Tappeti, sculture, armi e disegni ecco i tesori del Museo Bardini Visita in anteprima al Museo Bardini, che riapre il 4 aprile, dopo 10 anni di lavori. Un recupero dellallestimento originario, comera nel 1922, quando lantiquario Stefano Bardini donò il museo e la raccolta di opere dal '300 al '500 alla città. I capolavori di Tiepolo e Guercino nelle sale ridipinte in "bleu Rastrelli" Tra le opere esposte anche un prezioso tappeto del ?600 che Hitler strappò nel 1938 Il 4 aprile riapre il Museo Bardini. E sarà una sorpresa per i fiorentini riscoprire - dopo 10 anni di chiusura per lavori di messa a norma e restauro - le grandi sale del museo con le pareti dipinte nelle sfumature del blu, completamente riallestite. Un ritorno allorigine per il palazzo di via dei Mozzi 1, costruito su un antico convento nel 1880 dallantiquario Stefano Bardini e già diventato museo con 1.172 opere quando nel 1922, a 86 anni, lantiquario e collezionista decise di donarlo alla città. «Solo che fu aspramente criticato, le pareti blu e lo stile con cui era arredato, con i sontuosi soffitti a cassettoni, non piacquero ai fiorentini, troppo legati ai canoni dei grigi brunelleschiani e al rigore savonaroliano. Tanto che non fu neppure fotografato. Rimase chiuso per tre anni, e quando riaprì nel ?25 come "Museo civico", era stato completamente ridipinto in beige e stravolto. Era scomparsa larmeria sostituita da una evocativa "sala mistica" con esposte lastre tombali, molte opere erano state portate via per arredare Palazzo Vecchio, lo Stibbert e il Museo del Palagio di Parte Guelfa» racconta la direttrice Antonella Nesi, ripercorrendo le alterne vicende del museo. «Ebbene oggi possiamo affermare che abbiamo interpretato le volontà di Bardini» osserva lassessore alla cultura Eugenio Giani, presentando il recupero con la direttrice dei Musei comunali Eleonora Pianea. Nuovo ingresso su via dei Renai 37, nuova biglietteria (ticket: 5 euro, ridotto 4 e 3 euro) arredata con le foto che Bardini stesso scattava da antesignano della fotografia ai suoi capolavori (ha lasciato un archivio di 6.800 lastre), con vetrine in cui sono esposte le sue adorate macchine fotografiche. Già il cortile mostra il fasto del ripristino: sculture tardo romane, medievali e trecentesche ruotano intorno allo straordinario marmo de "La Carità" di Tino di Camaino, mentre nella sala adiacente è già collocato lautentico "Porcellino" di Pietro Tacca, sostituito sotto la Loggia da una copia già 9 anni fa. E sempre qui andrà a giorni il Marzocco, il primo leone in pietra che stava sul frontone di Palazzo Vecchio. Recuperati in ogni sala i toni del "bleu Rastrelli"(usato da Bartolomeo Francesco Rastrelli nel ?700 per gli esterni di San Pietroburgo, dal colore degli occhi di Caterina II), colore prediletto da Bardini cosmopolita, amico di aristocratici russi, come sfondo ai suoi capolavori, alla raccolta di Madonne delle prima metà del ?400, in terracotta e stucco, delle botteghe di Desiderio da Settignano, Donatello, Luca della Robbia e Ghiberti, il Grande crocifisso donatelliano, i 17 cassoni fiorentini del ?400. E ancora la collezione di rarissimi tappeti del ?400 del ?500, esposti lungo lo scalone per salire al primo piano, dove trovano posto i disegni di Tiepolo, un Guercino, il cassone e il dipinto di Pollaiolo. Un palazzo sontuoso, che riserva una sorpresa anche ai bambini: il coniglio Teo, ripreso da un capitello, che diventa logo del museo, si anima e li accompagna in visita «al palazzo tutto blu, dove le mamme allattano i bambini, dove i santi uccidono i draghi?», allusioni alla scultura di Tino di Camaino ed ad altre opere in mostra. Rinasce il Museo Bardini, (costato circa 4 milioni di euro a Palazzo Vecchio) «e decolla il progetto rive gauche di San Niccolò - spiega Giani - perché vogliamo creare un itinerario che da qui prosegue verso il Giardino e villa Bardini, tocca Forte Belvedere e la Torre di San Niccolò, che sarà visitabile, adeguata entro questanno con una serie di parapetti metallici, grazie allo stanziamento approvato in bilancio di 350 mila euro».