Il supermanager dei musei non convince il Consiglio di Stato. La nuova figura creata dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha competenze dai confini poco chiari, che rischiano di sovrapporsi a quelle degli altri alti dirigenti ministeriali. Il suo profilo hanno sottolineato i giudici della sezione per gli atti normativi, che hanno esaminato il nuovo regolamento di organizzazione dei Beni culturali è dunque da riscrivere. E questo perché i compiti a cui il titolare della futura direzione per la valorizzazione del patrimonio culturale (questo è il nome della nuova struttura) è chiamato hanno natura trasversale. La valorizza zione, infatti, è materia di competenza di diversi uffici romani del ministero, nonché delle direzioni regionali e delle singole soprintendenze. Per esempio ha spiegato il Consiglio di Stato (parere 51009) l'autorizzazione al prestito di opere per mostre o esposizioni (nonché l'assunzione in capo al ministero dei rischi a cui possono andare in contro quei beni), così come il riconoscimento di rilevante interesse culturale e scientifico di eventi e iniziative, sono competenze di ciascun direttore generale di settore (c'è quello per le antichità, quello per l'arte contemporanea, quello per le biblioteche e gli archivi). Da come è stato disegnato l'identikit del nuovo direttore della valorizzazione posto a cui Bondi ha già designato Mario Resca, ex presidente e amministratore delegato di McDonald's Italia e per ora superconsigliere del ministro i singoli direttori generali finiscono, invece, per essere subordinati alle sue decisioni. E così non pu andare: «L'ultima parola - scrivono i magistrati di Palazzo Spada deve sempre competere al direttore generale di settore cui lo stesso regolamento attribuisce il potere di autorizzazione». C'è poi da considerare che la valorizzazione del patrimonio deve accodarsi alle esigenze di tutela, perché così vuole il Codice dei beni culturali. Pertanto, se si dovesse verificare un conflitto tra «la tutela, a cui è dedicata una certa struttura amministrativa, e la valorizzazione, rientrante nelle competenze di altra struttura amministrativa, dovrebbe sempre prevalere la tutela e non la valorizzazione». Insomma, al futuro manager si diano poteri più definiti.