Dopo Gabriella Belli, direttrice del Mart e presidente dell'Amaci (Associazione musei arte contemporanea italiani), riprendiamo il dibattito sull'annunciato museo regionale, con Danilo Eccher, direttore del Macro di Roma. Struttura museale giovane che dispone di una collezione permanente di oltre tremila opere di artisti internazionali a partire dagli anni '60, frutto di oltre cinquant'anni di una politica di acquisizione istituzionale. Museo-cantiere (come il MAXXI) che si sta imponendo come centro culturale dinamico, affiancando alla funzione tradizionale (nella sede principale, l'ex Birreria Peroni) un'indagine a tutto tondo sulle nuove sperimentazioni in ambito visivo (danza, video, computer art) nel complesso dell'ex Mattatotio. Partendo dall'esperienza del Macro, a Danilo Eccher chiediamo di illustrarci le linee guida fondamentali per la nascita di un nuovo museo. Quali dovrebbero essere gli elementi imprescindibili di un nuovo museo d'arte contemporanea in grado di creare interesse nel grande pubblico e di accedere ad un circuito culturale europeo? «Il progetto per un museo in una grande città del Sud va salutato con tutto l'entusiasmo possibile, anche perché rappresenta un tassello importante per la creazione di una "calamita" nel Sud-Europa, una possibile nuova meta per il pubblico dell'arte contemporanea, abituato a viaggiare. Un museo può essere uno straordinario veicolo di promozione del territorio, in particolar modo per Napoli, dotata di un tessuto per il contemporaneo estremamente vivo. In un contesto nazionale e internazionale che nel corso degli ultimi decenni ha registrato molte modifiche e un notevole sviluppo della museografia, è difficile individuare elementi universalmente validi». Trova idoneo l'inserimento nelle collezioni di un nucleo di opere che possa testimoniare le dinamiche artistiche internazionali registratesi a Napoli nel corso degli ultimi quarant'anni? «Oggi i musei d'arte contemporanea vivono in una dimensione internazionale da cui non si può prescindere. Un museo pubblico deve tener conto del territorio: degli artisti, della critica e delle principali energie culturali e imprenditoriali, come del grande pubblico. Deve puntare alla valorizzazione del patrimonio intellettuale locale, ma non per questo essere il museo degli artisti napoletani. Spetterà al direttore tracciare un programma idoneo alla storia e allo sviluppo della città, alla quale va sicuramente riconosciuto un ruolo nella museografia europea». Progetto architettonico, programmazione culturale e verifica di fattibilità economica non dovrebbero marciare paralleli? «Il progetto architettonico deve nascere in sintonia e a supporto del progetto culturale, che costituisce l'origine di una volontà nel costruire un museo. Su questo nasce il contenitore, a cominciare dalla suddivisione della metratura in base agli spazi specifici. La strategia politico-culturale e quella economica sono punti imprescindibili sui quali occorre creare consenso, e successivamente strutturare un percorso di monitoraggio della realtà». Quali dovrebbero essere le competenze di un direttore; e come affidare l'incarico, per chiamata diretta o per concorso? «La chiamata diretta è la formula più diffusa in tutto il mondo. Dirigere un museo richiede molta autonomia gestionale e quindi una notevole assunzione di responsabilità del tutto improbabile nel caso in cui a mancare sono le competenze specifiche. Un direttore dunque deve avere un profilo manageriale, ma anche disporre di capacità coordinative indispensabili per creare un team». Si riferisce ai curatori, professionalità quanto mai indispensabili in anni di globalizzazione: come individuarli e di quali competenze devono disporre? «I musei richiedono sempre più un lavoro di équipe, quindi i curatori rientrano a pieno titolo nella programmazione museale. Noi li abbiamo individuati secondo competenze specifiche: uno per la videoteca, uno storico dell'arte per la collezione permanente, e alcuni indipendent curators, i nostri sismografi in ambito europeo. Questo è il gruppo interno, ma ci avvaliamo anche degli apporti esterni, sia per le mostre che per altre attività».
Parla il capo del Macro di Roma, sede modello di sperimentazione e meta di viaggiatori
Il direttore del Macro di Roma, Danilo Eccher, è stato intervistato sul progetto di un nuovo museo regionale a Napoli. Eccher sostiene che il museo dovrebbe avere una collezione permanente di oltre tremila opere di artisti internazionali e che la sua struttura museale dovrebbe essere giovane e dinamica. Il direttore sottolinea l'importanza di creare un progetto culturale che valorizzi il patrimonio intellettuale locale, ma non limitarsi a mostrare solo gli artisti napoletani. Eccher anche sottolinea l'importanza di una strategia politico-culturale e economica coerente, nonché la necessità di creare un team di curatori con competenze specifiche.
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