Urbanistica. Le riserve dell'archeologo sul piano casa nel giorno dell'insediamento al ministero per i Beni culturali «DAL piano casa vanno comunque escluse le aree ad alto grado di tutela, o a tutela integrale previste nei pochi piani paesaggistici già approvati, i beni immobili di interesse culturale sottoposti alla tutela del Codice dei beni culturali, le zone perimetrate come "centro storico" e "città storica" dagli strumenti urbanistici vigenti». Andrea Carandini si insedia al ministero per i Beni e le attività culturali come nuovo presidente del Consiglio Superiore (il «parlamento» del dicastero) al posto di Salvatore Settis, che si è dimesso in aperta polemica con il ministro Sandro Bondi. Ma anche Carandini sembra aver messo i suoi primi «paletti»: nessuna demonizzazione del piano casa ma nemmeno deroghe alle regole vigenti, prima tra tutte il rispetto della carta fondante della tutela, cioè il Codice dei beni culturali. Il neopresidente ha cominciato con un omaggio a Settis («Un amico, un collega, ha difeso strenuamente questa istituzione, lavorerò in continuità col suo operato, abbiamo la stessa idea della tutela anche se con declinazioni diverse»). Poi, nella relazione iniziale al consiglio (10 cartelle fitte) è emersa la sua personale posizione. Per esempio nessuna ostilità alla nascita della nuova direzione generale per la Valorizzazione, che verrà attribuita al manager Mario Resca (ex McDonald's): «Lui non si dovrà occupare di tutela, su questo vigilerò attentamente, ma solo di organizzazione e valorizzazione. Ricordo che proprio Settis approvò la proposta iniziale di questo ufficio, salvo poi contestare la scelta di un manager privo di una formazione culturale. Ma se un manager è tecnicamente bravo, basterà assicurare un sistema di regole per farlo operare. Non si può rispondere sempre "no" a qualsiasi proposta innovativa». Carandini ha ripetuto ciò che pensa del commissariamento delle aree archeologiche, così contestato dai tecnici di base: «Nessun commissariamento della Soprintendenza e della tutela, nessuna sua diminuzione, abolizione, privatizzazione. Un commissario della protezione civile a lato del soprintendente, cui rimangono tutti i poteri di tutela, è utile per il potere di deroga alla legislazione normale, per l'apporto tecnico-scientifico relativo ai problemi geologici e del sistema fognario, per i mezzi finanziari di cui dispone». Carandini ha chiesto a Bondi procedure più snelle per evitare il fenomeno dei residui passivi, cioè dei cospicui fondi a disposizione dell'amministrazione ma ancora non spesi (450 milioni di euro nel 2008). Circa la contrapposizione tra Stato (tutela) ed enti locali (gestione), il nuovo presidente immagina un sistema di cooperazione e inclusione di conoscenza-tutela-valorizzazione- gestione: «Un salto di mentalità verso la modernità che dobbiamo spiccare». Da oggi, si vedrà.