunale e statale materialmente simboleggiata da un muro che il sindaco Alemanno intende abbattere il 21 aprile, giorno del Natale di Roma. Ha destato tuttavia non poche perplessità l'intenzione espressa del ministro Sandro Bondi, d'intesa col sindaco Gianni Alemanno, di proporre al presidente del Consiglio dei Ministri un'ordinanza per conferire poteri straordinari sulle aree archeologiche di Roma e Ostia antica al sottosegretario Guido Bertolaso in qualità di «commissario straordinario» e all'assessore al territorio del Comune di Roma Marco Corsini come «soggetto attuatore». Prima Pompei, poi Roma e Napoli per i lavori delle linee metropolitane, ora di nuovo Roma: sembra che il Mibac si stia orientando verso un uso esteso del «commissariamento», strumento fortemente decisionista e in quanto tale per certi versi utilissimo, ma pericoloso per altri perché fuori dalla normale giurisdizione di chi lavora da anni e con competenza nelle aree in oggetto. L'articolo integrale è disponibile nell'edizione stampata de Il Giornale dell'Arte