Sequestrati gli atti delle concessioni Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti gli adempimenti relativi ai chioschi, ai ristoranti e alla caffetteria Pompei senza pace. In attesa che si insedi il nuovo gommissario governativo, Marcello Fiori, uno dei collaboratori più autorevoli del sottosegretario Bertolaso, che ha avvicendato l'ex prefetto Renato Profili, il sito archeologico più famoso e più tormentato del mondo viene (ri)sbattuto in prima pagina. La notizia è di ieri: la Guardia di Finanza ha sequestrato gli atti delle concessioni relative alle aree di massimo interesse commerciale all'interno degli Scavi. Un'ispezione capillare durata circa quattro ore, non una visita di cortesia: gli ispettori, in borghese, sono arrivati l'altra mattina poco dopo mezzogiorno e hanno rovistato nelle «carte » degli uffici fino alle 16. Un blitz in piena regola, insomma, che non ha riguardato, a quanto è dato di sapere, i lavori di ristrutturazione, che continuano regolarmente. Sotto la lente d'ingrandimento, in pratica, sono finiti gli adempimenti relativi ai chioschi per la vendita di oggetti d'oro, di coralli e di libri, ma, soprattutto, ai ristoranti e alla caffetteria. Il giorno dopo il blitz, nessuno ha voglia di parlarne. Il soprintendente Pietro Guzzo, allorquando gli abbiamo chiesto dettagli sull'ispezione, ha risposto descrivendoci l'inaugurazione della lastra marmorea ritrovata qualche settimana fa ad Ercolano con quattro figure riunite intorno a Dioniso. Come a dire: preferisco intrattenervi sull'archeologia, non su altro. Per saperne di più abbiamo tentato di metterci in contatto con il commissario uscente e il subentrante, ma né Profili né Fiori, che si insedierà dopo l'avvio del termovalorizzatore di Acerra e la visita del premier Berlusconi, hanno fatto commenti. Mettendo insieme le indiscrezioni filtrate dagli uffici degli Scavi, però, è stato possibile ricostruire, almeno a grandi linee, il teorema dei sospetti degli 007 delle Fiamme Gialle. Innescati, come già abbiamo detto, dai ricorsi presentati nei confronti delle ditte o delle persone aggiudicatarie delle concessioni. La partita più grossa è quella relativa al ristorante «Internazionale» prospiciente «Casa Bacco» all'interno degli Scavi, dunque che è stato assegnato alla Società Autogrill Spa. La notizia fece scalpore anche perché per la prima volta un marchio della ristorazione, come dire, «veloce» entrava nel territorio pompeiano. La gara si concluse al terzo tentativo (all'inizio il canone richiesto dal commissario si aggirava sui 50 mila euro e venne ritenuto eccessivamente oneroso) e il 2 febbraio il prefetto Profili rese immediatamente noti i dati del contratto: 34 mila euro al mese a fronte di un importo minimo richiesto di 30 mila euro. L'evidenza data alla gara si giustifica anche con il clamore polemico suscitato dalla vicenda dello sfratto del vecchio proprietario del ristorante che aveva accumulato morosità rilevanti, si dice intorno ai due milioni di euro. Per avviare il rilancio di Pompei che era il senso della mission a lui affidata dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi Profili intervenne appena insediato: chiusura del locale e, successivamente, sequestro giudiziario. Il proprietario del ristorante, Giovanni Italiano, protestò avvalendosi di un agguerrito collegio di difesa del quale fa parte anche il sindaco di Pompei, D'Alessio, e la polemica s'inasprì. Una vicenda intricata, come si vede, che evidentemente ritorna di attualità per effetto dei ricorsi presentati. L'altro ristorante è quello all'interno della Casina dell'Aquila che, però, si trova in una zona più defilata e poco trafficata dalle guide che accompagnano i turisti nelle escursioni e finiscono per orientarne i comportamenti. Nelle intenzioni dello staff governativo, poi, c'è anche un terzo punto di ristoro nel tratto di via Plinio che da piazza Anfiteatro va all'interno della città. Dal dossier che riguarda i ristoranti, si passa poi a quello relativo alle tre concessioni per i chioschi, aggiudicate ad un imprenditore locale, Lino Amitrano, proprietario di un ristorante alla periferia di Pompei. Abbiamo proceduto sulla base di congetture, ma non dovremmo essere molto lontani dalla verità. Il blitz della Guardia di Finanza, innescato, lo ripetiamo, dai ricorsi degli esclusi, riguarda le procedure adottate e, quindi, per saperne di più sarà necessario attendere le valutazioni di merito che scaturiranno dall'inchiesta.