La direttrice degli Scavi Il soprintendente Fiaccola, pugnale o strumento la cosa più certa è latmosfera dei rituali con menade danzante e divinità. Un mistero da risolvere le figure in abiti femminili Nelle nostre aree archeologiche cè un contrasto tra lefficienza dimostrata anche con questi scavi e lemergenza dichiarata nominando i commissari Forse tra qualche anno si chiarirà tutto Una fiaccola tenuta in una strana posizione, o uno strumento da scalpellino a due facce, martello da una parte e punta per incidere dallaltra? È linterrogativo che tormenterà per i prossimi anni gli archeologi e gli studiosi di iconografia antica di fronte allultima scoperta di Ercolano. Il magnifico rilievo marmoreo venuto alla luce il 18 febbraio scorso nellinsula nord-occidentale nellarea dei nuovi scavi ed esposto da oggi fino al 13 aprile al Museo Archeologico Nazionale, nellambito della mostra "Ercolano. Tre secoli di scoperte", che si è aperta lo scorso ottobre. Era un frammento di quelli eseguiti su richiesta per decorare una sala di pitture murarie in IV stile. Nelle dimore, dal I secolo a.C. andava di moda inserire rilievi originali o copie delle opere darte greca. E qui la Soprintendenza cita un brano di Cicerone, che scrive ad Attico nel 67 a.C.: "Procurami frammenti adatti a una palestra" per la sua villa di Tuscolo. Non è il primo dei "typoi" trovati a Ercolano: ce nè un altro dalla parete ortogonale a quella dellultimo ritrovamento, che raffigura un satiro con un satirello e ninfe; un secondo conservato nello stesso museo che raffigura cariti e ninfe, scavato in epoca borbonica, un rilievo di Telefo ritrovato da Maiuri nella omonima Casa. Tra gli altri, un tondo con Achille che interroga loracolo, che si può vedere in un altro angolo della mostra ercolanese, e ancora vari frammenti venuti alla luce nella Casa dello Scheletro e lungo il cardo V. Ai Musei Capitolini di Roma sono conservati anche alcuni frammenti provenienti dagli Horti Tauriani di una villa sullEsquilino: la comparazione fa pensare a un proprietario possidente e di rango anche per Ercolano. Il problema è iconografico. Nella bottega neoattica dove presumibilmente eseguirono su commissione laltorilievo, divisero la scena in due riquadri: in quello di destra si guardano una menade dai capelli scomposti in posa molto simile a quella della danzatrice delle pitture di Villa dei Misteri, e un uomo dallaria ieratica e barbuto che nella didascalia che il museo ha accompagnato alla prima esposizione del frammento, viene identificato in Dioniso. Nella sezione di sinistra del typos cè invece una statuetta arcaistica di Dioniso, riconoscibile dal cantharos, il vaso che tiene tra le mani. Due figure sono rivolte verso la scultura: stranamente in abiti femminili, ma dalle sembianze maschili. Di queste figure, una tiene la mano sulla spalla dellaltra. E questultima impugna quello che sembrerebbe un arnese da scultore, con il quale ha appena finito di dare forma al vaso e al piccolo dio che poggia su un piedistallo ad altezza duomo. Nella didascalia del museo si parla di "un arnese o una fiaccola". A presentare la recente scoperta ercolanese che si è aggiunta al patrimonio raccolto nella mostra in corso al MANN, il soprintendente archeologo di Pompei e Napoli, Pier Giovanni Guzzo: «A Pompei la situazione viene definita demergenza, ma lattività sfociata anche in questo rinvenimento, e lemergenza sono due elementi contrastanti che forse solo tra qualche anno, quando saranno esaminate tutte le categorie di questa difformità, potranno essere chiariti». Una frecciatina a chi mette in discussione la gestione dellarea archeologica, dove i commissari si succedono, e sono già a quota due. Ma la giornata di festa è stata rispettata anche con la proiezione di un bel video che testimonia il ritrovamento dellaltorilievo marmoreo. Non era murato nellintonaco, ma tenuto sospeso da alcune grappe metalliche: è la prima volta che si riesce a osservare il metodo usato dagli antichi in un frammento "congelato" nella posizione originaria dalla pioggia di cenere e fango di Ercolano. «Lelemento dionisiaco e latmosfera che laccompagna è la principale certezza di queste scene», ha spiegato Maria Paola Guidobaldi, direttore degli scavi di Ercolano, che ipotizza saggiamente anche un "pastiche" con combinazione di motivi diversi, provenienti dallantichità greca e romana, riproposti insieme. La caccia alla spiegazione dellenigmatica scena è aperta.