Gli archeologi devono poter andare ad Aquileia non come si trattasse di una gita d'istruzione, ma devono poterci stare, vivere e lavorare, in una sorta di cittadella di studi archeologici (con sede a casa Pasqualis). Saranno così a diretto contatto con le tantissime ricchezze dei siti, strettamente collegati con la biblioteca specialistica che, su iniziativa della Fondazione, nascerà a breve, nonché con i percorsi didattici e culturali capaci di legare l'Aquileia romana con quella cristiana e patriarcale. Ne è fermamente convinto il sovrintendente regionale per i beni archeologici, Luigi Fozzati, il quale, annunciando questa bella novità, coglie l'occasione per fare il punto su realtà e prospettive non solo di Aquileia ma anche di Grado e Cividale. Dottor Fozzati, partiamo dalla Fondazione, nata un anno fa e ora al decollo. È un decollo lento... «No, non lo è. Siamo di fronte a una realtà nuova, a uno strumento nuovo voluto da Ministero e Regione, un progetto pilota che, se funzionerà (e sono certo che funzionerà), sarà girato a tutta l'Italia. Il rodaggio burocratico è necessario, ma si fa una volta sola, poi si lavora e si deve lavorare bene. Deve essere un percorso sereno, efficace ed efficiente. Comunque si partirà molto presto. Una delle prime cose da fare, per esempio, è la predisposizione di un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria di tutta la città romana: bisogna sapere prima quali sono i costi, perché così poi si potranno calibrare al meglio gli interventi». Si tratta soltanto di ripensare modernamente ruoli e gestione dei beni archeologici o c'è anche dell'altro? «Il ruolo e l'attività della Fondazione sono essenziali per il territorio in cui essa opera, soprattutto come nel nostro caso in un paese moderno che ospita una grande città antica: due realtà che non devono scontrarsi, ma specchiarsi invece una nell'altra, con beneficio di tutti. Certo che di problemi grossi da risolvere ce ne sono...». Il più importante? «Non possiamo più tollerare questa viabilità. L'asse stradale che attraversa Aquileia va ripensato, rimodulato. Abbiamo un'area archeologica fra le più importanti del mondo ed è scollegata e devastata da una strada, per di più trafficatissima, come l'ex statale e ora regionale 352 che porta a Grado: immani sono danni creati dall'inquinamento al patrimonio storico e artistico e poi il bellissimo foro tanto per fare un esempio è tagliato in due. Non è possibile! E le potrei fare un lungo elenco». Allora che si fa? «L'area storico-archeologica deve avere unitarietà, mi pare fin troppo evidente. Così crediamo tutti che il Masterplan di cui ha parlato ieri sul vostro giornale il presidente della Fondazione Aquileia, Alviano Scarel, rappresenti la risposta adeguata. La percorrenza deve cambiare. Questo significa che vanno cambiati gli accessi alla città. Una viabilità alternativa almeno in parte esiste già, comunque bisogna contemperare le esigenze dell'archeologia con quelle dei residenti e poi anche con il turismo culturale: i benefici che ne trarrà Aquileia non saranno certo irrilevanti». E i benefici arriveranno anche dagli archeologi residenti, vero? «Certo. Qui serve una svolta di qualità, senza rinnegare percorsi passati ma adattando i passi di noi, uomini del terzo millennio, a esigenze e scenari mutati e a strumenti sempre più nuovi. È nel naturale ordine delle cose che chi studia un sito debba starci il più possibile, viverci insomma, in armonia anche con la comunità che lo accoglie e con la quale deve integrarsi. Così abbiamo deciso di potenziare i quadri tecnici per seguire un preciso percorso. La residenza sarà a casa Pasqualis, in collegamento, come si diceva all'inizio, con la futura biblioteca e con i percorsi finalmente coordinati. Coordinare è la parola d'ordine: coordinare progetti e azioni; coordinare le università che qui già lavorano (Trieste, Udine, Venezia e Padova); conciliare le esigenze della scienza con quelle della comunità, insomma una prospettiva nuova è a portata di mano, contemperando antico e contemporaneo. Qui si può fare». Dottor Fozzati, lei parlava prima di Grado. È una specie di estensione di Aquileia... «Lo è sul piano storico e anche perché fa parte di un'area di indagine abbastanza omogenea. A Grado stiamo lavorando al completamento del Museo di archeologia subacquea. Vogliamo che sia pronto per l'aprile del 2010, quando nell'anno della presidenza italiana la città ospiterà il prestigioso Convegno Adriatico-Ionio, un momento culturale molto importante che deve essere coronato dall'inaugurazione del Museo. Comunque, le posso dire che i lavori sono a buon punto». Lei è uno dei padri dell'archeologia subacquea italiana. Si fa abbastanza per questa branca del sapere? «Approfitto di questa intervista per rivolgermi al ministro dei beni culturali Sandro Bondi, che sarà venerdì in Friuli. L'onorevole Bondi nel discorso di investitura a ministro espresse particolare apprezzamento per il progetto Archeomar. Lo ringrazio per quelle belle espressioni, ma adesso gli chiedo, a nome di molti altri miei colleghi, di dare finalmente vita e pianificazione in tutta Italia alla Sovrintendenza del mare, che si occupa dell'archeologia sottomarina, ma anche fluviale e lacustre. Così l'Italia si sintonizzerebbe con le realtà scientifiche degli altri Paesi europei». Passando ai progetti più specifici della Sovrintendenza regionale, per Cividale, per esempio, cosa bolle in pentola? «Abbiamo deciso di potenziare il Museo aumentando i servizi per i turisti, in totale accordo con l'amministrazione comunale e nell'ottica della candidatura Unesco della città, nonché in sintonia con il potenziamento dei quadri tecnici ad Aquileia di cui lei ho già detto. Sono invece allo studio dei miglioramenti delle rete museologica regionale. Abbiamo alcuni grandi musei e tanti piccoli musei che lavorano con impegno e dignità: ora dobbiamo saper completare, con coraggio, la rete con iniziative ad hoc per ottimizzare ovunque l'offerta di turismo culturale. Un discorso che deve comprendere anche il settore dei fossili, di cui questo territorio è molto ricco». Il tutto in un'ottica di complessivo miglioramento dell'offerta del Friuli Venezia Giulia, vero? «Sì. E in questo quadro si inserisce il percorso dei nuovi parchi archeologici». Quali sono? «Stiamo pensando a diverse realtà, viste le tante bellezze della regione. Però le posso dire subito che lavoriamo con profitto al parco internazionale italo-sloveno di Elleri, presso Muggia, un sito interessantissimo. Non solo un bel parco, ma anche un segnale di una nuova rotta che stiamo tracciando nel nome della cultura».