Il museo è in crisi, viva il museo. E questo il messaggio che arriva dall'isola felice di Cortona, dove il nuovo allestimento delle collezioni cittadine oltre che di tutte le acquisizioni provenienti dagli scavi più recenti e dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana nel Maec, museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona, naviga col vento in poppa. Non solo è un ammirevole esempio di operosa concordia tra istituzioni diverse, ma cresce costantemente nell'attenzione del pubblico, il 20 per cento del quale costituito da scolari e studenti. Una realtà in controtendenza, dunque, rispetto alla crisi dei musei in generale. E proprio per questo il Maec ha deciso di guardare avanti, organizzando ieri al Centro Convegni Sant'Agostino una giornata di studio su «Antichità e futuro - La comunicazione archeologica». Quale possa essere il futuro della nuova istituzione cortonese lo ha detto molto chiaramente il professor Mario Torelli dell'Università di Perugia, che è poi lo studioso che ne ha elaborato fin dalla metà degli anni Novanta il progetto scientifico: il futuro del museo è legato alla sua capacità di diventare centro di discussione scientifica e di trasmissione del sapere. Un motore di ricerca, dunque, e poi di comunicazione. Che è di per sé un processo molto complesso e non riducibile a semplici interventi di generica informazione, come ha detto analizzandone le dinamiche Maurizio Cecconi, amministratore delegato di Villaggio Globale International, società che si occupa della creazione, organizzazione e gestione di grandi eventi culturali. Il messaggio' della comunicazione di un museo, come di una mostra, deve toccare l'immaginario collettivo. E, anzi, andare ancora oltre, ha poi incalzato il professor Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, nelle sue conclusioni. Il museo è un'istituzione relativamente recente: per millenni non è esistito, oggi c'è, domani potrebbe non esserci più. La sua esistenza è legata al fatto di essere legato alla società civile: se non sarà luogo di autocoscienza culturale e civile, morirà. E si tornerà alle collezioni private. È in questa prospettiva che Settis ha criticato duramente molte concezioni di un diffuso pensiero sui Beni culturali: dalla «sindrome di Bilbao» (prevaricazione del contenitore sul contenuto: non c'è niente, ma l'edificio si fa guardare) al «mostrismo» (prevaricazione dell'effimero sul permanente: le mostre vanno fatte sì, ma finalizzandole a un acquisto effettivo di conoscenza), fino alla prevaricazione della partita doppia', con il dominio dei numeri, dei conti e dei visitatori. Come se i musei, ha detto Settis, potessero generare profitto. Corollari di tali impostazioni sono, ad esempio, la proposta di mandare i Bronzi di Riace al G8 («come se Obama non sapesse che l'Italia ha un grande patrimonio artistico») ma anche l'ipotesi di mandare ad Abu Dhabi opere degli Uffizi, per le quali fin dal 1602 il Consiglio dei Quarantotto dispose che «non vadino mai fuori, a effetto che la città di Firenze non ne perda l'ornamento e la reputazione».
Un futuro da museo Settis: Quanti errori da Bilbao ai Bronzi del G8...
Il Museo Archeologico Etrusco di Cortona (Maec) è in crisi, ma il nuovo allestimento delle collezioni e le acquisizioni recenti stanno aumentando l'attenzione del pubblico. Il Maec è un esempio di concordia tra istituzioni diverse e cresce costantemente nell'attenzione del pubblico, con il 20% dei visitatori scolari e studenti. Il Maec ha deciso di organizzare una giornata di studio su "Antichità e futuro - La comunicazione archeologica" per discutere il futuro della nuova istituzione. Il professor Mario Torelli ha detto che il futuro del museo è legato alla sua capacità di diventare centro di discussione scientifica e di trasmissione del sapere.
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