Trovati per caso. O almeno la spiegano così gli inquirenti che hanno sequestrato sette acqueforti di Giovanni Fattori, il pittore che fu la massima espressione dei macchiaioli. Quelle opere del diciannovesimo secolo sono state scoperte all'interno del negozio di un antiquario di Firenze dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale, diretti dal generale Giovanni Nistri. E fanno parte di una collezione importantissima: le acqueforti sono, infatti, di proprietà di Carlo Pepi che vive a Crescina (Pisa). Era il luglio del 2006 quando la villa del critico d'arte e della madre, che stavano dormendo, fu «visitata » dai soliti ignoti. L'allarme era stato disattivato: da giorni aveva avuto una serie di problemi e nelle notti precedenti aveva suonato più volte, ma senza segnalare alcun pericolo reale. I ladri si erano concentrati su opere dell'Ottocento toscano che si trovavano a piano terra e che erano state portate lì dalla mostra sulle opere multiple di Fattori, che si era svolta a Cecina, e da un'altra a Firenze. Erano state rubate due opere del Seicento e molte opere figurative del filone livornese del Novecento. Furono presi anche quadri di Viviani con una serie di disegni preparatori. Un furto che fece scalpore. Pochi mesi dopo, però, i carabinieri del Tpc dettero una svolta all'inchiesta. A Firenze un imprenditore di 62 anni, originario di Merano, finì in manette con l'accusa di ricettazione: nella sua abitazione furono trovate, tra l'altro, otto cartoline litografiche di Fattori. L'altro giorno gli specialisti dell'Arma hanno fatto un'altra scoperta. E quando i carabinieri hanno chiesto all'antiquario fiorentino da dove provenissero quelle opere d'arte, si sono sentiti rispondere che gli erano state consegnate da un pensionato del posto. Voleva vendere Fattori e proprio per questo motivo si era rivolto a lui. A questo punto i carabinieri si sono presentati nell'abitazione dell'uomo per chiedergli come mai aveva quelle opere. Il pensionato ha temporeggiato, ma non ha risposto. Gli hanno chiesto da chi avesse acquistato quei pezzi e lui non ha raccontato nulla. «Non vi dico niente», si è limitato a rispondere laconico. Non è che i carabinieri, questa risposta, l'abbiano presa bene. Un attimo dopo, infatti, il pensionato fiorentino è stato denunciato a piede libero per ricettazione. E in queste ore gli investigatori dell'Arma stanno facendo accertamenti per ricostruire i possibili passaggi di mano delle sette acqueforti. Subito dopo il furto il grande collezionista fece stampare un catalogo per segnalare agli esperti e ai collezionisti d'arte le circa 250 opere trafugate dalla sua abitazione di Crespina. Carlo Pepi non è un collezionista qualunque. Fu infatti uno dei primi critici d'arte a scoprire le false teste di Modì, nel luglio del 1985, quando iniziarono le operazioni di ripulitura dei Fosso Reale a Livorno, per tentare il ritrovamento delle opere che secondo una leggenda cittadina Amedeo Modigliani avrebbe gettato nel canale preso dallo sconforto. Una vita dedicata all'arte, quella di Carlo Pepi. Che adesso torna di nuovo ad avere tra le mani altre sette acqueforti di quel Fattori che tanto ama. Quel Fattori che è poesia allo stato puro.
FIRENZE - In vendita da un antiquario sette Fattori rubati a Pepi
I carabinieri hanno sequestrato sette acqueforti di Giovanni Fattori, un pittore macchiaiolo, trovate in un negozio di antiquariato di Firenze. Le opere erano di proprietà di Carlo Pepi, un collezionista d'arte, che aveva acquistato le opere da un antiquario. I ladri avevano anche rubato opere del Seicento e del Novecento. Poco dopo, un imprenditore di Merano è stato arrestato per ricettazione e ha confessato di aver acquistato le opere da Pepi. I carabinieri hanno poi scoperto che Pepi aveva acquistato le opere da un pensionato fiorentino, che è stato denunciato per ricettazione.
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