Il presidente della Giunta: pronti a recepire il Piano casa del Governo, nel rispetto dell'ambiente. La crisi è una morsa che minaccia il Paese. E al grido di «l'economia deve ripartire», il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha innalzato il cartello di Lavori in corso , lanciando il Piano casa nazionale. Nei prossimi giorni il progetto passerà l'esame del Consiglio dei ministri, ma già si conoscono obiettivi e dettagli. Un piano di "ricostruzione", nel senso tecnico del termine, pensato per rimettere in moto l'economia nazionale, abbattendo un invalicabile muro di burocrazia e invogliando i privati a dare una rinfrescata alle proprie abitazioni. Volumetrie (in più) comprese. Venerdì scorso, il Piano casa ha incassato il via libera di Regioni e Comuni, da venerdì prossimo i presidenti delle Regioni saranno chiamati a decidere se adottare il Piano e soprattutto come rimodellarlo sulle diverse esigenze del proprio territorio. Come, dove e quanto poter ricostruire, i cittadini vogliono sapere soprattutto questo. Nel suo editoriale di domenica scorsa, il direttore de L'Unione Sarda ha rilanciato il tema, sottolineando «le enormi possibilità di sviluppo» del Piano casa del Governo: «l'edilizia permette di creare posti di lavoro con investimenti di capitale per addetto più basso rispetto a qualsiasi altra attività», ma questo rilancio «può concretizzarsi solo se si coniuga con la tutela del territorio». E un consiglio alla nuova Giunta: «Questa opportunità deve essere ripresa dalla Regione, che deve adattare il Piano alle esigenze della Sardegna, favorendo l'abbellimento di città e paesi». Presidente Cappellacci, conosce i contenuti del Piano casa del Governo? «Certamente, lo sto esaminando con i miei collaboratori. Penso sia lo strumento ideale, in un momento come questo, per disegnare un rilancio vero della nostra economia». In Sardegna, l'edilizia è uno dei tasselli che sostengono un già fragile tessuto economico. «Senza dubbio. Ma questo Piano, prima di essere recepito dalla nostra Regione, dovrà essere esaminato con attenzione per valutare tutte le sue possibilità di applicazione». L'ultima decisione spetta a voi. «La Regione ha competenza primaria sulle norme urbanistiche e di tutela del paesaggio. E uno dei principi della mia amministrazione sarà quello del rispetto dell'ambiente, soprattutto della massima tutela delle norme che regolano la inedificabilità nelle fascia dei 300 metri dal mare. E non applicheremo questa riforma nelle zone F e in quelle agricole, dove staremo molto attenti ai tentativi di speculazione». La Giunta che vi ha preceduto ha portato avanti una politica sull'ambiente che non ha mai trovato d'accordo il centrodestra. Ma ambiente e sviluppo possono procedere a braccetto? «Devono farlo, ma nel massimo rispetto del paesaggio. La politica estremista del centrosinistra ha vietato tutto, ma apparentemente, perché con il meccanismo dell'intesa qualcuno ha evitato la rete del Ppr. Noi modificheremo il Piano paesaggistico attraverso conferenze nei territori, rimuovendo quei passaggi che hanno generato solo problemi ai cittadini, ai Comuni e alle imprese. L'ambiente non è di destra né di sinistra, il paesaggio è di tutti. Sta mutando la sensibilità della gente, ecco perché i sardi hanno voluto cambiare». Cosa recepirete del Piano casa? Cosa si potrà fare, secondo la nuova legge? «Intanto, daremo regole certe a tutti, senza quei dubbi interpretativi che hanno portato il caos fra i proprietari delle case e la paura negli uffici comunali di tutta l'Isola. Una colossale operazione di semplificazione delle norme non può che portare vantaggi a tutto il sistema. Nel Piano casa del Governo che stiamo esaminando (e del quale adotteremo le linee generali), dopo l'abbattimento delle vecchi abitazioni la certificazione del progettista sostituirà il permesso di costruire. La stessa fungerà da autorizzazione per effettuare interventi di ristrutturazione. Saranno inasprite, nello stesso tempo, le sanzioni per chi commette abusi edilizi. Le abitazioni private potranno essere ampliate fino al 20 per cento del volume, mentre mi trova particolarmente favorevole la norma sulla "rottamazione" dei vecchi edifici». Si spieghi meglio. «Gli edifici costruiti prima del 1989, e non sottoposti a tutela, potranno essere abbattuti e ricostruiti interamente, con la concessione di un aumento della cubatura fino al 30 per cento. Per chi utilizzerà tecniche innovative come la bioedilizia e l'utilizzo di fonti alternative di energia, sarà concesso un ulteriore aumento di cubatura fino al 35 per cento del totale. Puntiamo a diventare un polo nazionale per l'energia alternativa, ma non solo, perché pensiamo a istituire meccanismi di premialità per chi utilizza, nelle ristruttrazioni, materiali prodotti in Sardegna». Presidente, siete sicuri che questo passaggio possa rimettere in moto un'economia che mostra segnali preoccupanti? «Io non ho dubbi, l'edilizia non è solo la realizzazione di un'opera o il rifacimento di una facciata, ma rappresenta soprattutto un indotto di straordinaria portata. L'investimento si moltiplica, favorendo la circolazione di denaro, rimettendo in moto il mercato. Perché il miglioramento delle abitazioni, degli impianti, delle strutture, utilizzando materiali prodotti in Sardegna, porterà senza dubbio vantaggi all'economia sarda e una migliore qualità della vita: quindi maggiore coesione sociale. Il recupero del patrimonio edilizio nelle città e nei piccoli paesi porterà anche a un reale abbellimento dei centri urbani». Edilizia residenziale pubblica, la campagna di dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti locali. Qual è la valutazione? «Anche questo servirà al rilancio del settore edile. Sono previsti incentivi, in questo caso mutui a tasso agevolato, per favorire il riscatto degli immobili da parte dei cittadini che oggi sono in affitto. Chi diventa proprietario, aumenta la sua ricchezza. Ci proveremo».