«Quando qualcuno vi chiede un libro in prestito, dategli uno schiaffo». Lo proponeva Achille Campanile nel 1937. E aggiungeva: «Pensate che chi vi chiede un libro in prestito scrocca due volte: a danno vostro e a danno dell'auto-re, dell'editore, del libraio, del tipografo, del cartolaio e delle loro rispettive famiglie, alle quali invio un cordiale saluto». C'era, evidentemente, al di là di questa preoccupazione quella, più concreta, di non riavere il libro prestato: «Non prestate i libri: un libro prestato è un libro perduto». Ironizzava, esagerava, non immaginando che lo «schiaffo» da dare a chi osa chiedere un libro in prestito sarebbe stato adottato, come deterrente, dalle biblioteche in forma di ticket. Il fatto. La Comunità Europea ha rampognato Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo per non aver adottato la direttiva n. 100 del 1992 che imponeva alle biblioteche pubbliche di concedere il prestito solo a pagamento, per quanto contenuto e in una misura che non è stata ancora definita. Notizia degna della rubrica della Settimana Enigmistica «Strano, ma vero». La Comunità Europea aveva previsto che gli stati membri potessero «esonerare alcune categorie di istituzioni dal pagamento della remunerazione». Poi c'è stato il ripensamento per l'eccessiva larghezza di vedute nell'applicazione dell'esonero di questi sei Stati, e sono partite le lettere di costituzione in mora per mancato adempimento. Le reazioni. «Allucinante, ma vero» è il commento dell'Intesa Consumatori che riunisce Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc sottolineando: «Non è questa l'Europa che avevamo sognato: da una parte si sprecano fiumi di parole sull'educazione, sull'accesso alla cultura per tutti, dall'altro si sbarra la strada a chi non ha i mezzi per comprare libri». Tra gli altri si sono mobilitati l'Associazione Italiana Biblioteche e la biblioteca di Cologno Monzese, dalla quale è partita una campagna contro il prestito a pagamento con lo slogan «Non pago di leggere». Nei forum in Internet si discute della cosa, con la popolazione dei bibliotecari tutta contraria al ticket e si dibatte molto su un tema: la cultura e l'educazione possono essere ancora gratuite? Un bel passo indietro, non c'è che dire, da quando nel Seicento Gabriel Naudè indicava la ragion d'essere delle biblioteche nel disegno di «consacrarne l'uso al pubblico senza mai negare la comunicazione al più umile degli uomini» e dopo gli sforzi compiuti spesso da nobili illuminati e da prelati generosi per destinare le loro collezioni alla «pubblica utilità», o dai vari operatori per promuovere la lettura! Ci lascia per la verità un po' perplessi il fatto che la Comunità Europea piuttosto che prendere atto che esistono nel suo territorio diverse tradizioni culturali da salvaguardare, e da promuovere, le scavalchi forzatamente, imponendo modelli globalizzanti. Ma immaginiamo per un attimo l'adozione di questo ticket; un lettore puntiglioso potrebbe eccepire che nulla cambia rispetto alla royalty da corrispondere all'autore se legge un libro nella poltrona di casa o sul tavolo della biblioteca. Si potrebbe far pagare anche la lettura in biblioteca. Un lettore ancor più puntiglioso potrebbe chiedere se il ticket da pagare deve essere commisurato al tempo in cui il libro è in prestito e ai giorni che lo ha tenuto in lettura in biblioteca. Certo i tavoli delle biblioteche potrebbero essere dotati di un tassametro o di un contapagine automatico: tanto hai letto, tanto paghi. E perchè allora far leggere gratis i manoscritti e i libri antichi, danneggiando il mercato dei librai antiquari, che hanno anche loro famiglia (per citare ancora Campanile)? Si potrebbe dire che siamo prossimi alla follia se non fossimo, invece, sull'orlo assai più pericoloso del ridicolo.