Saccheggiata l'Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, a Terra Murata. Arredi sacri, ori e argenti1 corredo delle statue dei santi e della Madonna, reliquiari, quattro piccoli dipinti del 1700, angioletti in legno e alcuni crocifissi in argento divelti da statue, càndelabri e labari processionali, 30 pastori originali del presepe napoletano del 1700. Divelta la porticina del tabernacolo dell'altare della cappella di San Michele. Un tesoro d'arte e di Fede depredato, anche se i ladri hanno fallito il loro obbiettivo principale: la cassaforte il cui contenuto è conosciuto solo dal Curato dell'Abbazia e dai suoi più stretti collaboratori. La cassaforte ha resistito alla fiamma ossidrica e agli altri tentativi di apertura effettuati con attrezzi da scasso e bombole per la fiamma ossidrica, tutto poi abbandonato a terra. Uno schiaffo alla comunità isolana che da sempre nell'abbazia di San Michele ha un,simbolo caro, millenaria testimonianza di fede: da qui parte buona parte del materiale della magica processione dei Misteri all'alba del venerdì santo. A dare l'allarme è stato il capitano Nunzio Assante, un collaboratore laico di monsignor Michele Del Prete, che ieri nel primo pomeriggio ha aperto la chiesa con un falegname per riparare un vetro rotto della finestra della sacrestia. «Nel corridoio d'ingresso - racconta il capitano Assante - ho notato la teca aperta della statua della Madonna del Carmine. o pensato che fossero cominciate le pulizie che le donne della parrocchia fanno ogni lunedì pomeriggio. Ma quando, accanto alla porta della sacrestia ho visto per terra un palo di ferro e le bombole per alimentare la fiamma ossidrica ho capito quanto era accaduto». I ladri sono entrati nell'Abbazia dalla porticina latérale, in via Canalone, divelta, e da qui, dopo avér forzato un'altra porticina, sono penetrati in chiesa. Probabilmente, non essendo riusciti ad aprire la cassaforte, hanno arraffato tutto il materiale a portata di mano, puntando innanzitutto sugli oggetti in argento. La razzìa si è perciò concentrata sui reliquiari, una trentina, sistemati in un armadio accanto alla cassaforte. Sono opere di artigianato napoletano, intagliate in legno, con l'innesto di croci e figure di santi in argento. Sono state trafugate anche una croce astile, in argento, del 1700, contenente lo stemma e il rubino del cardinale Ascanio Filomarino, e una croce d'altare, risalente al 1717, attribuita all' argentiere napoletano Francesco Avellino. Rubati anche i crocifissi in argento, divelti dai labari utilizzati per le processioni dalle congreghe dei Turchini e dei Gialli. Poi, i ladri sono scesi nei sotterranei dove hanno razziato tutti i pastori del presepe napoletano del 1700, oltre alle corone, ori e diademi delle statue. Da queste statue, come pure dai grandi candelabri sull'altare maggiore, sono stati asportati gli angioletti e anche un bambinello, tutte opere artigianali in legno. Non sono stati toccati dipinti e tele importanti, come pure le migliaia di volumi antichi conservati nelle catacombe dell'Abbazia. Costernazione e dolore esprime monsignor Del Prete: «Procida rischia di perdere testimonianze di Fede e di arte antica. L'Abbazia di Terra Murata è patrimonio collettivo. Non può essere conservata e tutelata dalla parrocchia. Il Comune deve subito intervenire». I carabinieri con il maresciallo Salvatore Cuppone e il tenente Pierangelo lannicca sono in stretto contatto con i colleghi del reparto dell'Arma specializzato in furti di opere d'arte.