Logo nuovo, vita nuova. È fissata per il 4 aprile la riapertura del museo Bardini che rivede la luce dopo dieci anni di chiusura e si fa portavoce del nuovo logo, valido per tutta la rete dei musei civici fiorentini. «Dopo il check-up decisivo di novembre - ha detto l'assessore alla cultura Eugenio Giani - si è stabilito che mancavano cinque porte frangi fiamma e la messa a norma dell'impianto elettrico al primo piano». I costi? 130mila euro aggiunti al bilancio comunale alla fine del 2008, per un totale di circa 4 milioni spesi in un decennio per il restauro. Una sola sala, all'interno della quale verranno esposti l'originale del Porcellino del Tacca e il Marzocco che un tempo si trovava sul frontone d'ingresso di Palazzo Vecchio, sarà dedicata alla tradizione cittadina in memoria del periodo in cui Palazzo Bardini venne convertito in museo civico, subito dopo la morte dell'antiquario. «Mi piacerebbe - ha continuato Giani - che si creasse una sorta di effetto Accademia. Ovvero che i turisti si muovessero in massa verso il Porcellino, che in tutto il mondo è acclamato come simbolo di Firenze, allo stesso modo in cui oggi accade con il David». Le stanze del museo, dopo essere state imbiancate all'inizio del '900, sono state riportate al loro colore originale. «Un blu, il famoso blu Bardini, di una tonalità diversa in ogni sala - ha detto la direttrice del museo Antonella Nesi - . L'antiquario, al contrario di quelle che erano le tradizioni fiorentine, si fece influenzare dalle mode dell'aristocrazia russa, che contava alcuni dei suoi maggiori clienti ». Tra i gioielli del museo, la Carità di Tino da Campaino, i crocifissi di scuola giottesca e donatelliana e le madonne in terracotta delle bottega di Donatello e Ghiberti, tutti disposti secondo rigoroso ordine cronologico.