Milano. È appena uscito, da Mondadori (148 pp., e 15,00) il volume del ministro per i Beni e le Attività culturali Giuliano Urbani Il tesoro degli italiani. Colloqui sui beni e le attività culturali, che avevamo preannunciato nel numero di luglio-agosto (cfr. n. 212, p. 6). Da questa summa dei pensieri di Urbani abbiamo estratto alcune citazioni citabili. Il ministro non fa il prezzemolo «Ai Beni culturali (...) io sono arrivato per caso. (...) Io non mi ero mai interessato specificatamente di beni culturali». (p. 3). «Io non sono un ministro che fa il "prezzemolo": mostre, festival, convegni. (...) Però ho capito che fare il "prezzemolo" è divertente (...). La Melandri ? "Ho fatto un rapido conto e sono arrivato alla bella cifra di 700 appuntamenti annui. Due al giorno, sabato e domenica compresi"». (p. 81) Lezione di estetica «Ho predecessori ai quali nessuno di voi avrebbe affidato una decisione di carattere estetico, per nessuna ragione al mondo (...)». «Non mi sento Paride, so che in quei panni sarei ridicolo». (p. 65) «Cos'è il bello? Se a definirlo è una persona sola, non c'è più possibilità di scegliere. Abbiamo bisogno che tanti definiscano ciò che di bello vedono in un'opera. Se c'è uno solo che lo fa, il risultato è il realismo sovietico e, ripeto, non c'è scelta». (p. 12) Lezione di marketing «Il marketing non s'improvvisa. Noi non abbiamo un ufficio marketing».(p. 26). «Ho degli amici a Crotone che producono un ottimo olio. Io dico sempre loro: se lo vendete come "Olio di Crotone", avrete un certo riscontro, ma se costituite un consorzio che chiamate "Magna Grecia" e vendete il vostro olio come "olio della Magna Grecia", ne avrete Lezione di restauro «Oggi siamo avvantaggiati enormemente da quella che chiamiamo la realtà virtuale. Possiamo così evitare la commistione del vero e del falso nel rispetto dei principi di Brandi e Argan. Partiamo dunque dal vero, quel poco che abbiamo, e accanto (non dobbiamo neanche erigere un muro) proiettiamo un film, un fotogramma di realtà virtuale, e facciamo vedere, ricostruito virtualmente, com'era il muro. (...) La realtà virtuale ci consente di non forzare i restauri, e di ricostruire la straordinaria magnificenza del passato senza manipolare in alcun modo le testimonianze rimaste». (p. 28) Vincoli svincolati «Il punto più importante del Testo Unico resta l'attribuzione dei vincoli, che non va bene a nessuno, neanche ai soprintendenti che li stabiliscono. Io ho un soprintendente, non vi dico chi, ma lo conoscete tutti, di una regione italiana, che nell'ultimo anno ha messo 37 vincoli paesaggistici: 37 volte si è fatto ricorso al Tar, 37 volte sono stati annullati. Non si può andare avanti così!». (p. 61) L'esercito dei soprintendenti «Nessuno sa non è scritto da nessuna parte e non c'è nessuna legge cosa debba fare il soprintendente regionale (...). Il nostro esercito più numeroso ha anche generali un po' disorientati». (p. 17) Quel mostro della Merloni «Non c'è stato soprintendente che subito non m'abbia citato (negativamente) la legge Merloni (...) che ha riordinato il sistema degli appalti in Italia all'epoca di Tangentopoli e ha costretto i soprintendenti a questa regoletta che, riferita al patrimonio artistico, è pressoché demenziale: affidare lavori alle imprese che promettono di svolgerli a costi più bassi. Affidiamo il restauro di Giotto a un artigiano che si fa pagare poco e che poi ci distrugge i dipinti ?». (p. 19) La «tangente» del 3 «Il 3 di questa cifra (ndr.: 145 miliardi di euro) spendiamolo proprio per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni artistici e paesaggistici». (p. 21) Archeologia automobilistica «Stiamo costruendo la mappa dei siti archeologici legati al piano di sviluppo delle infrastrutture. Credetemi sulla parola, sarà un patrimonio archeologico offerto a tutti gli automobilisti: a quelli che percorreranno le autostrade vecchie come le nuove. I siti già individuati sono ventisette, uno più bello dell'altro: cose mai viste che saranno fruibili I custodi dell'era digitale «Dovremo presto dotare tutti i custodi di macchinette fotografiche di tipo digitale, in modo che se qualcuno vede una crepa o qualcosa di simile, non riempa un modulo, non telefoni a qualcuno, non cerchi l'esperto del comune: scatti una foto». (p. 20) I visitatori dell'era virtuale «Grazie alla realtà virtuale potremo ammirare gli affreschi della Sistina volando. Ci si infila il caschetto, si azionano i dispositivi e si ha la sensazione di volare, di avvicinarsi ai dipinti e di vederli come non sarebbe mai possibile dal vero. (...) Oggi, per esempio, vediamo molto meglio la Gioconda a casa nostra, via Internet, che andando al Louvre». (p. 30) Bel Paese (a rischio) vendesi «Noi liberali, anni fa, avevamo uno slogan: "Tutti proprietari" (non "Tutti proletari")». (p. 47) «Ovviamente, non pensiamo di vendere tutto ciò che di più clamoroso e di più bello abbiamo. Pensiamo di vendere tutto ciò che è a rischio, tutto ciò che sta per scomparire» (p. 44). «Il famoso elenco delle cose vendibili che nella legge era previsto fosse deciso dal ministro dell'Economia di concerto con me, ministro dei Beni culturali. Bastavamo noi. Comunque ad abundantiam, abbiamo detto che, di fronte alle preoccupazioni del Capo dello Stato, sia il Cipe (ndr.: Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) a decidere quale altro ministro debba far parte di questo comitato, se il ministro per l'Ambiente o altri ancora». (p. 47) Che Dio ce la mandi buona «Noi siamo animali storici, cambiamo e, cambiando, possiamo e dobbiamo "ridiscutere" le decisioni precedenti». (p. 13). «Occorre imparare un nuovo modo di avvicinarsi al patrimonio culturale e alle attività culturali. Che Dio ce la mandi buona, perché questo è un campo in cui, per definizione, si sperimenta sempre». (p. 70)