Caso Resca Chiesti chiarimenti al ministero dei Beni culturali I giudici esprimono dubbi sulla nuova Direzione generale e sulle sue competenze. La tutela di unopera, sottolineano, deve prevalere sulla sua valorizzazione ROMA Si fa accidentato il cammino di Mario Resca verso la direzione generale della valorizzazione di musei e opere darte. Il Consiglio di Stato non ha espresso una bocciatura secca del provvedimento con il quale il ministero istituisce la nuova struttura che lui, dopo aver diretto McDonalds, dovrebbe guidare. Ma poco ci manca. In sostanza Sandro Bondi e i suoi tecnici devono rimettere mano al testo e riscriverlo. Due sono i dubbi fondamentali espressi dai giudici - dubbi che li portano a scrivere, nelle ultime righe della sentenza, di aver sospeso «lespressione del parere in attesa che lAmministrazione fornisca i chiarimenti e le spiegazioni richieste». Il primo riguarda leccessivo numero di uffici dirigenziali che in tempi di riduzione del bilancio si sarebbe dovuto comprimere e che non si comprime affatto con la creazione di una nuova struttura di vertice. Il problema è antico e non riguarda solo questo governo: il ministero dei Beni culturali ha ingrassato sempre di più il corpo burocratico romano a scapito delle strutture periferiche, le soprintendenze, lasciate spesso senza dirigenti oppure rette ad interim. Il secondo dubbio investe invece lintera manovra decisa da Bondi e contestata dalle associazioni di tutela e dal Consiglio superiore dei beni culturali, allora presieduto da Salvatore Settis. In sostanza, dicono i giudici amministrativi, le mansioni di Resca (o chi per lui) non hanno confini definiti e rischiano di invadere il campo delle altre direzioni generali. Non è, sottolineano i giudici, solo un problema di competenze burocratiche. Ma di sostanza. Per esempio, in fatto di prestiti di opere darte, oppure nel dichiarare il rilevante interesse culturale di una mostra o, ancora, per decidere se ci sono dei rischi per lesportazione di un bene, la nuova direzione generale potrebbe avere lultima parola dopo quella di chi dirige larcheologia o i beni artistici. I quali sono, però, i responsabili della tutela. E le esigenze di tutela, così come stabilisce il Codice dei Beni culturali, hanno la preminenza rispetto a quelle della valorizzazione. Con le nuove norme, dicono in sostanza i giudici, non è chiaro cosa accadrebbe se il nuovo direttore generale stabilisse che un tale quadro o una tale statua romana devono essere esposte a una mostra oltreoceano e il direttore generale dei beni artistici o di quelli architettonici dicesse di no, preoccupato per il loro stato di salute. Potrebbe darsi che prevalga il parere del primo. E dunque la tutela ne soffrirebbe. Per questo motivo, la norma va riscritta. Soddisfatte le associazioni di tutela, i sindacati e lex ministro Melandri. Il ministero è invece convinto che non si tratti di bocciatura. Il Consiglio di Stato, si legge in un comunicato, «non ha mai reso alcun parere negativo sul nuovo regolamento di organizzazione». Ma «ha solo chiesto, come sempre in queste circostanze, alcuni chiarimenti e spiegazioni cui il Ministero ha già risposto in vista del parere definitivo che verrà reso nei prossimi giorni».