Le idee Una storia lunga un secolo e mezzo, e abita qui. A due anni dalle feste e dal compleanno (lunità dItalia compie 150 anni nel 2011, auguri), a ventiquattro mesi dalle mostre e dalle riflessioni, Torino ha già cominciato a chiedersi che senso abbia, oggi, in questo difficile e convulso 2009, parlare di unità nazionale. E mentre sullo schermo dellUnione Industriale scorrono il bianco e nero del 1911 (50 anni dItalia) con le scenografie di cartone sul Po e la Regina, e poi quelle entusiaste del 1961 (boom, immigrazione, industrializzazione le parole-chiave), due storici e un giornalista discutono più di futuro che di passato. Walter Barberis, docente di storia allUniversità di Torino. Paolo Peluffo, ex portavoce del presidente Ciampi. Ezio Mauro, direttore di Repubblica: per decifrare il senso di un percorso, ma di più di un obiettivo: farsi Italia e sentirsi Italia. Walter Barberis, con Giovanni De Luna, è il curatore della mostra che racconterà 150 anni di storia nazionale. Cominciando da una certezza: «Dallunità del Paese hanno guadagnato tutti, questa è lunica cosa sulla quale non accettiamo discussioni. Sul resto invece sì, visto che - ad esempio - di federalismo già si parlava nel Risorgimento. Nessuno, però, si è impoverito in questo secolo e mezzo, perché lunità dItalia è stata una vera ricchezza comune. Noi proveremo a chiederci cosa è stato fatto insieme, in questi 150 anni, e cosha legato il nostro Paese pur tra mille difficoltà. Cominciando dalla scuola elementare e dallesercito». Paolo Peluffo si sofferma invece sullesperienza vissuta accanto a Ciampi: «La memoria delle istituzioni è un dovere, e questo ce lha insegnato il presidente. Cantare linno di Mameli il primo gennaio del 2000 poteva sembrare uningenuità, così come aprire un dibattito sui calciatori che cantano linno oppure no. Invece è importante che le istituzioni tengano caldi i loro simboli, senza mai disgiungere tutto questo dai valori costituzionali e sul senso dello Stato nazionale». Ma quello che conta è il domani: «Le proiezioni sul mercato del lavoro nel 2051 dimostrano che tra 42 anni gli italiani saranno oltre 61 milioni, con un tasso di natalità positivo e con un peso sempre più rilevante dellimmigrazione: gli stranieri saranno infatti 11 milioni. Dunque, il problema dellidentità nazionale diventerà enorme, importantissimo. Ed ha sempre più senso parlare di unità nazionale. Però, chiediamoci se stiamo preparando tutti gli strumenti necessari, cominciando dalla scuola che dovrebbe produrre convivenza civile e integrazione». Infine, come viene formata e informata lopinione pubblica? Cosa vedono e raccontano, oggi, i giornali? Prova a spiegarlo Ezio Mauro: «Per i giornalisti della mia generazione, lunità nazionale è un dato assodato. Il nostro giornale, per esempio, si stampa in dieci centri in tutta Italia più o meno uguale, come se anche questo paese fosse uguale. Carta e inchiostro, due strumenti forse un po vecchi che però tengono insieme una certa idea dellItalia: questa è la natura di Repubblica. Uno sguardo verso il paese e il mondo: molto più impegnativo di una linea politica. Tutti gli aspetti della vita cercano, dunque, un modo di essere raccontati. Noi lo facciamo con dieci edizioni locali, dunque esiste un corpo nazionale e larticolazione di diverse realtà locali. Questo, credo, è un modo di essere unità dItalia, dove il giornale è come il paese. Cogliere le differenze e i punti di debolezza è essenziale: questo è il senso di un giornale. Non solo la rappresentazione della vita di un paese, ma uno dei protagonisti di questa vita. E, quando è necessario, qualcosa che provi a difenderne la democrazia».