La contro proposta: «Piuttosto puntiamo sugli incentivi per costruire abitazioni eco-sostenibili» La Toscana non applicherà il piano casa del governo. Niente aumento del 20 di case e capannoni o demolizione e ricostruzione ampliata fino al 35 di edifici dismessi da 20 anni. L'annuncio è del presidente della Regione, Claudio Martini: «Se saranno confermate le anticipazioni spiega il presidente siamo di fronte a una nuova deregulation del settore. Non conosciamo il testo del governo, non ne ha mai discusso con le Regioni, e lo leggeremo. Ma se fosse come annunciato allora molte cose, forse troppe, potranno essere fatte in deroga alle regole in vigore, finendo per produrre una crescita del degrado degli edifici e del paesaggio, senza benefici per chi ne ha davvero bisogno. Se così sarà sottolinea Martini noi in Toscana non lo adotteremo». La netta presa di posizione arriva alla vigilia dell'approvazione del «piano casa», in calendario nel consiglio dei ministri di venerdì, e mentre di dati confermano la gelata del mercato e dei prezzi immobiliari anche in Toscana (Tecnocasa ha rilevato un calo dei prezzi del 17 in un anno a Prato e del 3 a Firenze; per Cna Massa Carrara il fatturato dell'edilizia crollerà del 40). «Non adotteremo il piano continua Martini perché in questo modo non si risolve il problema della casa, né per le famiglie né per i giovani. Sarà invece aperta la strada per un nuovo condono camuffato e si alimenteranno i contenziosi tra vicini, nonché le occasioni di lavoro nero e sommerso. Non lo adotteremo perché, contrariamente a quanto si pensa, non servirà a dare una spinta al settore dell'edilizia». La Toscana nel 2004 bloccò l'attuazione del condono edilizio varato dall'allora primo ministro Silvio Berlusconi e si fa forte delle competenze che la Costituzione le riconosce e che lo stesso governo ha presente quando parla di decreto che conterrà «linee guida che poi andranno adottate dalle Regioni». «Non lo adotteremo perché in Toscana esistono già, dentro le regole della pianificazione, normative che consentono, laddove non esistano limitazioni di salvaguardia, ampliamenti circoscritti, recuperi, innalzamenti dell'ultimo piano, in modo da rispondere alle esigenze delle famiglie», sottolinea Claudio Martini. Martini va oltre il no, e rilancia: «Ciò che dovremmo fare è invece un piano, in accordo con i Comuni, per incentivare l'edilizia ecoefficiente, fondata sul risparmio energetico e sull'uso delle fonti rinnovabili. Un piano che, grazie ad incentivi e detrazioni, preveda, per le nuove abitazioni o le ristrutturazioni, l'utilizzo di materiali e tecniche in grado di aumentarne l'efficienza energetica e il risparmio nei consumi di energia tra il 40 e il 50. Questo è ciò che sarebbe opportuno fare per stimolare un nuovo mercato aggiunge il presidente legato a un edilizia innovativa, capace di produrre lavoro e occupazione, sia nelle imprese che negli studi di progettazione, riducendo le bollette per le famiglie, l'inquinamento delle città e la dipendenza dal petrolio». La soluzione della Regione sarà, quindi, niente incrementi generalizzati di cubature ed edifici, ma applicazione della legge regionale 1 del 2005, il testo unico per l'urbanistica ed il governo del territorio. In particolare dell'articolo 79 che permette l'uso della Dia anche per «le addizioni funzionali di nuovi elementi agli organismi edilizi esistenti, che non configurino nuovi organismi edilizi, ivi comprese le pertinenze », compresi servizi igienici, autorimesse, rialzamento del sottotetto al fine di renderlo abitabile o interventi per il superamento delle barriere architettoniche. L'Anci, l'unione dei Comuni italiani, con una lettera del suo presidente, Leonardo Domenici, ha chiesto un incontro urgente a Berlusconi prima dell'approvazione del decreto-legge, ma intanto i sindaci del circondario spiegano perché non sono interessati all'idea del governo. «Penso che il provvedimento sia sbagliato, un cuneo pericoloso tra i cittadini e le amministrazioni dice il primo cittadino di Bagno a Ripoli, Luciano Bartolini e in territori così delicati come i nostri non si possono varare incrementi indiscriminati di volumi. Le regole e le prerogative della regione vanno rispettate, servirebbe semmai snellire le procedure ». «Aspetto di leggere il dettaglio del testo sostiene Fabio Incatasciato, sindaco di Fiesole ma sono molto critico. E in ogni caso non cambierà molto: il territorio toscano è quasi tutto vincolato e tutelato».