IL DIBATTITO Domenica scorsa su Libero Alessandro Gnocchi è intervenuto sulla vicenda di Giuliano Soria, creatoreepatron del Premio GrinzaneCavourfinito in carcere con pesanti accuse e prontamente scaricato da numerosi intellettuali. A questo articolo(nel quale si citava un altro pezzo di Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera che lo chiamava in causa) risponde ora Ernesto Ferrero. ERNESTO FERRERO: Caro Alessandro Gnocchi, non mi faccia dire o fare cose che non ho fatto. Nel suo articolo di sabato sul Corriere della Sera che Lei cita, Paolo Di Stefano si aug rava che Carlo Fruttero e io non ci unissimo al coro di quanti, stupiti e increduli, si associano alla generale deprecazione delle malefatte di Giuliano Soria. Non siamo stati affatto citati come esempi negativi. E difatti al coro non ci siamo uniti. Se ho voluto ricordare una polemica avuta due anni fa con lo stesso Soria, è solo per dire che già allora (in perfetta solitudine, insieme al solo Aldo Grasso) poflevo con forza la questione di metodo che oggi si ripropne tanto pi drammaticamente: che quando si spendono soldi pubblici per la cultura bisogna valutare attentamente costi e ricavi. ne di fondo, p)litica e morale, prima ancoxa che giudiziaria. I casi personali non mi interessano. Dispiace anche a me il clima da piazzale Loreto che si è creato attorno alla caduta di Soria. In Italia si danno pi di mifie premi. Che cosa producono, di fatto? Gli unici che fanno vendere sono, come si sa, Strega e Canpiello. Gli al- tn incidono poco o nulla. Come tanti altri, il Grinzane, affermano concordi gli editori, non sposta copie. Gli stessi illustri premiati, Nobel o no, vengono utilizzati male: esibiti come trofei davanti a una ristretta plate2 di invitati, e non messi a contatto con quelli che i libri li leggono davvero. Il Grinzarie era una macchina autoreferenziale con scarsi contatti con le realtà esterne, in Italia come all'estero: doveva produrre principalmente rassegne stampa (spesso prepagate) da esibire agli sponsor per avere nuovi fondi. Analogamente, la promozione del territorio piemontese era tutta di facciata. Non credo che nelle Langhe sia mai arrivato qualcuno perché sedotto dalle promozioni indirette del Grinzarie. La Langhe bastano a se stesse, parlano da sole con la qualità dei pr dotti che offrono. E ritorniamo così alla domanda centrale, la sola che mi abbia sempre interessato: visto che i soldi perla cultura sono pochi, come spenderli al meglio? Vittorio Sgarbi ha ricordato che con tre milioni di euro (dati Mondadori), poco pi della metà dei fondi che il Grinzane introitava ogni anno, si pu fare una grande campagna nazionale per la promozione della lettura. Io aggiungo che con due anni di contributi Grinzane si poteva fare, a Torino, la grande biblioteca pubblica progettata dall'architetto Bellini, accantonata per mancanza di fondi. La crisi mondiale e la cronaca italiana proprio a questo ci invitano: a ripensare radicalmente tutto, o quasi tutto. Non ci vuole una grande scienza. Basta cercare di rispondere onestamente alle domande del buon padre di famiglia: quanto costa? A cosa serve? Caro Ernesto Ferrero, la sua lettera tocca davvero un problema capitale e delinea anche la giusta risposta. Da tempo libero fa osservare la miopia della politica applicata alla cultura. Tradotto: alle istituzioni interessa in prevalenza ciò che offre un ritorno d'immagine spesso solo presunto ma Inimediato, come nel caso del Grinzane. Un esempio. Lei evocailmondo dimenticato delle nostre biblioteche, a cui io aggiungo archivi e i collegi universitari storici. Purtroppo anche in quelle Nazionali lo studioso s'hnbatte in lacune iinbarazzanti: cataloghi mancanti, inventari mai realizzati, censimenti incompleti scritti a mano e così via. Ibibliotecari (e molti ricercatori universitari) fanno quello che possono, spesso con iniziative ottime ma al limite del volontariato perché i fondi mancano. Se un Paese tratta così il proprio passato, e considera inutili i documenti e la conoscenzadiprimamano, allalunga si condanna all'ignoranza e al degrado che possiamo vedere in questi giorni. Sarebbe bello quindi se la sua lettera aprisse un dibattito serio su come vanno spesi i soldi pubblici in questo settore. I miei pi cordiali saluti. P.S. Sono lieto che anche lei non apprezzili clima dapiazzale Loreto intorno a Giuliano Soda, e che abbia preso spunto dal mio articolo di domenica per precisare la sua opinione in merito. Conosco la sua battaglia coraggiosa per la libertà d'espressione alla Fiera del Libro, battaglia sostenutaaspada tratta dai nostri lettori. Non voglio fare l'esegesi del collega Di Stefano: il senso dell'articolo, e la citazione che le era dedicata, mi sembra trasparente. ALESSANDRO GNOCCI