Nulla è diverso eppure tutto è cambiato: nella sala XXIV di Brera, la pala d'altare dipinta da Raffaello con lo Sposalizio della Vergine è sempre lì, al centro, fra il Cristo alla Colonna del Bramante e la pala Montefeltro di Piero della Francesca. Però è ancora più bella di prima, con quella luce limpida che attraversa il porticato del tempio davanti al quale il sacerdote, ormai da 505 anni, continua a celebrare il matrimonio di Maria e Giuseppe. Per un intero anno la pala era stata trasferita in una sala contigua e restaurata in diretta sotto gli occhi del pubblico, dentro un'enorme scatola di vetro da cui ne è uscita magnifica, senza l'eff etto «lavato col Dash» che nel passato ha rovinato troppi quadri. Ma non è finita: da oggi quella sala XXIV, che accoglie la Trinità della cultura rinascimentale di Urbino, ha una nuova illuminazione, più calda e soffusa, di una qualità indefinibile: quasi da chiesa, e tuttavia non da chiesa. E ancora: proprio nella parete vuota di fronte a Raffaello, adesso viene proiettato un video che racconta, attraverso scritte in italiano e in inglese, l'iconografia del quadro, la sua storia e il restauro, il tutto accompagnato da musiche d'epoca. Di solito i video nei musei sono un tributo invasivo al gusto di un pubblico ormai abituato a guardare le immagini attraverso i mezzi elettronici invece che in originale, ma in questo caso la proiezione si insinua come un discreto sussurro all'orecchio del visitatore, forse proprio per la mancanza di una voce che di solito suona condiscendente e didattica. Rispetto alle altre stanze, l'atmosfera che qui si respira è di una sacralità particolare: da una parte le opere esposte ritrovano la loro originaria dimensione spirituale di pale d'altare; dall'altra viene loro restituita l'aura del capolavoro, massima espressione del genio umano. «Per anni non abbiamo osato toccare quest'opera che è uno dei tesori di Brera», racconta la sovrintendente Sandrina Bandera. «Sotto la vernice giallastra che si usava nell'Ottocento per consolidare i dipinti, avevamo paura di scoprire che il quadro era stato ridipinto nei precedenti restauri. Invece lo abbiamo trovato in condizioni perfette». Nemmeno le martellate con cui, nel 1958, un uomo che protestava contro «l'Italia clericale » colpì il vetro del dipinto, erano riuscite a sfregiarlo: i danni furono subito riparati dal più bravo restauratore del mondo, Mauro Pelliccioli. E d'altra parte l'atto vandalico è indicatore dell'aura di cui gode un'opera d'arte: ci si avventa infatti solo contro i simboli o contro le immagini «magiche» che esercitano un forte potere di seduzione e comunicazione col pubblico, come nel caso dello Sposalizio della Vergine. Dipinta nel 1504 per una chiesa di Città di Castello, la pala ha sempre esercitato un grande fascino perché è quasi un manifesto del Rinascimento con l'uomo al centro di un universo razionale, ordinato dalle nuove leggi prospettiche e organizzato in città ideali di cui il tempio a pianta centrale che si impone sullo fondo del dipinto era il simbolo. Non a caso Giuseppe Lechi, generale dell'armata francese che sollevò l'Italia con i valori di una nuova civiltà fondata su libertà, eguaglianza e fratellanza, se ne impossessò subito proiettando nel quadro gli ideali illuministici. Il viceré Eugenio di Beauharnais poi lo destinò alla Pinacoteca di Brera, il museo creato da Napoleone sul modello del Louvre: luogo pubblico per la cultura e l'educazione dei liberi cittadini.
MILANO - Nozze di Festa Evento Dopo un restauro in diretta lungo un anno torna nella sala XXIV della Pinacoteca di Brera la famosa pala di Raffaello
La sala XXIV del Museo Poldi Pezzoli di Brera a Milano ospita la pala d'altare "Lo Sposalizio della Vergine" di Raffaello. La pala è stata restaurata e trasferita in una stanza contigua per un anno, durante il quale è stata esposta al pubblico. Oggi, la sala è stata riaperta con una nuova illuminazione più calda e soffusa, e un video proiettato sulla parete vuota di fronte alla pala che racconta l'iconografia e la storia del quadro. La proiezione è stata realizzata in modo discreto e non invasivo, e l'atmosfera nella stanza è di sacralità particolare. La pala è stata restaurata con successo e non è stata trovata danneggiata.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo