Davvero oggi la società palermitana è meno reattiva e vigile di quanto non fosse trentanni o più addietro? In realtà cè più impegno civile e il fronte dellarte è più vivo Alla fine bisognerà forse mettersi daccordo. Questa è una città ossessionata dalla memoria o pronta alloblio e alla rimozione, volta nostalgicamente verso momenti mitizzati del suo passato prossimo o remoto o schiacciata sul presente al punto da non riuscire a volgere lo sguardo alla sua sinistra né alla sua destra? Oppure, come è più probabile, è oscillante schizofrenicamente tra una polarità e laltra? Le attente riflessioni di Marcello Benfante su queste pagine intrecciando Praga e Palermo in un analogo filo di ambivalenze sullonda lunga di Angelo Maria Ripellino, dicono di quanto la memoria possa essere un totem consolatorio, una cattiva coscienza (un tempo si diceva così), persino un alibi. Soprattutto quando i penati che ombreggiano Palermo (sempre gli stessi, da ventanni) sono diventati chiavi passepartout, figurine spolverate per spiegare tutto (quindi nulla), smussati nelle loro asperità quanto basta per decantarne la fisionomia originale, il loro carattere conflittuale e problematico, la capacità di dividere anche ferocemente anziché riunire in una condivisione fittizia, cedendo (loro malgrado) qualcosa a chiunque li tiri per la giacchetta. Il problema (risaputo, per carità) è che la memoria è selettiva, strumentale: non soltanto perché, al pari di un programma photoshop, filtra, scarta e assembla a secondo dellimmagine che vuole configurare Ma anche perché influenza e suggestiona lo sguardo sul presente, talvolta ne decolora il paesaggio lasciando che venga assorbito in ununica nebbiolina uggiosa di fronte a cui le stagioni trascorse sembrano irradiare una potenza salvifica mancata per un pelo. Il destino cinico e baro palermitano: le premesse ci sono tutte, qualcosa o qualcuno giunge sempre a mandare tutto a gambe allaria condannandoci alla nostra estenuata decadenza. E invece talvolta basterebbe cambiare un poco langolo di visuale, e tentare qualche confronto. Per esempio: davvero oggi la società palermitana è meno reattiva e vigile di quanto non fosse trentanni o più addietro? Quotidiani alla mano, e anche facendo la tara dellattuale situazione di deriva morale che è dellintero sistema-nazione o di quello che ne rimane, non sembra che il sacco edilizio sia stato contrastato con maggiore forza rispetto alle voci che più di recente si sono levate per impedire la demolizione di una palazzina o per tentare di realizzare un giardino laddove vi è una discarica. Né che negli anni di Lima sindaco e Ciancimino assessore - lontane le verità giudiziarie, insistenti le voci e gli indizi - i cittadini si siano messi in fila per chiedere le dimissioni degli amministratori, come è successo di recente nei confronti di una sindacatura fallimentare sino allignavia. Certo, si tratta sempre di minoranze, come è stato anche in passato e come le ultime consultazioni elettorali dimostrano sin troppo chiaramente. La rifrazione ingannevole della nostalgia riguarda semmai la soglia di percezione, lo spazio dellimmagine e della rappresentazione. Siamo così sicuri che alcuni romanzi di Alajmo o di Calaciura, i film di Ciprì e Maresco, il teatro di Emma Dante (o anche di Consolo, per unaltra generazione: solo alcuni nomi, nessuna pretesa di regesto) non esprimano oggi una tensione civile, una carica di indignazione morale, una capacità di lettura del presente almeno pari a quella di periodi rievocati a ogni occasione? Senza che nel sul loro operato si registri (come è giusto che sia) una unanimità di consensi che, in passato, non riguardava neppure lopera di Sciascia o quella postuma di Lampedusa. Anzi: le loro figure hanno diviso, violentemente (anche lo stesso Sciascia dallautore del Gattopardo, salvo fare ammenda negli ultimi anni), urticando e non solleticando la sensibilità culturale del tempo. Piuttosto, vorrà pur dire qualcosa che a una autrice come Emma Dante venga offerta la regia della prima della Scala per la prossima stagione, o che il suo ultimo spettacolo venga coprodotto dal teatro Mercadante di Napoli, mentre a Palermo il suo lavoro si è ritagliato il portofranco della Vicaria. Ma questo ha a che fare con la politica culturale delle istituzioni (sulla cui latitanza su questo giornale sono apparsi tanti articoli da riempire interi scaffali), e non con la vitalità di una situazione culturale, e bisogna fare attenzione a non confondere o sovrapporre gli ambiti, anche se ovviamente una attenta politica istituzionale può servire, e molto, non soltanto come mero supporto finanziario ma anche come capacità di rendere quelle ricerche lo specchio in cui la città può riconoscersi e di favorire lo scambio di esperienze anche a livello internazionale. Quanto alla mia esperienza, sono molti i concerti, gli spettacoli teatrali, i dibattiti a cui ho faticato a trovare posto, segno di una volontà di partecipazione forse disorientata ma tuttaltro che assopita. Certo, sempre di cultura stiamo parlando, ed è difficile che la nostalgia assuma così esplicitamente come riferimenti il tasso di disoccupazione, la vitalità produttiva o la mobilità sociale, che pure sono indicatori non trascurabili e che nei periodi oggetto di rimpianto non sempre volgevano al bello. Ma tra i due piani le relazioni sono tuttaltro che univoche: sollevando lo sguardo dal nostro giardinetto abituale, basti pensare a Napoli - per dire: una capitale vera, di cui Palermo è spesso stata una variante dimidiata - che sulla cultura è intervenuta con investimenti ingenti, e con una lungimiranza istituzionale (strutture stabili anziché politiche delleffimero, rafforzamento delle politiche museali e delle Soprintendenze, interventi di arte contemporanea negli spazi pubblici) che non è servita a evitare il disastro mediatico e sociale degli ultimi anni. Lo scrive Saviano, in "Gomorra", constatando come i giovani killer di camorra siano, nondimeno, coetanei del rinascimento culturale un tempo così celebrato come possibile volano della città, e oggi fondale sempre di qualità ma di più modeste - meno messianiche - aspirazioni.