Domenica il Colosseo ha avuto un visitatore particolare, come in esplorazione: Guido Bertolaso. Il capo del dipartimento della Protezione civile nonché sottosegretario di Stato da oggi è il commissario che dovrà sovrintendere sovrintendenti e sovrintendenze per lo stesso anfiteatro Flavio, per l'archeologia di Roma e Ostia antica. Oggi pomeriggio il ministro per i beni culturali Sandro Bondi darà l'annuncio ufficiale di una notizia annunciata a fine gennaio che ha già scatenato proteste e appelli. Da parte degli archeologi e dal mondo dell'arte e di addetti ai lavori i quali vedono in questo arrivo un esautoramento, mascherato, dei compiti delle sovrintendenze, cioè di chi si occupa di tutela e si sente sempre più ai margini. Con Bertolaso collaborerà, sottoposto, un gruppo di lavoro. Che dopo le proteste ha escluso l'assessore comunale Corsini e inserito il sovrintendente ai beni archeologici dello Stato Angelo Bottini e docenti universitari. Quella di oggi potrebbe essere una delle ultime conferenze stampa di Bondi ministro del patrimonio artistico: ieri a Giuliano Ferrara a Radio24 ha ripetuto che «sta pensando» alla possibifità di lasciare e diventare coordinatore politico del Pdl. Intanto oggi il ministro presenta Bertolaso dopo aver incassato venerdì scorso il sì, purché mettesse limiti di tempo e modi d'intervento del neocommissario, del presidente della Regione Lazio Marrazzo. Del Pd, quando tra i tanti sono contrari la Cgil e la nuova responsabile della cultura del Pd Giovanna Melandri. Cos'è che deve aver convinto Marrazzo? L'11 marzo Bertolaso, in uno schema inviato alla Regione, parla di «grave situazione di pericolo nell'area archeologica di Roma e provincia»; scrive che «gli eventi climatici di natura eccezionale» del novembre e dicembre 2008 hanno aggravato l'avanzato dissesto» e «una rapida progressione dei rischi strutturali per l'intero patrimonio archeologico»; aggiunge che servono con urgenza «misure straordinarie per la messa in sicurezza e il consolidamento delle strutture»; infine «la straordinarietà della situazione» richiede «poteri in deroga alle normative vigenti». Un testo così mette i brividi. Perché paventa un interrogativo: o i rischi di crollo riguardano la parte del Palatino già chiusa, di cui i libri stessi parlano da tempo, oppure il rischio è più esteso e investe zone frequentate da noi umani? I turisti avrebbero passeggiato in posti dove qualcosa poteva cadere sulla loro testa? Se sì sarebbe da irresponsabili. Difficile crederlo. E allora si fa allarmismo? Il segretario della Uil beni culturali Cerasoli pone una domanda intrigante: «se proprio serviva un commissario, al quale siamo contrari, non potevano nominare Marchetti?». Sapete perché indica Marchetti? Vi diamo degli indizi: è ingegnere, quindi s'intende di strutture; è già commissario (della Domus Aurea e l'ha nominato la protezione civile); con l'allora direttore generale del ministero Mario Serio è stato commissario per ricostruire il patrimonio architettonico dell'Umbria terremotata nel 1997, cioè ha rimediato a crolli avvenuti, e anche robusti, non possibili ed eventuali. E i poteri speciali? Ebbene, Marchetti e Serio, nel dopo terremoto, li ebbero. Ed erano parte del ministero stesso.
ROMA IL giorno del Commissario. Primo atto: allarme frane
Oggi il ministro per i beni culturali Sandro Bondi ha presentato Guido Bertolaso, capo del dipartimento della Protezione civile e sottosegretario di Stato, come commissario per lo sfruttamento e la tutela del Colosseo e di altre aree archeologiche di Roma e Ostia antica. La nomina è stata annunciata a fine gennaio e ha scatenato proteste e appelli da parte degli archeologi e del mondo dell'arte. Bertolaso collaborerà con un gruppo di lavoro che include il sovrintendente ai beni archeologici dello Stato Angelo Bottini e docenti universitari.
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