MANTOVA «Ponteggio in allestimento», avverte un cartellino giallo. Con preghiera di girare al largo. Camminando dall'altra parte della strada, i passanti obbediscono. Da 5 anni. E grande scandalo suscita questo gabbione che impacchetta le due facciate del Palazzo Accademico, causa sgretolante intonaco proprio sopra l'ingresso del Teatro Scientifico. Gioiello del tardo barocco visitato da migliaia di turisti, sede di registrazioni o esecuzioni musicali di qualità altissima. Il teatro nasce prima della facciata. Fastosa e cinquecentesca residenza di Cesare Gonzaga, nel 1643 era stato donato all'Accademia dei Timidi dal pronipote Giovanni. Tre anni dopo, L'Accademia incaricò Antonio Bibiena di progettare un nuovo teatro. Bibiena si offrì di costruirlo a sue spese in cambio dell'uso della sala per 25 anni. Dopo i primi lavori, rescisse il contratto. L'Accademia gli confermò l'incarico e pagò l'opera vendendo opzioni sui palchi di primo e secondo ordine «a nobili e facoltosi cittadini». L'Imperatrice Maria Teresa d'Austria contribuì con 4000 fiorini. Un membro dell'Università degli Ebrei sborsò 60 zecchini «per l'uso di un palco di terz'ordine». Il teatro fu completato in due anni. Sulla leggiadra pianta a campana, un soffitto traforato e dorato. In legno e mattoni affrescati dallo stesso Bibiena, 4 ordini di palchi con archi e balconcini di fronte al palco. Alle spalle del palco, una galleria per gli spettatori. Ai lati e nel mezzo del proscenio, le statue delle massime glorie mantovane: il poeta e filosofo Baldassarre Castiglione, l'ingegnere e matematico Gabriele Bertazzolo, il filosofo Pietro Pomponazzo, il poeta Virgilio. Fu inaugurato Il 3 dicembre 1769 «alla presenza dei personaggi più distinti della città», come riferì l'inebriato il cronista. Con una sinfonia composta dall'abate mantovano Luigi Gatti. Mozart era in tournée in Italia. L'Accademia anticipò la sua riunione mensile al 6 gennaio dell'anno seguente «per cogliere opportuna occasione del passaggio dell'incomparabile giovinetto, a motivo espresso di dar luogo a questa città di ammirare il portentoso talento e la maestria straordinaria ch'egli, in età di anni 13, possiede nella musica». In giacca di seta cremisi, sottoveste bianca ricamata d'oro e braghette al ginocchio, l'incomparabile giovinetto eseguì un «concerto di gravecembalo», un'aria composta e cantata «nell'atto stesso del signor Amadeo, all'improvviso, cò debiti accompagnamenti eseguiti sul cembalo sopra parole fatte espressamente ma da lui non vedute prima, una fuga musicale composta ed eseguita dal signor Amadeo sul cembalo e condotta a compiuto termine secondo le leggi del contrappunto sopra un semplice tema per la medesima presentatogli all'improvviso, un trio in cui il signor Amadeo ne suonerà con violino una parte all'improvviso ». Ospitato nel palazzo dei conti d'Arco, «il signor Amadeo» fu applaudito, pagato e omaggiato di una pomata per i geloni. «Vorrei che tu avessi visto il Teatrino di questa Accademia di Mantova, non ho mai veduto in vita mia niente di più bello in questo genere», aveva scritto alla moglie Leopold Mozart, il padre e accompagnatore del geniale ragazzo . Era destino che la facciata dell'Accademia, comprendente anche l'ingresso del Teatro, fin dall'inizio subisse tribolazioni infinite. Bibiena ne aveva mandato il progetto al conte Firmian, ministro plenipotenziario L'assessore austriaco per la Lombardia, che a sua volta aveva chiesto il parere a Luigi Vanvitelli. Come ci si doveva aspettare, il più autorevole propugnatore del neoclassicismo in Italia sconsigliò il conte di inoltrarlo all'esame della Corte viennese. Mentre chiedeva a Bibiena un altro progetto, Firmian aveva dato il medesimo incarico a Giuseppe Piermarini, allievo prediletto di Vanvitelli. Come se non bastasse, l' Accademia aveva proposto un disegno del concittadino Gaetano Creola. Più che una gara fra uomini, a Vienna si svolse allora una gara di stili. Vinse la nuova tendenza; e con Piermarini, il neoclassico arrivò a Mantova. Iniziata a metà del 1773 la costruzione terminò due anni dopo. Il restauro odierno, ha gambe più corte. L'assessore Battù spiega che «trattandosi di restauro su materiali antichi, la Sovrintendenza ci ha chiesto lunghe e particolareggiate indagini». Riassumendo: 2 anni per costruire anche gli interni dell'Accademia, 5 per studiare come fu intonacata. Battù spera di riconsegnarla alla città agli inizi del 2010. E comunque, gli anni diventerebbero sei.