Torneranno, clonati, nella villa romana di San Marco, a Stabiae, tutti gli affreschi staccati nel corso di due secoli e mezzo di scavi. Le pitture, più di cento, quasi tutte del I secolo d.C., attualmente fanno parte delle collezioni pompeiane esposte al Museo archeologico di Napoli, in maggioranza, e nello stesso Antiquarium di Stabiae. «In questo modo - spiega Mario Pagano, attuale soprintendente archeologo di Campobasso, ma direttore degli scavi di Stabiae per diversi anni - offriremo ai turisti la possibilità di ammirare quanta arte e bellezza trovava spazio in quella stupenda dimora con vista sul Golfo». Il progetto dovrebbe concludersi entro l'autunno di quest'anno ed è parte di un piano della Soprintendenza archeologica di Pompei che prevede la risistemazione nella sede originaria di copie dei reperti maggiormente significativi esposti nelle prestigiose collezioni museali di oggetti pompeiani. Proprio con questo obiettivo, due mesi fa, gli specialisti di «Stabiae Restauri» sono andati a Chantilly, in Francia, per clonare il mosaico del «Ratto di Europa», trovato nella villa San Marco nel 1752, e che in quella città era arrivato per via erediatria da Maria Carolina di Borbone, figlia di Leopoldo, principe di Salerno e fratello di Re Carlo III, che lo aveva acquisito nella sua collezione. Gli stessi restauratori hanno già ultimato la riproduzione di un altro mosaico conosciuto come «Frisso e Elle», ritrovato in villa San Marco nel luglio del 1760. Il quadro, che si trova all'Archeologico di Napoli, con «Il rapimento» arricchiva l'area della piscina della Villa. Assieme al mosaico, «Stabiae Restauri» clonerà anche un grande cratere, in marmo, figurato in bassorilievo con scene di satiri e ninfe, oltre a un corvo di bronzo, dal cui becco zampillava l'acqua che animava la fontana dell'atrio. Per copiare i mosaici, i restauratori di Pasquale Della Monica hanno usato delle resine speciali a base di gomma siliconica e capaci di resistere agli sbalzi di temperatura e alle piogge acide, visto che il reperto dovrà essere posizionato in ambiente aperto. Per le riproduzioni degli affreschi e delle pitture si tratterà di approntare altrettanti pannelli fotografici, con le immagini a grandezza naturale che verranno montate su strutture in alluminio e riposizionate esattamente negli stessi ambienti dai quali vennero staccati dagli scavatori borbonici 250 anni fa. «Gran parte dei reperti con le decorazioni - ricorda Pagano - fu raccolta nelle collezione del Real Museo di Portici e da lì trasferiti all'Archeologico di Napoli. Adesso, almeno in copia, potranno finalmente ritornare nella sede dove nacquero». Un tesoro tutto da riscoprire Potrebbe essere pari a circa un terzo dell'intero complesso architettonico la parte di Villa San Marco che resta ancora da portare alla luce, a due secoli e mezzo dal suo primo ritrovamento. Un'altra area, anch'essa molto estesa, potrebbe comunque essere andata irrimediabilmente perduta a causa di uno smottamento della collinetta di Varano, avvenuto nell'antichità. Tuttavia, gli undicimila metri quadrati attualmente visitabili descrivono una tra le più belle dimore d'epoca romana mai intercettate lungo la linea di costa che va da Baia a Sorrento. Secondo le ipotesi, la villa, che dovette appartenere a un liberto della moglie di Augusto, venne edificata durante i primi anni dell'Impero e fu oggetto di continui abbellimenti e rifacimenti. Gli scavatori borbonici la intercettarono tra il 1749 e il 1754. Durante questo tempo fu esplorata, spogliata dei pezzi più belli e riinterrata. L'esplorazione avveniva scavando dall'alto verso il basso e spesso era accompagnata da scritte e scongiuri come «sia benedetta la beata Vergine Maria» con i quali si esorcizzava la paura di ritrovarsi di fronte a scheletri o apparizioni diaboliche.
Villa romana di S. MArco (Stabiae): le meraviglie ritrovate
Gli affreschi staccati dalla villa romana di San Marco a Stabiae, che furono esposti al Museo archeologico di Napoli e all'Antiquarium di Stabiae, saranno clonati e restituiti nella villa originale. Il progetto dovrebbe concludersi entro l'autunno e è parte di un piano per risistemare i reperti più significativi nelle collezioni museali. I restauratori hanno già clonato il mosaico del Ratto di Europa e stanno lavorando per clonare altri reperti, come un grande cratere e un corvo di bronzo. I mosaici e le pitture saranno copiati utilizzando resine speciali e pannelli fotografici.
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