Non vale tanto oro quanto pesa, ma molto di più. Assicurato per 3 milioni e centomila euro, il Polittico di Bernardo Daddi, che faceva bella mostra di sé sullaltare della cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo, nella chiesa del Carmine, era una delle meraviglie artistiche prodotte a Firenze dopo la morte di Giotto e prima dellavvento delle novità rinascimentali. Ci si deve immaginare la chiesa semibuia, illuminata solamente dalla luce tremolante delle candele che faceva brillare la preziosa e luccicante foglia doro, stesa sul fondo delle tavole dipinte: leffetto era magico, latmosfera mistica. Dipinto nei primi anni quaranta del Trecento, il Polittico intorno al 1745 venne smembrato e le singole tavole disperse nelle collezioni di tutta Europa. Oggi viene per la prima volta ricomposto al Museo Diocesano (fino al 24 maggio). Proprio qui si conserva uno dei cinque pannelli, quello raffigurante Santa Cecilia, donato nel 2000 dal collezionista Alberto Crespi insieme a una cospicua serie di fondi oro eseguiti tra il Trecento e il Quattrocento: studiando questa importante raccolta Paolo Biscottini, direttore del Diocesano, ha avuto lidea di rimettere una accanto allaltra le tavole. Al centro la solenne Madonna in trono, appartenuta alla prestigiosa collezione Lanckoronski di Vienna e attualmente conservata nel Museo del Castello di Wawel, a Cracovia: sono particolarmente belli i due angeli musicanti in primo piano e lo scranno su cui siede la Vergine, una possente edicola marmorea abbellita da intarsi colorati e ricchi elementi decorativi. Ai lati i due pannelli provenienti dalle Gallerie dellAccademia di Firenze: a sinistra San Bartolomeo apostolo che esibisce lo strumento del suo martirio, ovvero il coltello con il quale venne scuoiato, a destra San Lorenzo che sorregge la graticola sulla quale fu condannato a bruciare vivo. Allestremità destra Santa Caterina dAlessandria (prestata da una collezione privata europea), una bellissima e giovane egiziana che, per avere rifiutato di venerare le divinità pagane in nome di Gesù Cristo, venne decapitata dopo essere stata torturata su una ruota dentata, esibita nel dipinto. Il polittico è completato da Santa Cecilia, che sulla fronte sfoggia una vezzosa ghirlanda di fiori rossi e bianchi, simbolo della verginità e del martirio. Raffinatezza, eleganza e meticolosa attenzione ai particolari sono le principali caratteristiche della pittura di Bernardo Daddi che, dopo la morte di Giotto, scomparso nel 1337, divenne il più famoso pittore di Firenze. Gli splendidi affreschi della Cappella Pulci-Berardi in Santa Croce mostrano una certa dipendenza dallo stile giottesco. Ma il Daddi era aperto anche al gusto goticheggiante e ricercato che furoreggiava a Siena mentre, nella sua città, rimase sempre di nicchia: oggi diremmo che, pur essendo uno dei pittori più in vista del suo tempo, strizzava locchio alla cultura underground. La sua carriera in continua ascesa venne stroncata, nel 1348, dalla terribile peste nera, che falcidiò un terzo della popolazione europea e uccise circa venti milioni di persone. Nel corso dellinaugurazione, oggi alle 17, verrà presentato il volume "I fondi oro della Collezione Alberto Crespi al Museo Diocesano di Milano", con interventi di importanti esperti di pittura trecentesca, tra cui spicca Miklós Boskovits.