Tutto il settore coinvolto nell'edilizia, dalle grandi imprese all'artigiano, guarda con interesse all'approvando piano casa. Nel capoluogo la vera «opportunità » sembra essere quella degli edifici dismessi, tanti e disseminati in città, quartiere per quartiere, zona per zona, e spesso neppure troppo grandi ma inseriti nel tessuto abitativo come risultato dei cambiamenti urbanistici (e quindi ancora più preziosi). «Per quanto riguarda Firenze, viste le caratteristiche della città afferma Carlo Lancia, direttore di Ance Toscana, associazione delle imprese costruttrici che aderisce a Confindustria non cambierà molto: è chiaro che non si potranno alzare condimini o aggiungere stanze in un tessuto urbano così fitto e inoltre la normativa regionale del 2005 già permette aumenti di cubatura di edifici esistenti senza che questo abbia scatenato una corsa alla costruzione. È interessante, invece, la norma per demolire e ricostruire con criteri di qualità, immobili dismessi da anni, specie se ciò sarà possibile trasferendo altrove i volumi». Gli esempi di ex aree industriali riutilizzate non mancano, dall'ex Longinotti dove ora c'è la Coop alle ex fabbriche di via Gioberti e via Aretina, ma in questo caso le procedure sarebbero molto più snelle e l'aumento delle superfici «automatico ». «Per una città come Firenze è un'occasione importante aggiunge Lancia anche perchè si parla di edilizia di qualità e di attenzione al consumo di energia». Un metro di nuova costruzione a Firenze, al netto di costi di terreno e oneri di urbanizzazione, «vale» 1.700 euro e i costruttori puntano anche sugli interventi programmati per gli alloggi a canone sociale. «In Toscana questa partita vede in ballo 350 milioni di euro conclude Lancia ed è importante che la Regione acceleri le procedure. Anche perchè la riduzione del prezzo delle case si sta facendo sentire e le conseguenze della crisi sull'edilizia che ancora non si vedono bene, arriveranno a medio e lungo termine». La posta in palio è importante: ogni anno solo a Firenze vengono depositate 7.000 Dia, cioè vengono aperti 19 cantieri grandi e piccoli al giorno, e le case del capoluogo sono 176.000, 75.000 circa di lusso o in zone residenziali. Impossibile valutare il teorico giro di affari o l'aumento di valore di villette, case a schiera, coloniche che punteggiano il territorio e che hanno quasi sempre terreno (e metri in altezza) disponibili per «crescere», come anche degli edifici dismessi e ristrutturabili presenti in città grandi e piccole. Ma si parla comunque di miliardi di euro. In attesa di conoscere nei dettagli il contenuto, e il percorso, che il decreto legge dovrà fare per concretizzare l'idea di aumentare i volumi di condomini, villette ed edifici non residenziali, gli uffici tecnici dei comuni studiano la materia e sottolineano come l'effetto in Toscana sarà molto meno «reale» di quanto ci si possa aspettare. Favorevoli, invece, le associazioni di categoria e degli imprenditori, mentre le «Città del vino» denunciano la messa a rischio del nostro paesaggio e tra gli ambientalisti ha fatto rumore il comunicato congiunto Legambiente- costruttori sul «piano case come spinta alla riqualificazione energetica e all'edilizia di qualità », salvo poi l'aggiunta dopo poco della stessa Legambiente che il piano «è un provvedimento scandaloso, è un condono permanente». Il puzzle è comunque complicato. «Fermo restando che la Regione ha la competenza nell'urbanistica e che i Comuni hanno quella sui piani strutturali e sui loro regolamenti spiega un tecnico di Palazzo Vecchio i problemi sono tantissimi. Le distanze minime tra edifici, ad esempio, sono materia del codice civile e il danno a terzi, i vicini, non potrà essere ignorato o "regolato" dal decreto- legge; le altezze massime degli edifici sono fissate dai Comuni e solo possono decidere di modificarle; le colline sono tutelate dalle norme paesaggistiche e così via». E gli introiti che arriveranno dall'aumento di Ici e oneri di urbanizzazione non sembrano interessare le amministrazioni.
EDILIZIA - Il tesoro di Firenze? Le aree abbandonate
Il piano casa approvato dal governo italiano ha generato interesse nel settore dell'edilizia, in particolare per gli edifici dismessi in città. A Firenze, il direttore di Ance Toscana, Carlo Lancia, afferma che la norma permette di aumentare la cubatura degli edifici esistenti senza scatenare una corsa alla costruzione. Lancia sottolinea l'importanza di demolire e ricostruire con criteri di qualità gli immobili dismessi, specialmente se si tratta di aree industriali riutilizzate. A Firenze, il piano casa potrebbe portare a un aumento dei volumi di condomini, villette e edifici non residenziali, con un impatto economico di circa 350 milioni di euro.
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