Crolli, abbandono, transenne, infiltrazioni dacqua Lintervento delle ruspe inviate dalla Curia sembra (per il momento) porre fine alla lunga querelle ultraventennale che ha accompagnato il progetto di Ludovico Quaroni per via Maqueda, dividendo il fronte di architetti e associazioni. Una diatriba che inizialmente ha riguardato la cubatura prevista per ledificio. Che ora ha invece investito lopportunità stessa di realizzare lintervento riconfigurando quella continuità edilizia che era uno dei caratteri fondanti lasse dellantica Strada Nuova o, al contrario, profittare del vuoto creato dalle bombe (e dalla distruzione di quanto rimaneva) per creare nellarea un giardino. Non cè dubbio che lomogeneità dei prospetti sia stato un valore storico e formale della strada seicentesca, sia pure raggiunta a fatica (lopera di edificazione di chiese e palazzi proseguì fino a buona parte del Settecento); ma quella omogeneità prospettica era già stata fortemente alterata, ancor prima dei bombardamenti, dalle demolizioni otto e novecentesche del rione Conceria e del quartiere di via Stazzone, con lapertura delle nuove strade rettilinee di via Bari, via Napoli, via Torino e via Trieste, e riproporla così, senza una riflessione più ampia sul destino e sullidentità del centro storico, sembra ricondurre il dibattito su un piano che non tiene conto (lo ha argomentato su queste pagine Teresa Cannarozzo) di come la città e la sua cultura sia nel frattempo mutata. Anche assumendo come riferimento lintervallo di tempo tra la presentazione del progetto (1983) e le condizioni attuali. In questo senso, se si limitasse alle differenti posizioni tra fautori e contrari alla possibile ricucitura operata dalledificio polifunzionale di Quaroni, il dibattito rischierebbe di essere comunque datato, anche perché un giardino, se progettato in modo non raffazzonato come siamo abituati a vedere, e quindi sfruttando quella differenza di quota che oggi lascia denudati i palazzi che si affacciano sullo squarcio da via SantAgostino, potrebbe ugualmente fungere da elemento cerniera della strada e della retrostante piazza SantOnofrio. Il fulcro del problema è semmai altrove: e investe la globalità dellantica città murata, la sua attuale assenza di progetto, la sua identità frammentata e dispersa, incapace di interrogarsi su quali indirizzi avviare la ricostruzione per i prossimi decenni. Come sempre, un problema di metodo e di visione. Al centro della questione il Piano particolareggiato esecutivo, approvato nel 1993, scaduto ormai da quasi un lustro, e la cui opera di revisione è di fatto bloccata dal sindaco che da quasi due anni non ratifica le nomine, procurando un vuoto non tanto di norme quanto di idee e di direttive che pesa come un macigno anche sulla questione dellarea Quaroni. Lo stesso imminente approdo in consiglio comunale del Piano Regolatore del Porto, che stacca intere parti dei mandamenti Tribunali e Castellammare dallintero tessuto della città antica prevedendo il loro inglobamento nella idea di città-porto, trae profitto da questa vacanza, rafforzando così il sospetto che la mancata revisione del Ppe non sia un fatto casuale ma, al contrario, strumentale. A sedici anni dallapprovazione il Ppe mostra, insieme ai suoi grandi meriti, anche le sue debolezze. I meriti sono di avere imposto la filosofia della conservazione e del restauro, avviando nei fatti unopera di ricostruzione in interi isolati e stecche edilizie; le debolezze riguardano invece la mancata riflessione su cosa il centro storico dovesse essere, sia nei suoi rapporti con la grande, diffusa periferia che è diventata Palermo sia nella sua articolazione interna di servizi, trasporti e residenze. Tramontata, dopo un primo slancio, la percezione che la città antica potesse autorigenerarsi e sostenersi grazie a un recupero edilizio diffuso ma polverizzato, a macchia di leopardo, rimangono così irrisolte le grandi questioni: la qualità complessiva dellofferta residenziale, il sistema dei percorsi e dei parcheggi, la rete delle infrastrutture. Nessuna città può rinascere soltanto con pub, Bed Breakfast o anche alberghi a cinque stelle per i quali sono state predisposte corsie agevolate di finanziamento non sempre giustificate dalla domanda. Soltanto che per rileggere operativamente una stratificazione complessa e mutata anche nellultimo ventennio come il centro storico palermitano sarebbe necessaria una capacità di intervento istituzionale che nei pressi di Palazzo delle Aquile è ormai del tutto latitante.